Pd e Pdl allo sfascio, Grillo come un novello Napoleone (o Mussolini)

10 marzo 2013 1 Di redazione

di Max Latempa

Le elezioni non saranno servite a stabilire chi potrà governare l’ Italia ma almeno hanno decretato una cosa: i partiti sono moribondi.
Spazzati via i piccoli generali ( Di Pietro, Casini, Fini, Monti) e gli eserciti del 3 virgola qualcosa (Lega, Sel) la partita si gioca ora a tre: Pd, PdL, M5S.
Ma è una partita che, comunque vada, ha già due sconfitti ed un solo vincitore.
Infatti, qualunque cosa facciano Pd e PdL, lo scontro con Beppe Grillo è inevitabilmente segnato.
Il PD si sta avvitando su sé stesso, perché è storicamente incapace di fornire una ricetta efficace per il paese. Da anni dice sostanzialmente le cose che la sua gente vuole sentirsi dire ma non si è mai cimentato nella responsabilità di governo. Ora che poteva, ha trovato qualcuno che ha un feeling più diretto con la gente e che, soprattutto, non rispetta i salamalecchi della politica ingessata.
Bersani fino ad un mese fa diceva che la rotta da seguire era la totale collaborazione con Bruxelles. Ora, dopo la vittoria di Pirro, dice che bisognerà farsi sentire in Europa e contrattare nuovi diritti per l’ Italia. Cambiare idea, in un mese, su una cosa così importante, indica che è quantomeno necessaria una visita specialistica.
Il PdL ha già perso in partenza, perché la rimonta dei numeri è più legata ad un miracolo personale di Silvio Berlusconi che ad un’ effettiva forza del partito. Anche se dovesse superare il Pd, non avrebbe comunque la forza di governare da solo. Le parti si invertirebbero ma l’ Italia rimarrebbe in stallo.
Un’ alleanza PD-PdL sarebbe poi il suicidio istantaneo per entrambi.
Beppe Grillo invece ha ottenuto quel risultato che partiti e giornalisti facevano finta di non vedere quando si parlava di sondaggi.
Ma sul fenomeno Grillo va fatta una profonda considerazione.
Se è vero che alle prossime elezioni il Movimento 5 Stelle è ora accreditato di un’ ulteriore crescita, la cosa non deve solo far piacere ma anche preoccupare.
In Italia non sono malati solo i partiti, è il sistema che non va. Grillo vuole distruggere i partiti e fare le riforme che, tra l’ altro, nel dettaglio, nessuno ancora sa quali siano. Ma, una volta distrutti i partiti e presa in mano la guida della nazione, chi ci assicura che cambierà veramente il sistema?
Anche Napoleone e Mussolini partirono da una mobilitazione popolare ma, una volta ottenuto il potere, uno si incoronò imperatore e l’ altro dittatore.
Di Beppe Grillo sappiamo ancora troppo poco. Soprattutto perché, in caso di prossimo trionfo elettorale, con questo sistema, si troverà a dover mettere un migliaio di persone nei consigli di amministrazione e nei punti chiave dello Stato. E’ lo Spoil System, pratica che mette in difficoltà anche i grandi partiti, figuriamoci un movimento popolare in cui i principali aderenti neanche si conoscono tra di loro. Come farà Grillo a garantire per migliaia di persone?
La riforma del sistema Italia si sta incamminando allora per un passaggio cruciale in cui ci vorrebbero maggiori garanzie per noi italiani. La fiducia alla cieca è una cosa che non possiamo più permetterci.
Sarebbe più giusto rifondare questo Stato con regole più certe e senza dover rischiare il tutto per tutto su un solo numero, come alla roulette.
Il Capo dello Stato dovrebbe avere il coraggio di sciogliere le camere e convocare 100 grandi saggi, universalmente riconosciuti, per poter riscrivere la costituzione dalla sue fondamenta. Come nel 1946. L’ Italia era un cumulo di macerie. Oggi le macerie sono le istituzioni che vanno profondamente riformate. A partire dal concetto di rappresentanza parlamentare. Oggi la gente può e deve decidere direttamente sulle questioni che riguardano il proprio futuro senza doversi affidare a persone che, molto spesso, fanno il contrario dell’ interesse generale. Internet è una grande risorsa. Col computer spostiamo in tutta tranquillità milioni di euro con un clic. Allora perché non possiamo decidere della nostra vita votando direttamente?
Tanto prima o poi succederà. Sarebbe bello che l’ Italia, millenario faro di cultura, fosse la prima al mondo ad attuarlo.