Il pane sta per finire, di brioche neanche l’ombra ma la Casta continua ad ingrassare. Ad esempio la Regione Lazio

1 settembre 2012 2 Di redazione

“Maestà il popolo non ha il pane” e Maria Antonietta rispose “Diamogli le brioche” e scoppiò la famosa rivoluzione francese che portò a decapitare i nobili della corte di Luigi XVI. Ma siamo in Italia e certe cose non succedono (forse). Del resto dopo tagli alla sanità, pensioni rese irraggiungibili, tasse sulla prima casa, aumento dell’Iva, benzina alle stelle, tribunali chiusi, servizi pubblici inesistenti, la gente, invece di pensare a mandare tutto all’aria e ricominciare, sogna di lasciare l’Italia perché “qua non si può più vivere”. Magari l’Australia o il sud America. Nessuno pensa che sarebbe più giusto mandare in quei posti chi ci amministra; la Casta che, in questo spaccato terribile del nostro tempo, invece di pensare a diete, sfacciatamente continua ad ingrassare. Con un lavoro giornalistico encomiabile, il Corriere della Sera sta tirando fuori nomi e cifre spese a vantaggio degli amici della Casta alla Regione Lazio. Si scopre che la Regione spende, solamente per i fedeli collaboratori del presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese, circa 200 mila euro. Fedeli e amici considerando che molti di essi provengono dal cassinate o comunque dalla provincia di Frosinone dove il presidente ha fatto la sua fortuna politica. I nomi, leggendo il Corsera, sono quelli che nel cassinate, ben si conoscono: l’architetto Giancarlo Antonelli (15mila euro l’anno), l’avvocato Giuseppe Di Mascio (20 mila), Enzo Altobelli (15 mila), Rita Evangelista (18 mila), Marco Lavalle (25 mila), Ofelia Palombo (30 mila), Antonio Tiseo (15 mila). A tutto questo vanno aggiunti i soldi stanziati dal suo ufficio per le varie testate giornalistiche con la formula della promozione delle attività della Regione. Una opportunità che, data la crisi in cui versa anche il settore dell’editoria, ha spinto ogni testata giornalistica a presentare richiesta, ma solo una stretta cerchia ha potuto usufruirne. Anche in questo caso il Corsera è stato preciso nel raccontare che a chi e in che misura, i giornali sono stati aiutati. Soldi che comunque sono da refrigerio per un settore, viene da dire, quel che è poco chiaro è il criterio utilizzato per selezionare i giornali che hanno potuto usufruire del sostegno, cioè se faceva “punteggio” il numero dei giornalisti, quello dei lettori, l’anzianità di pubblicazione o se bastava semplicemente essere “amici” del Presidente. Del resto, non tutte le testate erano al corrente di una simile opportunità e trattandosi di soldi pubblici…
Ben inteso che, come più volte precisato dallo stesso Abbruzzese, nessuna legge è stata violata; significa che ci sono dei diritti acquisiti a cui il presidente ha attinto secondo la logica del “salti chi può”. Lo hanno fatto i suoi predecessori, nessun segno di discontinuità da Abbruzzese nonostante la crisi, speriamo i suoi successori si comportino differentemente anche perché il pane sta finendo e di brioche non se ne vedono.
Ermanno Amedei