Giù le mani dal tfr, 6 milioni di lavoratori caduti nella trappola

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6 Risposte

  1. a parte il fatto che non sono 6 milioni gli iscritti che hanno conferito il TFR ai fondi pensione in quanto ci sono anche lavoratori autonomi, liberi professionisti, ecc che il TFR non sanno neanche cosa sia, siccome non credo si possa negare razionalmente la necessità di integrazione alla pensione futura mi piacerebbe conoscere quale possa essere l'alternativa al problema, quale strumento possa garantire trasparenze e rispetto verso il cliente?

    • Alberto Del Grosso ha detto:

      La garanzia innanzitutto arriva dalla Covip che è l'organo di vigilanza statale dei fondi pensione. L'ambito d'investimento di un fondo pensione nella formula più trasparente possibile segue le tre linee di investimento che il cliente può scegliere tra prudenziale (che personalemente prediligo sempre) dove vi è la garanzia del capitale compreso il rendimento minimo, bilanciato dove vi è la garanzia del capitale e aggressivo dove vi è la possibilità di elevati rendimenti nel futuro, ma senza garanzia di sorta. Ovviamente nell'arco temporale è possibile passare da una linea ad un'altra. A questo bisogna aggiungere che i patrimoni delle compagnie per legge sono separati contabilmente da quelli degli assicurati onde evitare ripercurssioni finanziare a carico dei risparmisatori, per cui eventuali creditori delle compagnie in caso di sciagure non possono aggredire mai il patrimonio separto dei fondi pensione.

    • Quello che, mi pare, sia in discussione non è la sicurezza in caso di "sciagura della Compagnia" quanto piuttosto che la gestione del risparmio previdenziale non abbia un ritorno economico a vantaggio solo del gestore! Le linee cosiddette garantite lo sono solo sul netto investito e purtroppo i costi a carico degli strumenti previdenziali ,spesso davvero esagerati, erodono il rendimento garantito. Questo è il vero problema, ma di certo non si può mettere in discussione l'utilità degli strumenti previdenziali, in caso contrario, lo ripeto, chi critica deve anche proporre una valida alternativa. Dunque ben vengano gli strumenti di integrazione previdenziale ma si diano una mossa gli organi preposti (leggi ISVAP, COVIP, Banca d'Italia, ecc.) a giustificare finalmente la loro esistenza.

    • Alberto Del Grosso ha detto:

      Il problema dei costi è generale e comunque riguarda qualsiasi forma di servizio in qualunque settore esso sia, per cui i costi comunque ci sono. Premesso che in Italia in campo assicurativo sia per il vita che per il danni siamo abbastanza indietro, culturalmente parlando, è anche vero che ci sono forme di risparmio davvero onerose, ma l'offerta oggi è anche abbastanza ampia e comunque tale da permettere al risparmiatore la scelta più adatta alle proprie esigenze e con le persone (anche se ahimè a volte non accade) che fanno il lavoro vero del consulente.

  2. Giuseppe ha detto:

    a parte il fatto che non sono 6 milioni gli iscritti che hanno conferito il TFR ai fondi pensione in quanto ci sono anche lavoratori autonomi, liberi professionisti, ecc che il TFR non sanno neanche cosa sia, siccome non credo si possa negare razionalmente la necessità di integrazione alla pensione futura mi piacerebbe conoscere quale possa essere l’alternativa al problema, quale strumento possa garantire trasparenze e rispetto verso il cliente?

  3. Danilo Furielli ha detto:

    L'articolo dimostra, purtroppo, l'ignoranza e la mancanza di consapevolezza che pervadono la previdenza complementare. Bello sarebbe usare meno demagogia e maggior razionalità su un tema che investe milioni di lavoratori!

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