Dopo la sentenza del Tar, Rifondazione: “L’acqua è un bene comune”

26 marzo 2013 0 Di redazionecassino1

Il Tar del Lazio con una sentenza non definitiva ha disposto che entro 90 giorni l’acquedotto del Comune di Cassino debba passare nelle mani di ACEA. Infatti il Prefetto di Frosinone ha nominato un commissario ad acta per gestire il passaggio delle consegne. Dopo il referendum promosso dal comitato per l’acqua pubblica che ha visto un risultato eccezionale di grande partecipazione nella riappropriazione dei beni comuni, ci ritroviamo di fronte a decisioni che sono a dir poco paradossali per altro quando si è ancora in attesa di una pronuncia da parte del Consiglio di Stato. Una “forzatura” quando le cose potrebbero cambiare in senso opposto. Una sentenza arrivata dopo un lungo contenzioso iniziato nel 2003 ma che avrà uno strascico per la richiesta di risarcimento danni da parte della ACEA per non aver potuto usare l’acquedotto ed ha già richiesto il pagamento di 12 milioni di euro per il mancato guadagno e per le quote non versate per l’utilizzo del depuratore.

E’ sicuramente sconcertante vedersi “sfilare” gli impianti della sorgente più grande d’Europa ed è ancora più difficile da digerire quando il Consiglio di Stato ha bocciato l’aumento del 7% sulle bollette perche “non coerente” con i risultati del referendum sull’acqua pubblica perché ritenuto illegittimo e dovrebbe essere immediatamente restituito ai cittadini con la prima bolletta utile per restituire i soldi indebitamente incassati a partire dal 21 luglio 2011.

La decisione contrasta anche con lo stesso Consiglio Comunale che si è espresso all’unanimità per difendere l’acqua pubblica modificando lo statuto comunale in favore dell’estensione della rete pubblica dell’acqua a tutto il comune.

L’ACEA è una società privata che ha legittimamente vinto la gara per la gestione del servizio idrico, ma la politica ha il compito soprattutto per la propria  e specifica situazione idrica, continuare a combattere affinché i risultati dei referendum siano resi esecutivi. Inoltre l’ACEA ha dimostrato in questi anni una cattiva gestione, con una serie di inadempienze che sono andate a danno dei cittadini della provincia, come dimostrato da recenti e numerose sentenze. Il Commissario ad acta non può supplire all’autorità idrica che è l’organo dei sindaci per proporre tariffe che non tengano conto anche della qualità del servizio. La recentissima sentenza del TAR toscano e del Consiglio di Stato sono sentenze storiche da questo punto di vista perché dichiarare illegittime le tariffe praticate dai gestori significa rispettare prima di tutto l’esito referendario, che era applicabile fin da subito, e soprattutto significa riaprire concretamente la strada della ripubblicizzazione del servizio idrico. Una pagina importante che difenderà tutti quei cittadini che, aderendo alla campagna di Obbedienza Civile promossa dal Forum dell’acqua, si sono autoridotti le bollette “obbedendo” agli esiti referendari. Dunque ridiventa attuale l’imperativo di “rimborsate quanto dovuto”.

All’ACEA ATO 2 diciamo: la rete idrica invecchia, lo sappiamo, le perdite di rete toccano percentuali altissime e sono destinate a salire fino oltre il 50% proprio perché le risorse non bastano. Ma la risposta sta nel riportare i grandi investimenti plurigenerazionali nella fiscalità generale, come si fa per ospedali e scuole, liberando così la tariffa da spese insostenibili. Solo così si potrà far fronte alla manutenzione ordinaria, altro che disapplicare i referendum! All’amministrazione comunale va dato il massimo sostegno politico per percorrere tutte le strade possibili per scongiurare la consegna dei nostri impianti e riprenderci una sana gestione della stessa a partire da una diversa concezione della depurazione delle acque con tecniche che scongiurano effettivamente la carica batterica delle stesse con l’elettrolisi prevedendo spese piu basse ed una qualita’ maggiore del bene più prezioso che abbiamo.