pubblicato il24 settembre 2012 alle 11:04

Febbre del Nilo, in Italia confermati 11 casi

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: 11 casi di febbre del Nilo Occidentale sono stati confermati in Italia nella stagione estiva 2012. Due nuovi sono stati registrati nella provincia di Oristano e nove nelle province di cui 8 a Venezia ed 1 a Treviso.
Nella l’UE durante la scorsa settimana sono stati confermati 27 nuovi casi di febbre del Nilo occidentale e 58 nel continente.
Tredici nuovi casi sono stati segnalati in Grecia dall’ Hellenic Centre for Disease Control and Prevention (KEELPNO), tutti i casi sono in zone già colpite e dove erano stati segnalati altri casi (Achaia 1, Chalkidiki 1, dramma 3, 1 Emazia, Kavala 1, Pella 1, Xanthi 5). Questi indici superano quasi di due volte i dati dell’anno scorso. Normalmente la malattia ha un decorso di media gravità clinica, ma ci sono stati decessi, come indicato nella valutazione del rischio ECDC pubblicata di recente sulla situazione epidemiologica della febbre del Nilo occidentale in Grecia.
In Ungheria, sono stati confermati due nuovi casi di febbre del Nilo occidentale e in Romania.
Nei paesi vicini, per la prima volta quest’anno è interessato anche il Kosovo che ha segnalato un probabile caso di febbre del Nilo occidentale, nella regione di Kosovski (Pristina). Trentuno nuovi casi sono stati registrati in Russia, 22 in Israele, tre in Tunisia e uno in Croazia.
A tale proposito Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” evidenzia che la malattia è soprattutto diffusa nella regione dei tropici e subtropici, ma con l’avvio del turismo di massa la febbre del Nilo Occidentale si registra un aumento dei casi. Secondo le previsioni degli epidemiologi, il riscaldamento del clima provocherà un notevole ampliamento dell’aerea d’infezione in Europa. La febbre del Nilo Occidentale o encefalite del Nilo Occidentale è una malattia virale non ancora ben studiata, diffusa con le zanzare e caratterizzata inoltre da febbre ed infiammazione della membrana del cervello.
Tra le categorie più a rischio vi sono persone di età superiore ai 50 e gli immunodepressi (ad esempio, i pazienti sottoposti a trapianto). Tenendo conto, quindi, che l’80% degli infettati con WNV sono asintomatici e meno di 1% presenta sintomi gravi come meningite o encefalite, gli operatori della sanità dovrebbero adottare strategie preventive per evitare la possibilità di epidemie durante i periodi più a rischio. A causa dell’indisponibilità di un vaccino contro l’infezione umana WNV, la prevenzione clinica svolge un ruolo fondamentale nel ridurre la possibilità di esiti gravi della malattia. la popolazione, soprattutto nelle zone colpite, dovrebbe essere informata circa le caratteristiche tipiche della malattia ed agire attraverso strategie di controllo già a partire dall’ambiente domestico.

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