Il mare della Toscana ci restituisce il ‘collirio’ di Plinio il Vecchio dal relitto del Pozzino

11 gennaio 2013 0 Di redazionecassino1

Che il Mare Nostrum custodisse tesori nascosti è un dato di fatto. Le meraviglie dell’antichità conservate nei fondali del Mediterraneo ormai non si contano. Ora il mare della Toscana ci ha restituito l’antico ‘collirio’ di Plinio il Vecchio. Le sei pastiglie ritrovate nel relitto del Pozzino contenevano infatti carbonati di zinco, il cui impiego per la preparazione di medicamenti per gli occhi era già indicato duemila anni fa dallo scrittore romano nella sua opera ‘Naturalis historia’.  A sottolinearlo e’ Erika Ribechini, la ricercatrice del dipartimento di chimica dell’università  di Pisa che ha coordinato le analisi sui reperti. “Le pasticche erano una sull’altra all’interno di un contenitore cilindrico di stagno completamente sigillato, che ha resistito ad ogni contaminazione”, spiega la ricercatrice.  Una volta aperto, un po’ come un moderno tubetto di aspirine, è bastato prelevare un grammo di queste pastiglie per rivelarne nel dettaglio i componenti.

“Grazie a tecniche di analisi come la spettroscopia a raggi X e ad infrarossi, la gascromatografia e la spettrometria di massa – prosegue Ribechini – abbiamo scoperto che le pasticche sono composte all’80% da carbonati di zinco, che probabilmente costituivano il principio attivo, e poi da eccipienti come la resina di pino che, oltre a prevenire l’ossidazione di altri componenti come gli oli, poteva conferire un odore gradevole al preparato”.  Con i risultati delle analisi in mano, i ricercatori hanno subito ipotizzato che le pastiglie potessero essere una sorta di antico collirio. “Lo zinco ha notevoli proprietà antibatteriche, batteriostatiche e probabilmente anche antivirali – spiega Ribechini – ed è ancora oggi usato in dermatologia, nelle creme contro l’arrossamento della pelle, e in oftalmologia. E’ quindi probabile che le pasticche venissero usate per applicazioni esterne sugli occhi. Del resto il termine ‘collirio’ viene dal greco ‘kollura’ che significa ‘piccoli panetti rotondi’, la stessa forma dei reperti del Pozzino”.  Si tratterebbe quindi di “un rimedio molto conosciuto nell’antichità, che questa nave da cargo trasportava dalla Grecia verso le coste toscane – conclude la ricercatrice – al tempo dominate ancora dagli Etruschi”