Padre Pio, un Santo con la divisa dell’Esercito Italiano

14 maggio 2012 0 Di redazione

Era il 16 aprile 1907 quando un giovanotto, insieme a tanti coetanei, varcò i cancelli della caserma del distretto militare di Caserta. Doveva sostenere la visita medica per il servizio militare e venne giudicato perfettamente idoneo e classificato come di prima categoria. Nessuno poteva immaginare che quel ragazzo, che all’epoca si chiamava Francesco Forgione, sarebbe diventato Padre Pio, il Santo più amato dagli italiani.

E’ un ricordo, quello, che l’Esercito conserva gelosamente e con orgoglio, rivissuto ultimamente con una cerimonia durante la quale la copia autentica del Foglio Matricolare del “Santo soldato” è stata consegnata al reverendo Padre Marciano, guardiano del convento “Padre Pio” di Pietrelcina.
Erano altri tempi quelli; c’era il Re e non c’era ancora il Concordato tra Stato e Chiesa per cui, il 20enne Forgione (classe 1887), seppure seminarista, da italiano era obbligato a prestare servizio di leva nell’Esercito. Proprio perché seminarista, venne lasciato in riserva, ma 8 anni dopo, il 6 novembre del 1915, quando l’Italia entrò a far parte dei belligeranti nella Prima Guerra Mondiale, il Paese chiamò tutti gli uomini idonei alle armi e, il giovane Forgione, non fu esentato. Fu assegnato al 47° Reggimento fanteria di Stanza a Foggia e dopo un mese fu mandato alla decima Compagnia Sanità a Napoli. La malattia, però, aveva già minato il suo fisico e per la broncopolmonite visse lunghi periodi di convalescenza che alternava ad altrettanti lunghi periodi di servizio attivo sempre a Napoli. Non ha mai visto, quindi, il fronte ma è stato soldato a tutti gli effetti fino al 5 marzo del 1918 quando, venne sottoposto ad una visita medica e venne riformato dall’Ospedale Militare di Napoli per “bronco alveolite doppia”. A luglio dello stesso anno venne posto in congedo con il giudizio che recitava “ha tenuto buona condotta e ha servito con fedeltà ed onore”.

Tutti dettagli contenuti sull’esclusivo documento che il colonnello Luciano Iannetta, 58 anni, da sei al comando del centro documentale di Caserta ex distretto militare, ha consegnato in una cerimonia ufficiale al prelato, erede spirituale di San Pio, facendo conoscere così, una parentesi della vita del Santo di Pietrelcina che in pochi conoscevano. Il Distretto Militare di Caserta è custode e memoria storica del territorio che comprende le province di Caserta, Benevento, Isernia e Campobasso e oltre alla documentazione del soldato Forgione, conserva la documentazione di quanti vennero chiamati a svolgere il servizio militare dal 1970 ad oggi. “Quel documento – ha detto il colonnello Iannetta nel corso della cerimonia, non rappresenta solamente un foglio ma qualcosa di più che ci fa sentire eredi e testimoni di un periodo e di un momento significativo della vita del Santo. E’ un vanto indossare questa divisa – ha aggiunto nell’occasione l’ufficiale – che un tempo è stata indossata dal San Pio e confessiamo che in ogni ufficio della nostra caserma c’è una foto di Padre Pio perché, se è vero che siamo militari, è altrettanto vero che siamo comunque uomini con le nostre devozioni. Io stesso, sul muro del mio ufficio ho una immagine del Santo che contemplo ogni mattina. Del resto – continua il colonnello Iannetta – leggendo le considerazioni sul suo comportamento disciplinare nel foglio Matricolare si capisce che San Pio è stato da militare una persona che ha fatto del sacrificio e della disponibilità la propria ragione di vita, dove la sua essenza di persona e di religioso ha fatto, della motivazione di servizio, la sua arma vincente e proprio per questo può essere considerato anche lui un ‘Comandante’ nel senso più nobile del termine”.

Una iniziativa, quella intrapresa dall’Esercito, che punta ad aprirsi alla società con un approccio diverso da quello vecchio che lo voleva chiuso in se stesso. Padre Pio, e soprattutto i suoi insegnamenti del resto, sono patrimonio di tutti ed è in quest’ottica che si punta a condividerli. Aver riconosciuto, anche se dopo così tanti anni, la presenza tra le proprie fila di un uomo divenuto Santo, e averne fatto motivo di orgoglio, è un valore che avvicina, anzi, unisce definitivamente il mondo militare a quello della società civile.
Ermanno Amedei
Foto Alberto Ceccon