Un parassita cinese rischia di far estinguere la… caldarrosta e tutta la cultura della castagna

7 gennaio 2013 0 Di redazione

“Le castagne e tutto ciò che rappresentano per interi territori rischiano di scomparire a causa di un parassita importato dalla Cina”. Da anni Salvatore Malerba, 62 anni, castanicoltore da 5 generazioni, si batte per far comprendere il rischio che sta correndo un intero comparto produttivo, ma anche tradizioni e cultura secolare. “I giganti delle nostre montagne sono in pericolo così come migliaia di posti di lavoro e la tipica castagna montellese conosciuta in tutto il mondo”. Malerba è titolare della principale azienda castanicola dell’avellinese. La sua famiglia, come tante altre della zona di Montella, ha “radici” nei castagneti secolari. “Da alcuni anni, – dichiara Malerba – l’imponente albero di castagno è sotto l’attacco di una pestilenza; si chiama cinipide e sembra una minuscola vespa che va a deporre le sue larve all’interno delle gemme. La sua potenza distruttiva è favorita dalla velocità con cui si riproduce”.
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Ogni esemplare, infatti, è capace di deporre in maniera asessuata (non ha bisogno di un esemplare di sesso opposto) fino a 200 larve l’anno prima di morire. E’ stato notato per la prima volta in Italia nel 2001 in Piemonte su alcune piante di castagno arrivate dalla Cina per essere innestate al castagno italiano ed ottenere così una pianta che producesse un frutto più grande e che maturasse almeno due settimane prima; si è ottenuto, invece, una pestilenza che si è diffusa rapidamente in tutta la penisola e sta mettendo in ginocchio un intero settore. Malerba parla da Montella, una cittadina in provincia di Avellino che si sviluppa all’interno di un enorme castagneto. Il 60 per cento della produzione nazionale di castagne è campana e il 60 per cento della produzione campana è avellinese e buona parte di questa è montellese.
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“Il problema è socio economico, ambientale e idrogeologico – avverte il castanicolture (nella foto intervistato da Angelo Luigi Delle Monache)che tra l’altro è componente del tavolo castanicolo presso il Ministero dell’Agricoltura – A Montella si producevano 40mila quintali di castagne l’anno e c’era bisogno di circa 40mila giornate lavorative che, a 50 euro al giorno, permettevano ai raccoglitori, tutti locali ed italiani, di contare su un introito di circa 2 milioni di euro. La pestilenza è arrivata nella provincia di Avellino nel 2009 e si è diffusa velocemente. Nel 2011 la produzione si è ridotta a meno di 20mila quintali sia per problemi meteorologici ma anche a causa del Cinipide. Sostengo che il problema è socio economico, perché se viene meno l’interesse economico per il settore, viene meno l’occupazione; è ambientale perché le piante per via del cinipide rischiano di morire, ed è idrogeologico perché se viene meno la cultura delle castagne, verrà meno anche la continua pulizia dei castagneti facendo crescere il rischio di incendi ed alluvioni”.
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L’effetto del cinipide è ben visibile nei castagneti durante una soleggiata giornata di Agosto quando la pianta è nella piena forza. “Fino a pochi anni fa, – dichiara Malerba – entrare in un castagneto, era quasi come entrare in una grotta. Il folto delle foglie, ma soprattutto le loro dimensioni, impediva alla luce di passare creando un sottobosco fresco e al tempo stesso umido. Oggi non è più così; le foglie, quelle che riescono a crescere, hanno la dimensione che è la metà di quella che era un tempo, compromettendo tutto lo stato di salute della pianta e ovviamente la produzione di castagne visto che la foglia è lo strumento che permette la fotosintesi clorofilliana. Le larve nelle gemme hanno lo stesso effetto delle sanguisughe, succhiano tutta la vitalità della pianta impedendole di svilupparsi come dovrebbe”.
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Per combattere il cinipide, ci si sta affidando ad un altro parassita che sembra contrastarlo con efficacia anche se molto lentamente. Si chiama Torymus e ha come caratteristica utile alla causa, quella di fare il nido all’interno della gemma infestata dalle larve del cinipide cibandosi di esse. Il problema è costituito dalla sua lentezza nel riprodursi e dal prezzo. Innanzitutto il parassita antagonista si riproduce in maniera sessuale, quindi è necessario creare la coppia che al massimo riesce a deporre 50 larve l’anno contro i 200 deposti dal cinipide, quindi serviranno anni prima che si possa raggiungere l’equilibrio o la sopraffazione della pestilenza. Un altro problema è costituito dal prezzo: ogni coppia della “medicina” Torymus costa dai 30 ai 50 euro e molti sono a sospettare che dietro vi sia un business che si approfitta della drammatica situazione. Malerba sostiene la necessità di interventi diversi. “Credo sia necessario che i lanci di Torymus vadano intensificati nelle parti alte dei castagneti, nelle zone più impervie, mentre nelle zone più accessibili, i castagni andrebbero trattati con pesticidi di tipo biologico. Neanche questo riuscirà a debellare la pestilenza, ma almeno riusciremo a conviverci. Del resto in Cina il cinipide esiste da oltre 40 anni”. Caldarroste, marmellate di castagne, marron glace, ma anche molte specie di funghi, sono a rischio, così come a rischio sono le sagre,le tradizioni secolari e ciò che ruota intorno al gustoso prodotto autunnale; tutto a causa un insetto arrivato dalla Cina.
Ermanno Amedei
e Angelo Luigi Delle Monache