Celebrata in carcere a Cassino l’apertura dell’Anno Pastorale

1 novembre 2012 0 Di redazione

Anche in carcere una celebrazione di apertura dell’Anno Pastorale senza dimenticare la continua emergenza che si vive all’interno degli istituti di pena. In una nota redatta dalla Diocesi di Montecassino si legge:
“Se l’Anno Pastorale 2012-2013 è stato aperto in diocesi con una celebrazione eucaristica ed un convegno, era giusto che anche nella Casa Circondariale, che insiste sul territorio della Diocesi di Montecassino e ne costituisce quindi parte integrante, si celebrasse in qualche modo lo stesso evento. È quello che ha proposto la Caritas diocesana, che da sempre è vicina ai detenuti ristretti nel carcere di Cassino, trovando subito un’adesione convinta da parte della Direttrice del “S. Domenico” Dott.ssa Irma Civitareale e del suo staff.
Così tutto è stato preparato a puntino, dando libertà di partecipare a tutti i detenuti che lo desiderassero. E in molti sono intervenuti, tanto da rendere assolutamente insufficiente la piccola cappella e necessario l’utilizzo del salone. Questo, ben preparato con altare, fiori e quadri sacri, si è riempito di molti dei fratelli che stanno scontando una pena e che hanno compreso o almeno intuito che c’è chi crede in una loro possibilità di riscatto ed è pronto a dar loro una mano.
Don Luigi D’Elia, già cappellano, che continua a dare una mano, ha celebrato la S. Messa il 31 ottobre, vigilia della festa di tutti i Santi e della commemorazione dei defunti. Gli ospiti della Casa e la Direttrice della Caritas diocesana M. Rosaria Lauro hanno eseguito le letture liturgiche, mentre il bellissimo canto del Coro “Annibale Messore” di S. Ambrogio sul Garigliano, diretto da M. Grazia Messore e accompagnato all’organo dal fratello Carmelo, riempiva la sala e ancor più il cuore dei presenti.
Nell’omelia il celebrante ha spiegato perché quest’anno è stato scelto il carcere: “per diversi motivi: la presenza della Caritas in carcere è espressione della presenza della Chiesa diocesana a sostegno di chi sta scontando una pena, Gesù stessa ha detto ‘ero carcerato e siete venuti a trovarmi’ ma il motivo principale è l’emergenza carceri della quale oggi si parla spesso. Riflettere sulla presenza di un carcere nella nostra Diocesi ci sembra prioritario rispetto alle altre emergenze umanitarie, che pure non mancano nella nostra Chiesa di Montecassino”.
Ha speso anche qualche parola sulla giustizia ripartiva.
“Oggi, ha detto, le carceri sono diventate il raccoglitore di tutti i problemi sociali non risolti. E si chiede a un Istituto, che non è nato per questo, di svolgere delle funzioni di contenimento sociale, mettendo in carcere anche persone che potrebbero trovare beneficio per un recupero individuale e sociale in forme diverse dalla detenzione. Ovunque si ascolta lo stesso ritornello: ‘non abbiamo fondi’ sia per progetti all’interno delle strutture carcerarie sia all’esterno presso i servizi sociali dei Comuni. La Caritas oggi dice a tutti di non valutare l’uomo solo in base al profitto economico, la dignità umana è un dono di Dio che non si compra ma si custodisce con umiltà e gratitudine”.
Infatti “l’impegno al recupero della dignità originaria dell’uomo è il criterio fondamentale di ogni azione umanitaria delle Caritas”. La giustizia, ha sostenuto, non deve essere vendicativa ma riparativa. “Non solo è necessario trovate i fondi per progetti di recupero e reinserimento sociale ma bisogna cambiare modo di vedere e di sentire i problemi dell’altro. Non esiste giustizia se non si mira al cambiamento del cuore del detenuto, altrimenti chi entra in carcere uscirà come è entrato, se non peggiorato”.
Al termine della celebrazione la Caritas, presente per l’occasione con operatori e volontari, ha offerto e preparato un buffet, molto apprezzato dagli ospiti che hanno ben colto il significato profondo di tale gesto di accoglienza e condivisione”.