Contro il mercato nero degli animali e per contribuire a risolvere la crisi Federfauna propone: “Rilanciare mercato legale”

13 settembre 2012 0 Di redazione

Per contrastare il mercato illegale degli animali e per dare un contributo allo Stato Federfauna propone di rilanciare il mercato legale. Il concetto è espresso nel comunicato che riceviamo e pubblichiamo.
“Senza ipotizzare tasse sulla proprieta’, se 1,5 milioni di animali ogni anno fossero “venduti” anziche’ ceduti/adottati, garantirebbero maggiore tracciabilita’ e renderebbero all’erario minimo 75milioni! Sostenere che “un animale non si vende” danneggia l’uomo e anche l’animale.
Il comparto dei prodotti per l’alimentazione e la cura degli animali domestici si dimostra ancora abbastanza in salute nonostante la crisi, e anche se i circa 100 negozi censiti da FederFauna hanno quasi tutti segnalato una generale diminuzione dei consumi da parte dei propri clienti fedeli e l’abbassamento della loro spesa media, questa sembra essere compensata da un certo numero di nuovi clienti. Infatti, nel 2011 Assalco comunicava un +2,2% per il pet food.
Il dato preoccupante e’ che l’aumento generale delle vendite di tali prodotti per animali, appare accompagnato da un calo notevole della vendita di animali (-30%).
In poche parole: si vendono piu’ cibo e prodotti per gli animali, ma non gli animali, i quali evidentemente arrivano a casa dei proprietari attraverso “altri” canali, molto spesso non cosi’ tracciabili e trasparenti.
Il fenomeno, che era gia’ stato evidenziato nel 2010 da un’indagine SWG condotta per AISAD Confesercenti, sui “Canali e modalita’ di acquisto degli animali domestici da compagnia”, si conferma aggravato da i dati raccolti da FederFauna nei mesi di luglio e agosto 2012, con piu’ di 100 interviste telefoniche a proprietari/gestori di negozi per animali e piu’ di 1000 a proprietari di pet.
Circa il 45% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver ricevuto in regalo il proprio animale e che quindi non sa da dove provenga e circa il 23% ha dichiarato di averlo adottato, ma solo meno del 30% da un canile. E non e’ chiaro nemmeno quante di queste adozioni siano avvenute a titolo oneroso (a fronte di una “donazione” o di un “rimborso spese”), ne’ quanto importi il giro d’affari, visto che pochissimi (circa il 20%) hanno dichiarato di avere o di non avere sborsato quattrini e molti, invece, hanno preferito non rispondere alla domanda.
Si conferma pero’ che solo meno del 20% dei proprietari italiani abbia acquisito il proprio animale attraverso un acquisto, ed anche in questa gia’ risicata percentuale sembra che oltre il 50% sia dato da acquisti presso privati, molte volte conosciuti attraverso internet, talvolta presso fiere e mercati, spesso e volentieri senza uno straccio di fattura o ricevuta fiscale. Esistono addirittura dei casi limite di cuccioli venduti on line da sedicenti allevatori amatoriali, ceduti senza alcuna documentazione fiscale.
Ma con tutto il gran parlare in questi anni di legalita’ nel settore degli animali domestici, perche’ aumenta il nero? “I motivi sono tanti – spiega Simone Pletto della Segreteria Nazionale di FederFauna e storico negoziante di Cervia e Milano Marittima – Un conto e’ parlare di legalita’ e un conto e’ perseguirla davvero, il che si otterrebbe solo rendendola quantomeno sostenibile, se non vantaggiosa. Una normativa del settore miope ed un’applicazione della stessa ancor piu’ miope che scoraggia l’impresa, contrae l’offerta, che viene quindi sostituita da un’offerta alternativa (il mercato nero) quando esiste una domanda. Sostenere che “un animale non si vende” danneggia l’uomo e anche l’animale, infatti, negli ultimi anni in Italia e’ successo questo: le stesse lobby che hanno avuto il merito di far accrescere la sensibilita’ verso gli animali e di far quindi aumentare la domanda, hanno avuto il demerito di contrastare a priori il mercato legale che definiscono non etico,
finendo di fatto per favorire quello illegale. Oggi molta gente si sente quasi in colpa a pagare dei soldi per comprare un cane, ma per nulla in colpa a donare dei soldi per adottarlo. E lo stesso vale per chi cede gli animale: si e’ creata l’idea che ci sia una certa superiorita’ morale nel dissociare il lavoro dal guadagno, per cui chi vende animali e’ un mostro da combattere e chi li cede a fronte di un rimborso spese e’ un santo da sostenere, poco importa se la vendita e’ fatturata e la cessione no. E cio’, appunto, va a danno proprio degli animali, oltre che del nostro lavoro. Noi in passato vendevamo moltissimi cuccioli di cane, ma anche pappagalli ed animali esotici. Poi, sempre meno e negli ultimi due anni e’ sempre maggiore il numero dei clienti che entrano ad acquistare cibo ed accessori, portando a guinzaglio un animale acquisito chissa’ dove e chissa’ come.”
FederFauna, che nel corso dell’anno ha gia’ inviato ai rappresentanti del Governo proposte per incentivare l’emersione delle attivita’ economiche sommerse connesse agli animali attraverso il rilancio del settore, alla luce di questi nuovi dati ribadisce le proprie posizioni, avvalorandole con un calcolo semplicissimo:
Le stime di Euromonitor parlano di quasi 15 milioni tra cani e gatti ospitati nelle famiglie italiane. Con una vita media di 10 anni, ogni anno devono essere acquisiti circa 1,5 milioni di animali solo per mantenere il numero attuale. Senza ipotizzare tasse sulla proprieta’ che molti cercherebbero di evadere, creando ancora maggior sommerso, se questi animali fossero regolarmente “venduti” anziche’ ceduti/adottati, non solo sarebbero tutti tracciabili, ma renderebbero all’erario ogni anno minimo 75milioni! (ipotizzando un forfait tra iva e tasse di soli 50 euro!)
Vogliamo continuare a dare ascolto agli animalisti?”