L’Italia allo specchio, quella dei Batman e quella di chi si tagliano le vene per difendere il posto in miniera

27 settembre 2012 3 Di redazione

Che Fiorito vada in tv sorridente e non si renda conto dello sfascio a cui sta contribuendo è spiegabile con la natura stessa del personaggio. Uno che si fa chiamare Batman solo in Italia può essere eletto. Ma il dramma è che questi signori non possiedono un limite morale che possa frenare la loro disperata ricerca di rimanere attaccati al mondo di bengodi.

Ecco che Batman ha già annunciato che si ricandiderà alla Regione mentre la Polverini addirittura ha detto che sta pensando di fare il salto in parlamento.

In questi mesi abbiamo assistito a scene inverosimili. Chi si è fregato 23 milioni dalle casse della Margherita (un partito che tra l’altro non esiste più), chi si è fatto ristrutturare casa a sua insaputa, chi dava la carta di credito della regione alla segretaria-amante, chi è stato preso con la droga, chi nei festini, chi rubava legalmente con la formula dei soldi erogati per attività politica, chi ha intestato al cognato la casa di Montecarlo ereditata dal partito, chi ha ricevuto in regalo una casa al Colosseo senza saperlo, chi si è travestito da Enea, chi è solo un travestito.

Intanto Vendola, in vista delle primarie del PD, ha detto che, al primo punto del suo programma, vi è una priorità irrinunciabile per il paese, cioè il problema delle adozioni per le coppie gay.

Frattanto migliaia di imprese aspettano che qualcuno, tra un festino e l’altro, sblocchi una parte di quegli 80 miliardi di euro che lo Stato deve ai suoi fornitori. E sono tutte imprese che, ormai, se sono rimaste ancora in piedi, sono allo stremo.

Ma la cosa più incredibile è stata la vicenda del minatore del Sulcis, Stefano Meletti, che si è tagliato le vene per difendere il suo posto in miniera. Un posto dove nessuno vorrebbe mai lavorare.

Nessun politico ha avuto il coraggio di affrontare personalmente la situazione e la disperazione di quelle persone. Se ci fosse stato ancora Sandro Pertini avremmo invece vissuto un’altra pagina storica dell’ultimo eroe politico italiano.

A questo punto la domanda rimasta da fare è una sola: quanto è ancora lunga la corda che stanno tirando?