La Neuromed semina e raccoglie bene, inaugurato un laboratorio di ricerca all’avanguardia

15 dicembre 2012 0 Di redazione

Si raccoglie ciò che si semina; sempre, e se il raccolto della Neuromed di Pozzilli è quello di ieri, evidentemente la semina è stata giusta. In un Paese in cui le cose che funzionano sono poche, in particolar modo nella sanità pubblica e privata, l’inaugurazione di un laboratorio per la ricerca sui tumori cerebrali, tra l’altro unico in Europa, ha il fragore di squilli di tromba nel silenzio della notte. “Siamo abituati a fare laboratori dove avevamo auditori e uffici” è stato detto ieri dai responsabili della Neuromed prima del taglio del nastro del Laboratorio Radioisotopi Alfa-Emittenti presso il Centro Ricerche dell’IRCCS di Pozzilli; probabilmente frasi di circostanza ad effetto, certamente gli uffici li avranno comunque, ma quel che è certo è che in Italia, nel Centro Sud, qualcosa funziona. La parola ricerca a Pozzilli ha un senso ed è lì, lo si è visto anche ieri dalle giovani facce in camice bianco, che sono riposte le speranze non solo di chi deve combattere terribili malattie, ma anche di chi vuole avere un futuro professionale dignitoso sul suolo italico.
Ermanno Amedei
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Dall’Ufficio Stampa Neuromed
Il laboratorio inaugurato ieri presso il Centro Ricerche dell’IRCCS Neuromed in collaborazione con l’Istituto dei Transuranici, è uno dei sette istituti di ricerca del Joint Research Centre (JRC), il servizio scientifico della Commissione Europea della Commissione Europea.

La struttura è la prima in Europa ad effettuare ricerche sull’utilizzo di radioisotopi alfa emittenti su modelli animali sperimentali, per identificare nuove strategie terapeutiche per il trattamento dei tumori cerebrali.
Grande la soddisfazione, per il nuovo sodalizio scientifico, del Direttore Scientifico dell’IRCCS neurologico, il Prof. Luigi Frati e il Direttore dell’Istituto dei Transuranici, Thomas Fanghänel, che si è auspicato che “questo nuovo laboratorio possa servire come rampa di lancio per una serie di nuove applicazioni nel campo della lotta contro i tumori e come concreto esempio di collaborazione fattiva tra istituti europei nel contesto della ricerca medica ad alto tasso di innovazione”.

Presente anche il Direttore Generale della Ricerca Biomedica e della Vigilanza sugli Enti del Ministero della Salute, Massimo Casciello, a ratificare l’importanza dell’attività di ricerca che verrà condotta nel nuovo laboratorio e che consentirà di studiare nuovi aspetti della funzionalità cellulare, le vie di trasduzione del segnale intracellulare, e la mappatura funzionale dei recettori in diverse aree cerebrali e dei tessuti, nonché il loro coinvolgimento nei meccanismi fisiopatologici. La sperimentazione su modelli animali permetterà la valutazione del potenziale impiego di terapie che, tramite l’uso di sostanze radioattive alfa-emittenti, siano in grado di distruggere le cellule tumorali.
Dopo il taglio del nastro, per mano del Presidente dell’IRCCS Neuromed, Erberto Melaragno, e del Direttore dell’Istituto dei Transuranici si è svolto un workshop di approfondimento dal titolo “Nuove frontiere per il trattamento delle neoplasie cerebrali”, categoria molto eterogenea di tumori che colpiscono sia la popolazione adulta che quella infantile e che sono classificati principalmente sulle basi di specifiche alterazioni molecolari; queste variano a secondo dei tipi istologici e permettono, in alcuni casi, di predire il comportamento clinico e la risposta alla chemio e radioterapia. Non solo, i moderni studi di genomica integrata permettono di identificare specifici marker molecolari che rappresentano bersagli per terapie innovative, aprendo nuove speranze per i pazienti.
Non è mancato un approfondimento sull’alfa-immunoterapia, quale innovativo trattamento dei tumori cerebrali. Ne ha parlato il Responsabile del Laboratorio Alfa-Immunoterapia del JRC-ITU che ha spiegato le ragioni per cui la comunità scientifica riponga tanta fiducia in questa tecnica particolarmente efficace anche nel caso di carcinomi caratterizzati da metastasi diffuse e resistenti alle terapie tradizionali. La tecnica impiega particolari molecole che, iniettate nel corpo del paziente, sono in grado di riconoscere le cellule malate e di ancorarsi alla loro superficie.
Per queste sue peculiarità, il laboratorio radioisotopi possiede un elevato potenziale tecnologico e scientifico che permetterà di approfondire le conoscenze sulla fisiopatologia delle malattie umane e valutare la potenzialità di nuove strategie terapeutiche alternative a quelle utilizzate fino ad oggi.