La mafia si combatte con la cultura, convegno sulla legalità in villa comunale a Cassino

30 maggio 2012 0 Di redazione

«Tra due, tre generazioni avremo una generazione di filosofi e i filosofi, come diceva Platone, non delinquono». Scuote il pubblico Otello Lupacchini, magistrato della Corte d’appello di Roma, lo fa proponendo di investire di meno, anzi nulla, in diritto penale e carceri e utilizzare questi fondi per l’istruzione.

Così, stamattina, durante il convegno “Cultura della legalità, vent’anni di attesa”, che ha avuto luogo nella villa comunale di Cassino, per la prima delle due giornate della Festa della legalità, il penultimo oratore ha dato il suo contributo all’immaginario filo rosso che ha finito per unire tutti gli interventi: l’individuazione delle motivazioni dell’attività criminale e le strategie per combatterla.
Ovviamente nelle parole di Lupacchini vi è una critica al sistema attuale e alle sue disfunzioni interne, ma è chiaro che investire nell’istruzione è più di una provocazione, è un’idea vera e propria che sfonda una porta aperta nell’intervento di don Manganiello, il “prete di Scampia”. Per quest’ultimo lo stato continua a sbagliare a Scampia perché non investe nella creazione di posti di lavoro, come nelle attività artigianali, per esempio.

«La camorra ha preso piede per la disperazione della gente – dice Manganiello ed emblematico è l’interrogativo che pone alla platea. Come mai, dopo che è ormai chiaro a tutti che la carriera camorristica non può durare più di dieci anni, e finisce con la morte o la galera, molti giovani continuano ad intraprenderla? «Perché la loro esistenza, già da ragazzi, è stata considerata un’esistenza senza valore»: la risposta intrisa di rammarico.

E’ un problema di mentalità, ma lo è anche di “opportunità” (nel senso di esigenza). Critico a tal proposito Maurizio Cerino de “Il Mattino” di Napoli, che ha moderato l’evento insieme a Billy Nuzzolillo di “Sannioespress.it”. L’esempio del costo delle assicurazioni a Napoli calza a pennello per descrivere una realtà in cui passare per l’illegalità diventa più semplice e meno costoso. E se la giustificazione dei costi elevati delle polizze è che Napoli è piena di truffatori, Cerino si domanda, non costano molto di più agli assicuratori le stragi del sabato sera che avvengono in tutt’Italia?
Le voci del convegno hanno di fatto dato vita a diversi aspetti del problema e a diversi modi di interpretarlo. Aveva esordito il questore di Frosinone Giuseppe De Matteis, che dopo aver citato alcuni passi da “Io speriamo che me la cavo – Sessanta temi di bambini napoletani”, per evidenziare problemi di vecchia data, aveva subito posto l’accento, attualizzando, sulla ricostruzione che avviene dopo i terremoti da parte di ditte camorristiche create ad hoc.

«Siamo sempre un passo indietro – ha detto il comandate provinciale dei Carabinieri Antonio Menga per indicare non una mancanza, ma una necessità dettata dal dover studiare quello che i criminali fanno, dal doversi informare, dal dover capire… Una sorta di rincorsa continua in un gioco di guardie e ladri, che gioco non è. E Menga puntualizza: «Anche se non ci sono i morti (per mafia – ndr) non significa che non dobbiamo continuare l’attività investigativa».
L’informazione torna sovrana e, convinto assertore della necessità che i cittadini “ci aiutino ad aiutarli”, parafrasando l’espressione usata dal comandante, Menga si fa promotore di alcuni vademecum, realizzati dai Carabinieri, per un cittadino più sicuro ed informato.
Tornando all’aspetto economico, non potevano che essere le Fiamme Gialle a parlare della concorrenza scorretta che la criminalità mette in piedi e di riciclaggio. In particolare Antonio De Luca, che ha fatto le veci del comandante Piccinini, ha raccontato di come il volume di affari esagerato, individuato in alcuni esercizi commerciali che hanno una clientela decisamente minore, serva a mettere in atto operazioni illecite.
Sergio Procacci
foto Alberto ceccon