pubblicato il30 settembre 2012 alle 00:06

L’abate Vittorelli a Montecassino per ordinare tre monaci, l’omelia della cerimonia

“Non posso iniziare questa omelia senza una riflessione insieme sul mio tempo e sul mio spazio dopo l’immenso patrimonio di messaggi, lettere, telefonate e preghiere che da tutto il mondo giungevano a me e a Montecassino come segno di un affetto che travalicava il tempo e lo spazio ma giungeva al cuore. Ogni volta che in un modo o nell’altro ne raggiungevo uno prendevo più forza e coraggio per essere più forte e per avere fiducia in Dio e prendevo con convinzione il mio oggi come l’oggi di Dio. Grazie per tutto questo, grazie per tutti voi che in un attimo mi avete reso padre, madre e fratello quando proprio ne avevo bisogno. Ringrazio uno per tutti: il Cardinale Martini che con uno slancio squisitamente paterno mi ha visitato a Brissago 27 giorni prima della sua morte; un incontro che ricorderò volentieri per l’amore che ha raccolto in un solo gesto, in un solo apparire per essere segno del Padre, per dire lui come tutti voi, Pietro ci siamo, sei con noi, non ti arrendere, non ti fermare. I sentimenti che vorrei esprimere sono qui eccessivi per dire a tutti e a ciascuno la mia gratitudine che però, state certi, avete ricambiata in preghiera per voi e per i vostri cari.
Scusatemi ancora un poco se dopo la Messa non mi avvicinerò per un saluto personale, ma sono ancora in terapia ed ho bisogno di concentrazione, ma credetemi: neppure uno rimarrà tradito con il ricordo della mia preghiera che scenderà fecondo su ciascuno di voi.
Grazie, grazie e grazie ancora”
Così ha esordito l’Abate Pietro nella sua omelia, con la voce a tratti rotta dalla emozione, tanto da suscitare un lungo caloroso applauso. Poi ha commentato le letture liturgiche collegandole alla scelta di Don Anselmo Preiti, Don Francesco Sotgiu e Don Giovanni Pischedda di diventare a pieno titolo monaci a Montecassino, con la Professione solenne. “Il nome di Gesù – ha detto – non è il segno di uno steccato e di una divisione ma rimanda a un’esistenza di servizio e di fede per la salvezza dei fratelli. Cari Anselmo, Francesco e Giovanni, – ha concluso – sono tante le parole che in questo giorno davvero straordinario vorrei donarvi, ma sento che per ora devo fermarmi per dire a tutti quanto amore siete riusciti a raccontare per Montecassino, per noi e per me che prendo tale dono come il dono unico di Dio”.

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