Tre mesi per comprendere il pasticcio Europa e per cercare una strada per venirne fuori

11 dicembre 2012 0 Di redazione

di Max Latempa
I prossimi due o tre mesi saranno davvero cruciali per l’ Italia e per il suo futuro, inteso sia nel medio che nel lungo termine. Il nostro paese sta drammaticamente vivendo sulla propria pelle la crisi della politica, cioè la gestione della cosa pubblica nell’ interesse collettivo. La politica è venuta meno al suo basilare concetto di mediazione tra le varie componenti della società ed appare sempre più impegnata a garantire esclusivamente la propria sopravvivenza nel mondo dorato che si è costruita ed a favorire poteri forti che nulla hanno a che vedere con l’ interesse generale.
Ma la crisi della politica non è solo un problema italiano (seppur nel nostro paese abbia oramai raggiunto livelli record) ma è mondiale. Ed ha avuto inizio con la globalizzazione.
Da quando questa parola è divenuta realtà tutto è cambiato. E vi è una data precisa. L’11 dicembre 2001. Quel giorno la Cina ha aderito al WTO, l’ organizzazione mondiale per il commercio. E’ stato come aprire il vaso di Pandora. Da quel momento tutte le multinazionali del mondo occidentale si sono scatenate nella ricerca del massimo profitto, nel nome di un liberismo sfrenato e senza controllo. I nuovi schiavi erano a disposizione ed era pure diventato tutto legale.
La politica non ha fatto il suo dovere. Invece di pensare a come proteggere i propri apparati produttivi, e cioè il proprio mondo ed i propri elettori, migliaia di politici europei ed americani si sono lanciati nell’ elogio della globalizzazione, presentata alla gente come una scelta inevitabile e foriera invece di grandi opportunità per tutti. Sappiamo purtroppo come è andata a finire. Senza produzione non si crea ricchezza, mentre l’ import sfrenato costituisce solo impoverimento.
La politica non ha fatto il suo dovere neanche nella creazione di un’ Unione Europea che doveva portare benessere e stabilità economica ai propri cittadini.
Qui i politici italiani hanno una colpa molto maggiore, perché potevano intervenire e lottare per modificare la struttura di un’Europa ad evidente trazione tedesca e quindi costruita principalmente in base ai principi cari ai popoli del nord Europa: rigore di bilancio e moneta forte.
Aldilà della mediocrità della classe politica di Italia, Spagna e Grecia, palesemente colpevole, si tratta di ricette inapplicabili a nazioni prive di materie prime e votate esclusivamente a turismo ed export. Ed i nostri politici non hanno mosso un dito, sempre schierati nel nome dell’ Euro e della creatura iperburocratizzata che hanno contribuito a fondare.
L’ Italia da anni versa all’ Unione Europea circa 19 miliardi di euro all’ anno ma ne riceve indietro, sottoforma di finanziamenti e contributi, circa 12. Dunque questa Europa ci costa circa 7 miliardi all’ anno. Cioè 116 euro a testa, neonati e pensionati compresi. Ogni anno. Per una famiglia media fanno 464 euro all’ anno. Guarda caso come l’ IMU. E questo per farsi dire dalla Merkel cosa fare della propria vita. Per vedere la maggior parte delle imprese italiane chiudere o barcollare sull’ orlo del baratro.
Quindi i prossimi due o tre mesi serviranno agli italiani per comprendere in quale pasticcio ci hanno cacciati. E soprattutto per come venirne fuori.