Giorno: 26 agosto 2012

26 agosto 2012 0

Dramma sulla Fondovalle del Sangro, muore un farmacista

Di redazione

È deceduto l’uomo rimasto ferito a Cupello nell’incidente avvenuto sulla superstrada Fondovalle del Sangro. Carlo Matera aveva 58 anni e gestiva una farmacia a Trivento e da lì, in sella ad una moto di grossa cilindrata, si stava dirigendo verso la costa quando si è scontrato con un’auto. L’uomo è morto dopo i primi soccorsi?

26 agosto 2012 0

Incidente sulla strada statale 650 “Fondovalle Trigno”, chiuso il tratto tra San Salvo Est e lo svincolo di Vasto Sud-A14

Di admin

L’Anas comunica che è provvisoriamente chiuso il tratto della strada statale 650 “Fondovalle Trigno” tra San Salvo Est e lo svincolo di Vasto Sud-A14 Bologna/Taranto, in entrambe le direzioni, a causa di un incidente avvenuto al km 72.000 nel comune di Cupello (Chieti).

Nel sinistro, le cui cause sono in corso di accertamento, una persona è rimasta ferita.

Sul posto sono presenti i Carabinieri e una squadra dell’Anas per consentire i rilievi del caso, gestire le deviazioni e ripristinare al più presto possibile le normali condizioni di viabilità.

26 agosto 2012 0

Bambini a rischio infezioni cutanee da “impetigine”. Segnalati diversi casi

Di admin

Sono molteplici le segnalazioni pervenute allo “Sportello dei Diritti” in merito a diversi casi di infezioni cutanee contratte da bambini e adulti villeggianti nelle zone balneari. Non si tratta di epidemie o di fatti solo e sempre connessi all’inquinamento delle acque marine, alla scarsa pulizia delle spiagge o ancor peggio di quella personale, fattori comunque determinanti per l’insorgere ed il diffondersi di tali fastidiosi problemi, ma il più delle volte, per quanto é dato sapere da chi ci ha provveduto a segnalare i casi, di “impetigine”. Queste patologie dell’epidermide che colpiscono soprattutto la cute più delicata come quella dei bambini, sono ormai un leit motiv dei piccoli rischi connessi alle vacanze al mare.

L’ impetigine si manifesta con arrossamenti, bollicine o vescichette che si formano sulle zone scoperte del corpo (viso, braccia, gambe) ma anche sul tronco, per esempio nei casi in cui si sta troppo in costume da bagno. É una infezione batterica molto contagiosa, facile da contrarre sulla spiaggia a causa della folla e della presenza di fattori inquinanti sia della sabbia che delle acque marine, e anche se non è una patologia grave va affrontata con l’aiuto competente di un medico e mai con “il fai da te” o con cremine passate dalla vicina di ombrellone. Solo gli esperti possono consigliare i farmaci adatti e, se è il caso, gli antibiotici. Per prevenire l’impetigine sono sufficienti le regole più elementari dell’igiene: sciacquarsi e far la doccia spesso, soprattutto farla dopo essere usciti dal mare. Evitare di grattarsi troppo, se punti da un insetto, per non lasciare la pelle ferita scoperta e buona preda dell’attacco batterico. Infine, non finiremo mai di ripetere di essere attenti a stare troppo al sole.

Stare esposti nelle fasce orarie più calde o comunque per molto tempo é sempre dannoso, indipendentemente dagli effetti immediati e dall’età anche se i più piccoli sono ancora più a rischio, ma in caso di attacco batterico la pelle già infiammata è un accesso “comodo” all’organismo.

L’ampia diffusione dei contagi specie nei periodi clou delle ferie agostane ha indotto Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” ad allertare e far ricordare le semplici regole su descritte a chi si reca in vacanza presso le località balneari nostrane che in questi ultimi giorni di agosto dopo aver subito le ondate di turisti dei giorni scorsi non sempre presentano sufficienti livelli di pulizia per non dire che sono oggettivamente sporche.

Ma é sempre giusto far presente che fenomeni di tal tipo, specie quando raggiungono ampia diffusione non dipendono solo dalle accortezze che utilizzano i vacanzieri.

Pertanto, é corretto ricordare ai Sindaci, in quanto anche Autorità Sanitaria e all’ASL per quanto di competenza di voler adottare tutti quei provvedimenti consequenziali atti a garantire l’

igiene delle spiagge che sono sotto la loro custodia al fine di prendere le opportune misure di profilassi per evitare la diffusione dei contagi.

26 agosto 2012 0

Il ponte del… nulla, da 50 anni mostro ambientale a Bomba. Il sindaco: “Permetteteci di installarci pannelli solari”

Di redazione

Un monumento allo spreco o un oltraggio all’ambiente. Il viadotto che avrebbe dovuto permettere alla strada statale 652 di “saltare” il fosso Maurino a Bomba, da quasi 50 anni resta lì, come due enormi trampolini in cemento posti uno di fronte all’altro. “Bisogna fare qualcosa per cancellare quella bruttura dal nostro territorio, o quantomeno renderlo produttivo”. A sostenere con forza questo convincimento è Donato Di Santo, primo cittadino di Bomba che in una intervista rilasciata al settimanale Stop ha portato alla ribalta nazionale una situazione che ancora oggi sconvolge. Si, perchè è sconvolgente guardare in uno scenario mozzafiato, fatto di vegetazione, montagne, dirupi e il lago, il ponte che comincia da destra, da sinistra, ma che non si incontra al centro.

Era il 1964 quando nella zona si stava costruendo l’importante arteria stradale che oggi è nota come fondovalle del Sangro. Si trattò quindi di decidere come “saltare” i circa mille metri di fosso ad una altezza massima di una ottantina di metri. L’ingegnere responsabile dei lavori, nonostante la zona franosa, decise di portare avanti il suo progetto di viadotto sorretto da colonne ancorate al suolo da una profonda palificazione.

Così il ponte venne costruito ma, una volta ultimato, prima ancora che una sola auto potesse transitarvi, ci si accorse che le colonne centrali sprofondavano, e quindi fu necessario abbatterle e con esse anche un centinaio di metri di viadotto. Da allora le cose sono rimaste così come sono oggi. Una strada tortuosa e pericolosa aggira la mega struttura inutile, e non si sono trovati neanche i soldi per abbatterlo. Se non lo hanno fatto in tanti anni, figuriamoci se lo si può pensare oggi con la crisi che morde le tasche di ogni amministrazione. Il sindaco Di Santo però non ci sta e da quando si è insediato nel 2009. Sta portando avanti un suo progetto. “Innanzitutto ho presentato alcuni quesiti alla Regione Abruzzo per capire chi ha competenze su quella struttura”.

Il ponte, infatti, realizzato su commissione della Cassa del Mezzogiorno, se fosse stato ultimato, sarebbe stato dato in gestione all’Anas come tutto il resto della strada. “Oggi – dice il sindaco – non sappiamo neanche chi ne è proprietario”. Stabilito questo aspetto, Di santo, intuendo l’impossibilità di abbatterlo, chiede almeno che possa essere usato perchè il territorio potesse trarne beneficio e pensa ad una centrale di produzione di energia elettrica tramite il fotovoltaico. Propone, insomma, di coprire l’asfalto mai calpestato da pneumatici, con pannelli solari anche perchè l’esposizione è ideale. Chissà se oltre al danno che gli abitanti di Bomba hanno dovuto subire per quello scempio, saranno anche beffati con un no all’ambizioso progetto. Ermanno Amedei

26 agosto 2012 0

Il Comune deve risarcire i danni causati alla macchina in caso di allagamento della strada se l’amministrazione non ha provveduto al sistema di deflusso dell’acqua

Di admin

Quante auto sono rimaste impantanate a causa dell’acqua piovana cadute nelle vie della propria città? Tante, certamente tante, quelle che hanno riportato danni rilevanti ed in alcuni casi la morte dei trasportati a bordo? Ma a seguito della sentenza Corte d’Appello di Lecce sezione distaccata di Taranto del 4 giugno 2012, i comuni dovranno stare molto più attenti e provvedere ad installare sistemi adeguati per il deflusso e l’aspirazione delle acque se non vorranno riportare condanne pesanti come quella a carico del Comune di Castellaneta nel caso in questione.

Secondo quanto deciso dalla corte collegiale che ha riformato la sentenza di primo grado che aveva visto soccombente una società proprietaria di un furgone che si era letteralmente impantanato sotto un cavalcavia a seguito di un forte temporale che aveva allagato la sede stradale, il comune deve risarcire i danni subiti dal proprietario dell’autovettura che a causa dell’allagamento della strada s’impantana con il mezzo. Sostengono i giudici sulla scia della più recente giurisprudenza di legittimità, che l’ente locale risponde dei tratti dove sussiste una concreta possibilità di esercitare controllo e vigilanza in quanto la responsabilità per i danni provocati da cose in custodia che trova fondamento nell’art. 2051 del codice civile é applicabile anche ai beni demaniali; a ciò discende che, affinché la P.A. possa essere considerata esente da responsabilità per i danni causati da tali beni, occorre avere riguardo non tanto alla loro estensione, quanto alla concreta possibilità di esercitare un potere di controllo e di vigilanza su di essi, da valutarsi caso per caso.

Nel caso in questione la Corte di Appello di Taranto, ha stabilito che la società proprietaria del furgone ha diritto al risarcimento dei danni meccanici subiti dallo stesso a seguito dell’allagamento del sottopassaggio ferroviario di pertinenza comunale, osservando che la limitata estensione del piano sottostante al cavalcavia e la ubicazione dello stesso, collocato nelle vicinanze del centro cittadino del comune del tarantino, avrebbe dovuto prevedere un sistema di deflusso e di aspirazione dell’acqua sempre funzionante, in modo da evitare situazioni di pericolo per gli utenti della strada. Ne è conseguita anche la condanna alle spese del doppio grado di giudizio.

Casi simili sono affrontati da anni dallo “Sportello dei Diritti” di cui Giovanni D’Agata è fondatore, che invita gli automobilisti a provvedere ad effettuare le richieste risarcitorie del caso ricordano che il termine di prescrizione per le azioni conseguenti è di cinque anni dal momento dell’evento.