Maxi frode fiscale internazionale: sequestrati beni per 36 milioni a noti professionisti e imprenditori tra Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Abruzzo, Puglia e Molise

14 settembre 2012 0 Di admin

Conti bloccati e sigilli a beni per 36 milioni di euro nei confronti dei titolari di oltre trenta aziende con falsa sede nell’isola portoghese
Le Fiamme Gialle pescaresi, a seguito di lunghe ed approfondite indagini che si sono sviluppate anche attraverso analitiche investigazioni informatiche, hanno accertato una maxi evasione fiscale internazionale messa in atto da un gruppo di aziende che erano “seguite” da un noto Studio di consulenza pescarese.
Al termine di tali indagini è stato possibile sottoporre a sequestro, per un controvalore complessivo pari a 36 milioni di euro, una serie di disponibilità liquide, titoli, conti correnti, appartamenti, magazzini e complessi aziendali, che sono stati posti immediatamente a favore dello Stato a garanzia delle imposte evase.
Il risultato, che è stato reso possibile grazie all’intenso lavoro messo in atto in circa due anni dai militari del Nucleo di polizia tributaria, è il frutto del coordinamento tra Procura della Repubblica e Guardia di Finanza, conclusosi con il provvedimento di sequestro preventivo per equivalente emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Pescara.
Ingegnoso quanto efficace il sistema fraudolento adottato da un affermato professionista pescarese, esperto di fiscalità internazionale con Studio in città.
Il tributarista, peraltro autore di diverse pubblicazioni e di articoli su riviste specializzate, aveva stabilito contatti con numerose aziende italiane per cui agiva oltrechè nel ruolo di ideatore anche in quello di trait d’union tra le imprese italiane e quelle con falsa sede a Madeira per cui curava tutti gli aspetti fiscali ed amministrativi grazie anche al supporto professionale di un avvocato italiano (residente in Madeira) e domiciliatario delle società esterovestite.
Inequivoco il ruolo del commercialista pescarese disvelato dalle migliaia di e-mail rintracciate dai finanzieri non solo presso il suo studio ma anche nelle memorie informatiche dei computer sequestrati presso le aziende italiane.
Nella sua duplice veste, il fiscalista dapprima facilitava la costituzione di fantomatiche società estere nell’isola a fiscalità agevolata (guarda caso, tutte aventi sede nel medesimo indirizzo portoghese) e, successivamente, agli stessi imprenditori italiani, effettivi titolari delle imprese “estere”, suggeriva di fatturare inesistenti operazioni commerciali con il fine di ridurre il proprio carico fiscale in Italia.
Ovviamente il sistema era vantaggioso per tutti e agli imprenditori evasori non “pesava più di tanto”, viste le somme sottratte al fisco italiano, dover riconoscere al professionista sostanziose percentuali stabilite in ragione degli importi delle false operazioni.
Cinque milioni di euro, l’importo del sequestro disposto nei suoi confronti: anch’egli titolare di una società esterovestita ove allocava i proventi esteri “da consulenza”, presentava modeste dichiarazioni dei redditi in cui contabilizzava persino costi strettamente personali risultati evidentemente non deducibili.
Nella rete sono finiti diversi nomi noti dell’imprenditoria sia abruzzese che nazionale operanti nei più diversi settori e persino nella produzione di cine hard e nella gestione di “privè” per scambisti, business che evidentemente fruttavano denaro fresco da poter investire in attività remunerative e, soprattutto, ben lontane dagli “occhi indiscreti” del Fisco.
Da evidenziare che le varie operazioni avvenivano anche attraverso un ulteriore meccanismo fraudolento articolato principalmente attraverso la costituzione in Madeira di Trust che, a seguito dell’indagine, sono risultati tutti simulati o fittizi (c.d. Sham-trust).
L’artificiosa utilizzazione di tale strumento giuridico era finalizzato precipuamente alla dissimulazione di attività patrimoniali ed all’occultamento/trasferimento all’estero di proventi di dubbia provenienza (mera interposizione nel possesso di beni e di redditi).
Oltre una settantina le Fiamme Gialle impiegate nelle operazioni di sequestro con la denuncia di nr. 47 imprenditori che dovranno rispondere di frode fiscale mediante fatturazione per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni infedeli con la riconosciuta aggravante del reato transnazionale.
L’odierna operazione si è avvalsa dei rinnovati strumenti legislativi in materia di frodi fiscali introdotti dalla “legge finanziaria 2008” che estende ai reati fiscali, la cd. “confisca per equivalente”, sul profitto del reato e, cioè, l’imposta evasa ed illecitamente “risparmiata” perché non versata nelle casse dello Stato. Tale particolare norma permette di congelare i beni degli evasori e scongiurare che gli stessi possano essere ceduti in danno del futuro risarcimento dell’Erario.