Giorno: 10 febbraio 2013

10 febbraio 2013 0

Investe un giovane e scappa a Cassino, 16enne in ospedale

Di redazione
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Ha raccontato di essere stato investito da una Fiat Punto verde subito dopoe essere uscito dalla piscina in via San Bartolomeo a Cassino e che il conducente sarebbe fuggito senza prestargli soccorso. Sfortunato protagonista della vicenda è un ragazzo di 16 anni il cui racconto è stato confermato da alcuni suoi amici insieme ai quali stava tornando a casa dopo la piscina. Il ragazzo è stato soccorso ieri pomeriggio da una ambulanza del 118 e trasportato in ospedale ma per lui solo graffi ed escoriazioni varie. Si cerca il pirata. er. amedei

10 febbraio 2013 0

Si spara alla scarpa (e al piede), 55enne ferito a Cassino

Di redazione

E’ arrivato al pronto soccorso di Cassino con un foro mostrando il foro nella scarpa che portava al piede destro, con tanto di fuoriuscita di sangue. È accaduto oggi pomeriggio poco dopo le 17, quando i medici hanno dovuto soccorrere un 55enne di Sant’Antonino arrivato con un’auto guidata dalla moglie. L’uomo ha raccontato di essere stato attinto da una fucilata partita dalla sua arma mentre la stava pulendo. La moglie ha avuto la prontezza di legargli un laccio emostatico alla gamba per rallentare il flusso sanguigno e senza neanche togliergli la scarpa, lo ha trasportato in ospedale. La pallottola gli ha bucato il piede destro ma le sue condizioni non sono gravi. er. Amedei

10 febbraio 2013 0

Due petizioni per ripristinare il servizio di neuropsichiatria infantile di Gaeta

Di redazione

“Famiglie utenti del servizio di neuropsichiatria infantile di Gaeta”, questo è il nome che si è dato il comitato spontaneo nato in seguito alla chiusura del centro di via Amalfi dove, una settimana fa, il comune, con un colpo di mano, ne ha decretato la chiusura dei locali per permettere la riapertura del vicino asilo nido, interrompendo, di fatti, il pubblico servizio che rispondeva alle esigenze di circa 400 bambini o comunque minorenni. Il comitato hanno dato il via ad una duplice raccolta firme per la riapertura del centro in locali idonei; la prima sottoscritta dai genitori stessi, una seconda dai cittadini che solidarizzano con i genitori. Al momento la sede del Cni è individuato in alcuni locali all’interno dell’ospedale di Gaeta; locali, però, considerati angusti e non idonei oltre che con spazi limitati. I sottoscrittori della petizione chiedono che come soluzione temporanea vengano prontamente reperiti locali idonei e che per una soluzione definitiva si provveda all’attuazione del progetto di ristrutturazione dell’ex laboratorio di Gaeta area individuata nella riconversione e riorganizzazione dello stabilimento ospedaliero per gli ambulatori dedicati ad attività del dipartimento di Npi. Il servizio, quindi, resta ancora sospeso nonostante la necessità dei piccoli utenti e dei loro genitori. La petizione, quindi, per ripristinare un servizio che in un Paese civile dovrebbe essere comunque assicurato. Intanto sull’accaduto, spinte anche da una denuncia per interruzione di servizio, proseguono le indagini dei carabinieri.

10 febbraio 2013 0

Regionali 2013, Centro Democratico a passo di danza, Tabacci presenta a Cassino la Di Rollo

Di redazione

Grande evento di danza sportiva lunedi 11 febbraio alle ore 21 al teatro Manzoni di Cassino con la partecipazione delle scuole di ballo della provincia di Frosinone. Si esibiranno i campioni del mondo della categoria tra cui le due coppie dei più piccoli campioni del mondo di danze caraibiche. Le scuole che prenderanno parte allo spettacolo sono: Footloose di Ceprano, Ballo anch’io di Veroli, Cassino Dance di Cassino, Shall we dance di Pignataro, Vincent Style di Cassino,Robert Fashion Dance di Roccasecca, Latin Dream di Sora, Special Latin di Ceccano, Danza&Follia di Piedimonte San Germano. Inoltre saranno presenti i ballerini Valentina Vincenzi e Marta Faiola del programma di Rai Uno Ballando con le stelle. Ingresso libero. Nell’intervallo dello spettacolo è previsto uno spazio politico con l’intervento dell’on. Bruno Tabacci che presenterà Barbara Di Rollo, candidata al consiglio regionale del Lazio per il Centro Democratico che sostiene il candidato presidente Nicola Zingaretti.

10 febbraio 2013 0

Giornata del Ricordo, 10 febbraio ma anche 15 settembre. Montani li ricorda entrambi

Di redazione

Il 15 settembre dello scorso anno, ricorrendo il LXV anniversario dalla vigenza del trattato di pace e dal passaggio della sovranità statuale su Istria, Fiume e Dalmazia, trasferita alla Jugoslavia in pari data (1947), l’Associazione dei combattenti e dei partigiani croati ha organizzato un’importante cerimonia commemorativa che si è tenuta a Pola: per molti aspetti, il luogo simbolo della tragedia epocale riassunta nel grande Esodo dei 350 mila, e secondo la puntuale ricostruzione di Luigi Papo nel martirio di oltre 16 mila Vittime. In effetti, fu proprio alla mezzanotte di quel giorno infausto che le chiavi di una città deserta, da cui era fuggito il 92 per cento degli abitanti, vennero consegnate ad Ivan Motika: il medesimo personaggio che in tempi successivi sarebbe tornato agli onori delle cronache quale imputato al processo contro gli infoibatori (concluso da una surreale quanto singolare pronunzia di non luogo a procedere per un’infondata carenza di giurisdizione). L’adunata di Pola, cui non è mancato un conclamato supporto accademico grazie al contributo dell’Università di Zagabria, ha confermato la permanenza di forti sentimenti nazional-comunisti, iterando le vecchie manifestazioni tenutesi nel capoluogo istriano con l’intervento di Stipe Mesic, all’epoca Presidente della Repubblica di Croazia, per non dire della pregiudiziale espressa dalla predetta Associazione, ancora due anni orsono (agosto 2010), contro l’ipotesi di erigere una grande Croce “bipartisan” sulla foiba di Vines, dove l’eroica squadra di Arnaldo Harzarich aveva estratto una novantina di Vittime, già nell’autunno del 1943. In Italia, l’evento è passato sotto silenzio, fatta eccezione per qualche trafiletto asettico comparso sulla stampa d’informazione del nord-est. E’ un atteggiamento che non si può giustificare ma che si deve comprendere alla stregua dello spirito di “entente cordiale” collegato al prossimo ingresso croato nell’Unione Europea (luglio 2013), cui la stessa Slovenia ha fatto buon viso suo malgrado, affidandosi all’arbitrato per risolvere l’annosa vertenza riguardante le acque territoriali ed il confine sulla Dragogna. In effetti, i conati filo-comunisti che continuano a manifestarsi nelle Repubbliche ex-jugoslave unitamente alle celebrazioni del defunto Maresciallo non costituiscono espressioni di suggestivo folclore, ma s’inquadrano in una ricorrente strategia negazionista di Esodo e Foibe, offensiva non soltanto per gli istriani, fiumani e dalmati, ma prima ancora per l’Italia. I profughi, secondo gli affabili vessilliferi dell’Associazione croata dei partigiani, erano “fascisti che scelsero liberamente di andare” perché non accettavano il nuovo sistema collettivista delle democrazie popolari, mentre gli infoibati, assai inferiori alle stime abbozzate da una storiografia italiana prevalentemente riduttiva in proprio, pagarono le “colpe” del Ventennio (cinque condanne a morte per comprovati atti di terrorismo) e quelle per le rappresaglie compiute alla stregua del diritto internazionale bellico durante la guerra contro la Jugoslavia (scoppiata nel 1941 – giova ricordarlo – a seguito di un improvviso voltafaccia di Belgrado a danno dell’Asse). E’ sorta in tal modo la multiforme vulgata dei misteri: ad esempio, c’è ancor oggi chi considera tali la strage di Vergarolla (Pola) del 18 agosto 1946 voluta dalla polizia politica di Tito, come è stato documentato da fonti britanniche ufficiali; ovvero, la scomparsa dei finanzieri di Trieste, sequestrati dai partigiani il 1° maggio 1945 e condannati proditoriamente al tragico destino della foiba o dei campi di annientamento. Un altro mistero non meno significativo sta nel fatto che, finita la guerra, la Jugoslavia abbia chiesto all’Italia la consegna di parecchie centinaia di “criminali di guerra”, diversamente dagli altri Stati vincitori, ivi compresi Albania ed Etiopia, che lo fecero per cifre assolutamente minime. A quanto pare, i “criminali” erano stati destinati per la quasi totalità al fronte jugoslavo: una favola a cui credono in parecchi, perché le code di paglia continuano a proliferare, sia in Croazia che in Italia. La Legge 30 marzo 2004 n. 92 ha istituito il “Giorno del Ricordo” di Esodo e Foibe e lo ha fissato nel 10 febbraio di ogni anno, quale anniversario del trattato di pace, ma ciò non significa che il 15 settembre debba essere ignorato; tra l’altro, era stato proposto come alternativa non meno pertinente, assieme al 9 giugno, giorno della liberazione di Trieste al termine dei famigerati 40 giorni di occupazione slava, in cui troppe Vittime innocenti irrorarono con il proprio sangue una pace appena raggiunta ed a più forte ragione beffarda. Soprattutto, non significa che una lettura come quella del 15 settembre appena data dai partigiani di Pola possa avere diritto di gratuita affermazione, senza che da parte italiana vengano sollevate motivate obiezioni: dopo due terzi di secolo è auspicabile perseguire un clima di buon vicinato tuttora imperfetto, ma è congruo che ciò avvenga superando residue posizioni antistoriche ormai indifendibili, come quelle della Croazia, e pervicaci atteggiamenti di noncurante rassegnazione, come quelli dell’Italia. Carlo Cesare Montani

10 febbraio 2013 0

Giorno del Ricordo – Foiba di Basovizza, tomba di tanti italiani innocenti vigliaccamente uccisi

Di redazione

A pochi chilometri da Trieste, sull’altipiano carsico, si trova il Sacrario di Basovizza (Monumento Nazionale), nel nuovo assetto definitivo inaugurato il 10 febbraio 2007, in occasione delle celebrazioni per il “Giorno del Ricordo”. Si tratta del pozzo di una vecchia miniera abbandonata, in cui tanti italiani, Vittime innocenti del terrorismo partigiano scatenato dalle milizie slavo-comuniste di Tito, trovarono la morte durante l’immediato dopoguerra. Si è potuto effettuare un calcolo numerico, necessariamente di larga massima, alla luce dei livelli rilevati alla base del pozzo, prima e dopo gli eventi: il conteggio, suffragato dagli elenchi delle persone scomparse nei quaranta giorni di occupazione jugoslava della città e del comprensorio (1° maggio – 10 giugno 1945), ha permesso una valutazione di almeno 2500 Caduti. A tali rilevazioni si fa riferimento nella stele di pietra del Carso che chiudeva l’imbocco della voragine prima della sistemazione definitiva e che oggi insiste sul terreno a lato del monumento principale: vi si dà ragione, in forma schematica ma agghiacciante, del cumulo di Vittime che giacciono sul fondo, pari a circa 300 metri cubi, e che non fu possibile recuperare, al pari di quanto è accaduto in buona parte delle foibe istriane. Oggi, Basovizza è luogo di raccoglimento e di preghiera ma nello stesso tempo, d’informazione. Infatti, accanto alla zona monumentale è stato realizzato un Centro di documentazione permanente; senza dire che da tempo è invalso l’uso di erigere, a fianco della grande Croce, una serie di lapidi e di cippi commemorativi, offerti dalle Associazioni d’Arma in memoria dei loro Caduti, assassinati senza pietà perché italiani. Tra i monumenti più significativi “ad memoriam” si possono ricordare quelli eretti a Basovizza dall’ANA (Associazione Nazionale Alpini), dall’ANPS (Associazione Nazionale della Polizia di Stato) e dall’ANFI (Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia). In particolare, quest’ultimo intende onorare, con l’elenco nominativo riportato sulla pietra, i 97 Caduti della Guardia sequestrati nella caserma triestina di Campo Marzio, come primo atto dell’occupazione jugoslava, e subito dopo, gettati nella voragine od altrimenti assassinati (come da testimonianza di un superstite, Angelo Unali di Cagliari, che vide la colonna dei Martiri destinati all’estremo sacrificio, in balìa dei loro aguzzini). In effetti, una quota significativa dei Caduti appartiene alle Forze Armate, ivi compresi Carabinieri, Finanzieri e Poliziotti, emblema dello Stato italiano che si voleva distruggere col perverso “genocidio programmato” della popolazione autoctona (di cui alla lucida definizione di Italo Gabrielli): accanto alle Vittime giuliane si immolarono tanti Italiani di altre Regioni, in specie del Mezzogiorno e delle Isole, colpevoli di avere onorato il proprio dovere. Sugli eccidi delle foibe, ed in particolare su quello di Basovizza, non mancano documenti storici allucinanti. Qui, conviene limitarsi a denunciare la singolare efferatezza delle stragi, in un contesto di antica civiltà come quello europeo: quasi a dimostrare quanto possa essere scuro l’eclisse delle “alte non scritte ed inconcusse leggi” e dei valori fondamentali della vita associata, soffocati dalle prevaricazioni e dall’odio. Come scrisse Stefano Petris, Eroe dell’ultima difesa di Cherso, la sera prima dell’esecuzione capitale (ottobre 1945), il genocidio delle foibe e degli altri delitti assimilati non riuscì ad uccidere “né lo spirito né la fede”, e l’ultimo pensiero di tanti Caduti venne rivolto consapevolmente a Dio ed all’Italia : fulgido esempio, opportunamente ribadito dal Vescovo Antonio Santin nella preghiera dell’Infoibato riportata sulla pietra di Basovizza, di quanto fossero perseguibili, persino nell’atroce calvario di quella grande, tragica “cattedra sprofondata nelle viscere della terra”, gli eterni ideali di Giustizia e di Amore. Angelino Unari

10 febbraio 2013 0

Giorno del Ricordo, il Carnevale e la campagna elettorale “distraggono ” gli italiani dalla tragedia delle Foibe

Di redazione

Il clima festoso del carnevale e la bagarre elettorale (che troppo spesso strumentalizza) cozza con lo stato d’animo di chi deve ricordare perché consapevole di ciò che accadde nel dopoguerra agli italiani d’Istria e della Dalmazia. Dieci febbraio, ultima domenica di Carnevale ma soprattutto, giorno del ricordo. Ricordo di quella parola, foibe, che per tanti anni significava solo cavità carsica tipica del confine orientale d’Italia, quello che toccava i territori della ex Jugoslavia. Un paese in ginocchio e reso tale dalla seconda guerra mondiale, non riuscì a trovare forza e dignità per proteggere tanti suoi figli che a migliaia finirono in quelle cavità, alcuni fucilati prima, alcuni gettati ancora vivi. Una vergogna amplificata dal silenzio che per tanti anni, come una pietra tombale, ha tentato di nascondere quella terribile realtà come il prezzo da pagare, evidentemente, per reggere un vergognoso equilibrio politico con i vincitori. Partigiani comunisti, secondo alcuni, truppe di Tito, secondo altri, entrambi, secondo altri ancora, sul finire della seconda guerra mondiale, tra Trieste e Istria, hanno compiuto scelleratezze indicibili che sono costate la vita ad un numero imprecisato di italiani, ma certamente a migliaia. Oggi la parola foiba, ha un altro significato. A pochi giorni dalla shoah quando tante cose sono state spese, quando giustamente tanti concetti di solidarietà sono stati espressi, tante iniziative, mostre, convegni sono stati organizzati per non dimenticare le vittime dei campi di concentramento nazisti, poco è stato fatto, invece per ricordare gli italiani morti nelle foibe e quelli che, ben 350 mila, da un giorno all’alto, hanno dovuto lasciare le loro case per non fare la stessa fine. Eppure qualcuno continua a sostenere che i morti sono tutti uguali e che questo è un Paese giusto. Ermanno Amedei

10 febbraio 2013 0

Scandalo surgelati al cavallo: inefficaci i sistemi di tracciabilità dei prodotti agroalimentari in Europa

Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Lo scandalo si allarga a molti paesi europei assumendo i contorni di un giallo la vicenda della carne equina, scoperta in alcuni prodotti distribuiti dalla Findus che non è citata tra gli ingredienti e che non avrebbe dovuto esserci. Ma in queste ultime ore sta emergendo un nuovo dato inquietante: il controllo tentacolare delle filiere agroalimentari da parte della criminalità organizzata. Le organizzazioni criminali traslazionali e nazionali (mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita), dunque, non operano più solamente nel mercato della droga, della prostituzione e del gioco d’azzardo né guardano unicamente i settori sui quali c’è ormai una consolidata letteratura: edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, sanità. La “piovra” ha nel mirino l’agricoltura e cerca di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera alimentare, dai campi agli scaffali. La macellazione di animali, è sicuramente una delle attività illegali “silenziose” di maggior profitto per i sodalizi criminali. A riprova di ciò tra i reati ai primi posti, per numero, troviamo l’abigeato, un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno circa 150.000 animali spariscono, la gran parte destinata alla macellazione clandestina. Si tratta essenzialmente di bovini e maiali, ma anche di cavalli e in prossimità delle feste pasquali agnelli e pecore. Nello scorso biennio diverse e importanti operazioni delle forze dell’ordine hanno messo in risalto la vastità del fenomeno, che non si esaurisce alle regioni italiane, ma tocca tutta l’Europa. Il sequestro di allevamenti di cavalli è una costante che compare in diverse inchieste. Sta di fatto che nel 2003 è stato istituito, nell’ambito della Direzione nazionale antimafia, uno specifico servizio per combattere l’allarmante fenomeno.

Tutti elementi che preoccupano i consumatori, che si chiedono quali controlli avvengano sulla salute del bestiame.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, il mercato unico e senza frontiere nel quale circolano liberamente cittadini, prodotti e servizi é una bella conquista della civiltà europea, ma presenta anche delle criticità che le autorità e le istituzioni europee che vigilano sulla sicurezza dei beni in particolare farmaci e alimentari e che quindi riguardano maggiormente la salute dei cittadini dovrebbero tentare di limitare al massimo per salvaguardare la sicurezza alimentare troppo spesso messa a dura prova da fatti che sovente diventano di cronaca. Lo scandalo infatti dimostra l’inefficacia dei sistemi di tracciabilità dei prodotti agroalimentari in Europa. Un elemento in passato più volte utilizzato per rassicurare i consumatori.