Giorno: 25 marzo 2013

25 marzo 2013 0

Tifo violento, nove campani sorpresi nel dopo partina Aprilia Salernitana armati di Bastoni e bombe carta

Di redazione
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Un furgone pieno di “attrezzature” a tifosi violenti è stato scoperto ieri ad Aprilia al termine dell’incontro di Calcio tra la squadra di casa e quella Campana valevole per il girone B di II divisione. Per questo otto tifosi della Salernitana sono stati arrestati e processati questa mattina. Gli ultras campani, al termine della partita erano stati controllati da personale della Polizia di Stato del Commissariato di Cisterna e del IV Reparto Mobile di Napoli. Nel corso della perquisizione del loro veicolo, un pulmino FIAT SCUDO da 9 posti, era stato rinvenuto un vero e proprio arsenale composto da 7 bombe carta, caschi da moto, mazze da baseball e manici da piccone, numerosi bengala, fumogeni e razzi da segnalazione per imbarcazioni, il tutto in previsione di scontri con le forze dell’ordine o, più probabilmente, con altre tifoserie. Dei nove fermati, otto sono stati tratti in arresto in base alla legge 401/89 sulla tutela della correttezza dello svolgimento delle manifestazioni sportive ed un minore di anni 18 è stato denunciato in stato di libertà al Tribunale dei minorenni. Questa mattina il giudice Lorenzo Ferri del tribunale di Latina, nel convalidare l’arresto per gli otto ultras, li ha rimessi in libertà in attesa della definizione del processo, fissato per il prossimo 23 settembre; nelle more è stato loro imposto il divieto per tre anni di accedere nel raggio di tre chilometri ai luoghi ove si svolgono competizioni sportive.

25 marzo 2013 0

Centro di Neuropsichiatria a Gaeta, torna il sereno tra amministrazione e utenti. Ma il servizio non funziona

Di redazione

“In questa storia tutti abbiamo delle responsabilità, ma le più grosse non sono le mie, ma di coloro che sono interessati a contendono i locali all’interno dell’ospedale ”. E’ la sintesi di quanto riferito oggi pomeriggio dal sindaco di Gaeta Cosimo Mitrano alla delegazione dei genitori di utenti del centro di neuropsichiatria Infantile di Gaeta. Parliamo di un servizio “zoppo” da due mesi, da quando, cioè, sfrattato dalla struttura di via Amalfi, è stato trasferito in alcuni locali in ospedale. I genitori lamentano l’inadeguatezza della nuova sistemazione. Locali piccoli per l’enorme flusso di utenti, circa 400, in ambienti che oltre a non permettere lo svolgimento delle normali terapie, non consentono la necessaria privacy delle conversazioni tra operatori e i genitori degli utenti. Un vero e proprio incontro chiarificatore, quello che si è svolto oggi in Comune, per confrontarsi direttamente dopo aspre polemiche. “Nella vita bisogna fare delle scelte – ha detto Mitrano – tra il servizio comunale, quello dell’asilo nido, e il servizio della Asl, quello del centro, ho scelto di far funzionare quello di mia competenza”. Nella struttura di via Amalfi, infatti, fino a gennaio, trovavano posto sia l’asilo che il centro di Neuropsichiatria. Poi è arrivata la chiusura dello stabile perché l’asilo non aveva una uscita di emergenza indipendente dal centro. La scelta a cui fa riferimento il sindaco, è stata quindi quella del dover sacrificare uno dei due. “Prima di prendere quella iniziativa, i vertici dell’ospedale mi avevano assicurato che nel nosocomio c’erano locali liberi per poter ospitare il centro e garantirne la permanenza a Gaeta. Poi, però, le cose sono andate diversamente”. Il primo cittadino, quindi, riferisce di uno scarica barili delle responsabilità tra i vertici provinciali della Asl e quelli locali, ma anche e soprattutto, di un inaccettabile gioco all’ostruzionismo con cui si vuole evitare che il centro di neuropsichiatria occupi locali ambiti da qualcuno. “Per questo mi impegno a scrivere una lettera al direttore generale della Asl con cui chiederò dignità per questo servizio”. Insomma torna il sereno nei rapporti tra i genitori e l’amministrazione ma il problema resta. I bambini, con problemi psichiatrici, alcuni anche molto gravi, restano ancora senza terapia o comunque, con un servizio zoppo. Le colpe della Asl, a sentire il sindaco, sono evidenti, ma come lui stesso ha detto, anche lui ha pecche. La scelta di chiudere il centro (sevizio Asl) senza preavviso per agli utenti ne è una; garantire, poi, un servizio comunale ha una sua ragione anche legale, ma dal punto di vista morale resta discutibile se non fosse altro per l’aspetto estremamente delicato dei servizi offerti da quel centro di neuropsichiatria che prima funzionava bene ed oggi quasi per niente. A due mesi dalla quasi paralisi delle terapie, inoltre, ci si aspettava qualcosa di più di una lettera di sollecito che poteva essere fatta anche un mese fa. Ermanno Amedei

25 marzo 2013 0

Ulteriore sequestro di armi e droga a Latina, due arresti

Di admin

Nella giornata di oggi (25 marzo) gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Latina e della Squadra Mobile della Questura di Latina hanno eseguito contemporaneamente varie perquisizioni nel capoluogo pontino nei confronti di due soggetti già noti alle Forze dell’Ordine e sospettati di detenere illegalmente armi, munizioni e sostanze stupefacenti. Gli investigatori si sono avvalsi di unità cinofile antidroga del Gruppo della Guardia di Finanza di Formia e di unità cinofile antiesplosivi del Reparto Cinofili di Roma della Polizia di Stato. Dopo aver passato al setaccio l’abitazione ed alcuni locali commerciali nella disponibilità di uno dei due soggetti (un trentatreenne con precedenti specifici di polizia in materia di droga) ed aver rinvenuto un panetto di hashish, un bilancino di precisione e varie dosi di hashish e di cocaina (già pronte per lo spaccio), il responsabile è stato arrestato e, su disposizione del P.M. di turno presso la locale Procura della Repubblica, lo stesso è stato posto agli arresti domiciliari in attesa del giudizio direttissimo. L’ulteriore perquisizione, eseguita contestualmente nei confronti di un ventottenne disoccupato di Latina, ha permesso di rinvenire una pistola calibro 38 con matricola abrasa, armata di 4 proiettili. Per quest’ultimo si sono aperte le porte della Casa Circondariale di Latina. Sale ancora il bilancio dell’attività delle Forze dell’Ordine che, in piena sinergia, negli ultimi due mesi hanno sequestrato in città numerose armi clandestine e centinaia di munizioni, arrestando i relativi responsabili. Le indagini proseguono. Intanto la Polizia Scientifica della Questura di Latina ha avviato specifici accertamenti sull’arma sequestrata anche per appurare l’eventuale utilizzo in passati episodi delittuosi.

25 marzo 2013 2

Pietro Mennea, la “Freccia del Sud” ricordato da un Barlettano

Di redazione

A pochi giorni dal funerale di Pietro Mennea, la freccia del Sud primatista mondiale sui 200 metri, l’amico d’infanzia, Salvatore Rizzi, ha voluto condividere alcuni suoi ricordi con una pubblica lettera che riceviamo e pubblichiamo. “Fiero di essere barlettano. Non un addio Pietro ma… un arrivederci ad un autentico paladino della barlettaneità. Pietro Mennea. Fiero di averti frequentato ed orgoglioso degli insegnamenti avuti per i tuoi pregi quali il sacrificio che premia alla fine, il lavoro duro per te e per glia altri e, soprattutto la testardaggine a voler raggiungere a tutti i costi, gli obiettivi della vita con tanto sudore. La cultura ed il sapere, la loro ricerca quale caratteristica intrinseca del vero uomo, hanno fatto di te, Piero, un simbolo del nostro amato sud. Hai fatto conoscere il nome della tua Puglia e in particolare Barletta in tutto il mondo. Non dimenticheremo mai quando gareggiavi i tuoi amati 200 metri sulle piste di tutto il mondo negli anni 80. Da Tokio ad Helsinki, da Mosca a Pechino tutti, ma dico tutti, si alzavano in piedi applaudendoti appena entravi vestito in tuta in pista per il riscaldamento. Noi eravamo in auto ascoltando la radiocronaca con Enzo ed Adriano. E poi quella freccia che si scagliava con il tuo corpo verso il traguardo, lasciava quel vento fresco e tonico, che sapeva di ulivo e di mare, quel mare che, tante volte ti ha visto allenare sulla sabbia di Barletta. Da levante a ponente, come le tue scorribande nel mondo. Da levante a ponente. E non dimenticherò mai la tua conferenza stampa di notte a Roma, in occasione dei campionati mondiali del 1982. Eravamo in stanza e sorridendo con Enzo tuo fratello, mi sorridesti facendoci partecipare alle emozioni di una conferenza stampa dai toni universali e mondiali, a cui, personalmente, non avevo mai assistito. Come non dimenticherò mai, il saluto cordiale e “religioso”, del vecchio primatista di colore sui 200 metri, Tommy Smith il quale, con la sua famiglia, ricordo, si congratulò con te quella settimana in un ristorante di Roma, quando la tua impresa del mitico ed intramontabile record sui 200 metri 19,72, sovrastò il suo precedente record. Già, i 200 metri. Ma Piero (così lo chiamavano gli amici – ndr), penso che, tutto il mondo ti sarà grato perché tu sei stato e sei, un bravo ed onesto figlio del mondo, ma quello vero. Non un addio Piero ma, un arrivederci a quando Dio vorrà. Tuo amico Salvatore Rizzi”.

25 marzo 2013 0

In fuga sull’A1 speronano la volante della Polizia che gli intima l’alt ferendo due agenti, presi 2 dei 4 malviventi

Di admin

Sono le 10.00 del mattino quando una pattuglia in servizio autostradale sull’A1, territorio di Frosinone, direzione Nord, nota un’Alfa 156 con quattro uomini a bordo procedere a velocità sostenuta. Gli agenti decidono di effettuare un controllo e raggiunta l’auto intimano l’Alt al conducente. Per tutta risposta l’autista invece di rallentare ed accostare aumenta la marcia e sperona la macchina della Polizia. A quel punto i poliziotti, chiedono ausilio ad altre pattuglie e proseguono nell’inseguimento dei fuggitivi ma a debita distanza per garantire la sicurezza degli utenti in transito su quella corsia. Con grande professionalità il personale di polizia operante, congiuntamente ai colleghi nel frattempo sopraggiunti, riescono a bloccare l’auto in fuga garantendo l’incolumità degli automobilisti. Ad essere fermato per primo l’autista, nonostante la violenta reazione posta in essere nei confronti degli agenti, mentre i restanti tre si dileguano a piedi nelle campagne adiacenti alll’aeroporto di Frosinone. Poco dopo viene fermato un altro dei quattro occupanti dell’autovettura inseguita. Dai primi accertamenti è emerso che l’Alfa 156 è stata rubata, sempre questa mattina, a Salerno e che i due uomini bloccati, di 28 e 35 anni, di nazionalita rumena, vantano un lungo curriculum criminale in cui prevalgono furti e rapine in abitazione. I due malviventi sono stati arrestati per furto, lesioni, resistenza e violenza a. P.U.. Sono tuttora in corso le ricerche degli altri due complici. Nello speronamento delle autovetture due degli agenti intervenuti hanno riportato lesioni giudicate guaribili in 7 giorni.

25 marzo 2013 0

“Donne di antimafia: la storia di Lea Garofalo” in un convegno dell’associazione ‘Antonino Caponnetto’

Di redazionecassino1

Un convegno, quello che si è svolto alla biblioteca “P. Malatesta” ed organizzato dall’associazione contro le illegalità e le mafie “Antonino Caponnetto” e “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, con il patrocinio del Comune di Cassino,  apparentemente ” irrituale” rispetto alla linea consolidata di un’Associazione antimafia quale è la Caponnetto la cui attenzione è più rivolta ai fatti del presente e del futuro che non a quelli del …passato, ma che, visto nel contesto delle azioni finora promosse dalla stessa, ha voluto assumere un significato “altro” ed “alto” e, quindi, tutto “attuale”. Il convegno è stata l’occasione per presentare il  libro “Il coraggio di dire no” di  Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta” scritto dal giornalista d’inchiesta molisano Paolo De Chiara e sarà l’occasione per ricordare l’emblematica figura di questa testimone di giustizia che da sola, senza l’aiuto dello Stato, ha sconfitto un intero clan di ‘ndrangheta, permettendo che tutti i suoi carnefici venissero condannati all’ergastolo.

Per Elvio Di Cesare, Segretario Nazionale Associazione ANTONINO CAPONNETTO,  “Il coraggio di dire no” esprime indubbio il messaggio che le donne possono fare la differenza anche all’interno di una realtà vigliacca e spietata come la criminalità organizzata.  Lea non ha avuto paura di ribellarsi, non ha voltato omertosamente la testa dall’altra parte. Avrebbe potuto scegliere il ben più comodo ruolo di “donna di mafia”, ma ha deciso di dire “NO”, di stigmatizzare quegli schemi criminosi in cui era nata e cresciuta fino a ribaltarli, in nome dell’amore per sua figlia Denise, un amore più forte delle minacce e delle intimidazioni subite per anni, più forte dell’indifferenza dello Stato che non ha ascoltato il suo appello, più forte anche della morte superata e vinta dall’esempio di vera “donna di antimafia” che oggi per ognuno di noi rappresenta.  L’esempio di una donna coraggiosa, come Lea Garofalo che ha sacrificato i propri affetti prima ed addirittura la propria vita per non piegarsi alla violenza morale e fisica dei mafiosi -anche se appartenenti alla propria cerchia familiare – é stato interpretato e presentato come uno stimolo a tutta la collettività delle persone perbene a combattere e denunciare quelle violenze e coloro che se ne rendono autori. Violenze, purtroppo, che trovano origine e sostanza soprattutto dai e nei tanti silenzi e nella voluta disattenzione della società civile e di chi la rappresenta nelle dimensioni politica ed anche istituzionale. In quest’ottica ci hanno fatto un particolare piacere intanto la bravura ,il coraggio e l’onestà intellettuale di un giornalista come Paolo De Chiara, autore del libro che ricorda il sacrificio di Lea Garofalo, oltre che dell’Editore Falco, e, poi, la presenza attiva ,significativa e coinvolgente del Procuratore D’Alterio, coordinatore della DDA di Campobasso, che, a nostro avviso, ha voluto testimoniare che non tutte le istituzioni sono “distratte” in presenza del fenomeno mafioso. Un messaggio importante, quello suo, del quale gli siamo profondamente grati. Per concludere, il significato del Convegno di Cassino va individuato e letto oltrepassando gli stretti confini della commemorazione in quanto esso si va ad innestare in quello, tutto attuale, che riguarda le condizioni generali in cui sono costretti a vivere i Testimoni di Giustizia, categoria di persone fra le quali sicuramente può essere iscritta Lea Garofalo. Una categoria di pochissime persone in Italia, come poche sono appunto le persone coraggiose in questo disgraziato Paese, che, dopo aver reso un servizio allo Stato di diritto ed all’intero Paese, vengono completamente abbandonate , lasciate sole, anche quando esse, di fronte al rischio di una morte quasi certa ad opera dei criminali che hanno denunciato, chiedono disperatamente aiuto. Sì, appunto come si sarebbe verificato per Lea Garofalo, la quale, secondo quanto riferitoci da un amico informato, prima di essere uccisa e poi sciolta nell’acido, avrebbe invocato, non ascoltata, aiuto”.

Igor Fonte, consigliere comunale, “Bellissima iniziativa dell’Associazione Caponnetto, a cui ho avuto il piacere di partecipare. Utilissima anche per far conoscere alla città di Cassino la figura di Lea Garofalo, personaggio con forti affinità con Peppino Impastato. Questa iniziativa è la riprova che a Cassino ci sono forze sane come la Caponnetto e l’Impastato che lavoreranno sempre per la diffusione della cultura della legalità”.

 

“Dal mio punto di vista, quello che è emerso dalla presentazione del libro di Paolo De Chiara  – ha detto  Paola Primiceri, coordinatore dell’ufficio del giudice di Pace – è che non solo i testimoni di giustizia ma le stesse istituzioni sono state lasciate sole. Il fatto che Lea Garofalo sia stata massacrata di botte e uccisa, nonostante le procedure previste dallo Stato per la sua salvaguardia siano state tutte attivate e abbiano funzionato come un orologio, secondo quanto dichiarato dal Procuratore D’Alterio; il fatto che cada nel vuoto ogni richiesta d’aiuto e attenzione, come evidenziato dal giornalista del Fatto Quotidiano, Enrico Fierro, denunziano l’impotenza dello Stato se non v’è il supporto costante della società civile. L’indifferenza dell’opinione pubblica per il sacrificio degli altri e per le ragioni della giustizia, come se fossero qualcosa di avulso dalla vita quotidiana, denota non solo cinismo ma l’incapacità di leggere l’insieme. Incapacità di comprendere cosa vuol dire per il nostro sistema economico il fatto che vi siano dei veri e propri “buchi neri” sul territorio nazionale, dove è impossibile per le persone comuni svolgere le attività comuni secondo le regole comuni. Questi “buchi neri” infettano, dilagando ovunque, il territorio nazionale. La ricerca di scorciatoie per ottenere denaro, lavoro e benessere con facilità, senza merito e sacrificio, provoca un compromesso e un comportamento compiacente con il crimine. L’assenza di critica e autocritica elimina alla radice ogni dubbio con l’autoassoluzione. La soluzione è l’impegno per stimolare l’opinione pubblica”.

“Occasioni di incontro come questa – ha ribadito Letizia Giancola –  sono fondamentali per non dimenticare che, nei confronti di eroi solitari come Lea Garofalo, abbiamo tutti il dovere della memoria. Questa donna impavida, da sola e senza l’aiuto dello Stato, ha fatto molto per tutti noi e rappresenta  un appuntamento per oggi un forte esempio di legalità che sopravvive al vuoto che ha lasciato, un esempio che deve essere portato all’attenzione soprattutto delle giovani generazioni. Per questo credo che “Il coraggio di dire no” sia un libro che debba entrare nelle scuole come testo didattico, perché possa aiutare i nostri ragazzi a costruirsi una coscienza sensibile ed attenta nei riguardi di storie “scomode” come quella di Lea e a schierarsi con consapevolezza contro ogni forma di mafiosità e di ingiustizia. Certo non a caso l’Autore ha voluto dedicare questo libro a tutti coloro che combattono per la legalità e sono convinta che cominciare dai giovani, compresi i più piccoli, sia il migliore auspicio per vincere questa battaglia”.

“Le donne possono sconfiggere le mafie. Non è una rivendicazione di genere, non è l’ennesima sterile autocelebrazione femminista, non è uno spot da pari opportunità. E’ quanto emerso dalla discussione che ha accompagnato la presentazione del libro di Paolo De Chiara “Il coraggio di dire no”, tenutasi a Cassino venerdì 22 marzo 2013. Ha detto Patrizia Menanno , dell’associazione ‘Antonino Caponnetto  –  gli interventi dei relatori di caratura nazionale, dal Procuratore Capo della DDA di Campobasso, dr. Armando D’Alterio, ai giornalisti Enrico Fierro, Nello Trocchia e Paolo de Chiara, autore del libro, hanno evidenziato che la realtà delle mafie è tutto sommato poco dinamica, se si prescinde ovviamente dall’adeguamento degli obiettivi, dei mezzi e della struttura, in quanto un dato è rimasto immutato dall’origine del fenomeno ed è quello della centralità della figura femminile. Come emerge dalle indagini giudiziarie a partire dalla fine degli anni ’80, però, il ruolo della donna è andato potenziandosi, assumendo una rilevanza sempre essenziale all’interno del clan ma molto più spesso anche esterna ad esso. Già Leonardo Sciascia accusava le donne del Sud di essere l’origine dei tanti mali e capaci delle peggiori nefandezze perchè “provocano, istigano e incoraggiano delitti d’onore” e, in tempi più recenti, molti collaboratori di giustizia hanno rivelato, confermando le tesi di Sciascia, che le donne non solo sanno tutto perchè le riunioni si svolgono in casa, dove sono anche custodite armi, munizioni, denaro e ove, spesso, avviene anche la preparazione della droga, ma assumono un ruolo di facenti funzioni mentre i mariti sono latitanti o in carcere. In ogni caso, un appuntamento per oggi come allora il più essenziale – e tremendo – compito delle donne è quello di tramandare il codice culturale mafioso ai figli, educandoli alla “mafiosità” e non disvelando loro mai l’esistenza e la possibilità di una vita alternativa. I figli dei mafiosi conoscono solo “quella” realtà che viene trasmessa in famiglia, principalmente dalle mamme ed è quindi considerata quella più “sicura” e “giusta”. Non sarà un caso se per definire un capo di mafia si utilizza, sebbene al maschile, il termine di “mammasantissima” !! Ed è per questo che le donne possono fare la differenza: le donne che come Lea hanno amato i figli più della loro stessa vita che hanno consapevolmente sacrificato per permettere ai figli una vita “libera”. Lea ha insegnato a Denise che, pur nascendo condannate come loro perchè nate da famiglie mafiose, il libero arbitrio, la scelta fatta con la ragione e il cuore, la volontà di modificare quello che sembra il corso inesorabile di una vita già scritta, possono affrancare da un destino segnato se non lo si condivide. Certo Lea non c’è più. Ha pagato con la sua vita la sua ribellione. Ma la sua morte non è stata inutile: intanto, perchè un intero clan è in carcere e vi resterà per sempre; poi, perchè la sua morte ha affrancato definitivamente Denise che  oggi ha anche potuto adottare il cognome materno e, infine, perchè le idee di Lea cammineranno per sempre sulle gambe della figlia, della sorella e di altre donne che vorranno essere orgogliose madri di uomini liberi educati all’impegno in una vita improntata al rispetto di se stessi, degli altri e della legalità. Come diceva Falcone è vero che la mafia come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio e avrà una fine ma se Falcone fosse ancora in vita oggi forse aggiungerebbe “è un fenomeno originato e perpetuato dalle donne e, quindi, sono le donne che dovranno porre fine ad esso”.

F. Pensabene

Foto A. Ceccon

25 marzo 2013 0

Progetto ‘Portici’ chi mente il Comune o la Sovraintendenza? Se lo chiedono le associazioni

Di redazionecassino1

La notizia è apparsa su qualche quotidiano nei giorni scorsi ed aveva subito scatenato polemiche, soprattutto fra  le associazioni interessate alla tutela del territorio nel Capoluogo. L’amministrazione Ottaviani, secondo l’articolo, avrebbe dato il ‘via libera’ ad alcuni progetti di costruzione, circa ventuno, alcuni dei quali nelle vicinanze della villa comunale.  Tra le pratiche sbloccate ci sarebbe anche quella della Nuova Immobiliare che prevede un complesso residenziale denominato  ‘Portici’ con spazi commerciali e pubblici per circa 34.850 metri cubi complessivi, di cui l’80% residenziale e il 20% non residenziale. Sull’intervento che prevedeva la realizzazione di un edificio di forma allungata pari a circa 27.883 metri cubi, alto circa 22 metri, c’era stato l’interessamento anche della Sovraintendenza  dopo il ritrovamento di alcuni reperti archeologici e sul quale il Comune aveva assicurato esserci il via libera. Sulla vicenda, ora, le associazioni  chiedono una maggiore chiarezza e di citare la fonte dalla quale è stata tratta tale notizia di stampa. Sarebbe doveroso da parte del sindaco, della giunta e dei dirigenti del settore urbanistica, proseguono gli esponenti della Consulta delle Associazioni – Francesco Notarcola, l’Associazione Frosinone Bella e Brutta – Luciano Bracaglia e tutte le altre, di informare ed aggiornare di tutti gli sviluppi in atto, anche la Consulta delle Associazioni che da tempo, a norma di legge, si è inserita nel procedimento. Sarebbe anche opportuno – proseguono gli esponenti dei sodalizi –  dare più ampia informazione alla cittadinanza che da decenni (1960-2013) si batte per tutelare i beni culturali ed archeologici della città. In un post apparso  sulla pagina facebook ed in un comunicato stampa del Comune, però, sull’argomento l’Amministrazione dichiara che la notizia apparsa sul quotidiano “è priva di qualsiasi fondamento”. A tal proposito le Associazioni si chiedono chi sia a mentire se il Comune o la Sovraintendenza. La vicenda avrà sicuramente ancora degli strascichi, vedremo quali sviluppi avrà in seguito.

F. Pensabene

25 marzo 2013 0

Frana Viadotto Biondi a Frosinone, monitoraggio continuo

Di redazione

Questa mattina alla presenza del professor Quintilio Napoleoni, ricercatore di Geotecnica presso il Dipartimento di Idraulica Trasporti e Strade della Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma, nonché membro esperto del Comitato Tecnico Autorità dei Bacini Regionali del Lazio, si è tenuto un sopralluogo dei diversi punti di criticità idro-geologica della città di Frosinone. Il professor Napoleoni insieme al sindaco Nicola Ottaviani e allo staff tecnico che in questi giorni si sta occupando in particolare dell’emergenza frana che ha portato alla chiusura del viadotto Biondi e alla chiusura temporanea dell’ascensore inclinato, si è recato nelle diverse aree sotto osservazione: viadotto Biondi, stazione a valle dell’ascensore inclinato, viale Mazzini, via De Gasperi all’altezza dei Piloni e viale Napoli.

In particolare proprio per quanto riguarda il movimento franoso che ha interessato la collina a ridosso del viadotto Biondi, oltre ad un monitoraggio continuo e scrupoloso, sono stati effettuati nei giorni scorsi diversi interventi per cercare di mettere in sicurezza l’intera area, come chiusura dell’arteria stradale, messa in sicurezza della stazione a valle dell’ascensore inclinato, attuazione della tecnica del by-pass con tubazioni di cemento nel letto del fiume Cosa per evitare l’esondazione del fiume stesso nella parte bassa della città e ingabbiamento di parte del fronte collinare interessato dalla frana con la tecnica dello spritzbeton, un calcestruzzo speciale che insieme ad una rete protettiva blocca la caduta la caduta di terra a valle.

Nella giornata odierna, inoltre, si è provveduto alla rimozione di un traliccio dell’energia elettrica di dodici metri, non più attivo, ma che costituiva di certo un pericolo per la sicurezza.

Il tavolo tecnico ha evidenziato la necessità che il Comune si doti di uno strumento unico di controllo globale del territorio e in particolare per quanto riguarda la frana del viadotto Biondi, si è deciso di mettere in campo nuovi interventi nei prossimi giorni: rimozione dell’attuale muro che si trova proprio nella parte iniziale della frana per scongiurare qualsiasi eventuale problema di sicurezza, posizionamento di un inclinometro all’altezza di piazza San Tommaso d’Aquino e soprattutto per garantire la sicurezza della stazione a valle dell’ascensore inclinato, installazione di gabbioni protettivi poco prima della stessa, per poter aver tutto il tempo necessario in caso di evacuazione.

25 marzo 2013 0

Stalking tra pensionati in Abruzzo, 62enne denunciato

Di redazione

Un pensionato di 62 anni è stato denunciato, con l’accusa di atti persecutori (“Stalking”), dai Carabinieri della Stazione di Bucchianico. L’uomo, di Pescara, non si era rassegnato alla fine della storia d’amore avuta con una signora di 59 anni del posto e aveva messo in atto una serie di comportamenti tali da creare un vero e proprio stato di paura nella donna, costringendola a rivolgersi ai Carabinieri per denunciarlo. La malcapitata ha raccontato agli uomini dell’Arma che la relazione con il pensionato, particolarmente geloso, era durata circa un anno e mezzo. L’uomo si era mostrato sempre molto possessivo e negli ultimi tempi aveva accentuato questo modo di comportarsi inducendola a interrompere ogni tipo di rapporto con lui. Da quel momento però il 62enne aveva iniziato a seguirla ed a tempestarla di telefonate, avvolte anche minacciose. In una circostanza la donna, come è stato accertato dai carabinieri, era stata seguita e dopo aver parcheggiato la sua macchina, l’uomo gliel’aveva graffiata. Per queste ragioni, ed altri episodi che avevano indotto nella donna un vero e proprio stato di paura, i Carabinieri di Bucchianico avevano richiesto nei confronti dell’uomo un provvedimento di ammonimento da parte del Questore di Chieti che però non aveva modificato la situazione. Il pensionato aveva continuato a seguire la sua ex compagna e a tempestarla di telefonate arrivando perfino ad aggredirla fisicamente. La malcapitata ormai esasperata decide quindi di rivolgersi nuovamente ai carabinieri che, questa volta, denunciano all’Autorità Giudiziaria il 62enne con l’accusa di atti persecutori (“Stalking”).

25 marzo 2013 0

Nascondevavo 400 grammi di hashish sotto il sedile dell’auto. Due pregiudicati arrestati

Di redazionecassino1

Nascondevano circa 4 etti e mezzo di marijuana sotto il sedile dell’auto su cui viaggiavano. Due pregiudicati di Pescara sono stati arrestati, sabato sera, dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Chieti con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I due uomini, di 26 e 27 anni, entrambi con precedenti specifici in materia di stupefacenti, si sono imbattuti in una gazzella dell’Arma mentre transitavano ad alta velocità sulla SS16 a bordo di una Ford KA. I militari stavano svolgendo un posto di controllo alla circolazione stradale nei pressi della galleria “Le Piane” quando hanno intimato l’alt all’auto che sopraggiungeva, con a bordo i due pregiudicati,. Nel corso del controllo i carabinieri hanno notato che i due, visibilmente preoccupati, confabulavano tra di loro. Insospettiti dal loro atteggiamento e sospettando che potessero nascondere dello stupefacente, gli uomini dell’Arma hanno effettuato un controllo più accurato nell’auto scoprendo che sotto uno dei due sedili anteriori della Ford KA, all’interno dell’imbottitura, erano stati nascosti ben 8 involucri in cellophane contenenti complessivamente 430 grammi di marijuana. Tratti in arresto con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, i due pregiudicati sono stati associati al carcere di Chieti.