Giorno: 27 giugno 2013

27 giugno 2013 0

Camorra, gioco, scommesse ed estorsioni, 57 arresti tra Lazio, Campania, Sicilia ed Emilia

Di admin
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Nelle prime ore della mattinata, nell’ambito di una articolata indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli — Direzione Distrettuale Antimafia, sviluppatasi su tutto il territorio nazionale ed in particolare nelle province di Caserta, Napoli, Frosinone, Modena, Reggio Emilia, Catania, è stata data esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dall’Ufficio G.I.P. presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di 57 persone (per 56 delle quali con custodia cautelare in carcere e per 1 con arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di partecipazione e concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico, associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse, illecita concorrenza con violenza e minacce, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode informatica, riciclaggio e reimpiego, intestazione fittizia di beni, estorsione, ed altri delitti aggravati dalle finalità mafiose. Nello stesso ambito, è stata altresì data esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo, ex artt. 321 co. 2 del c.p.p. e 12 sexies L. 35611992, di beni mobili ed immobili nella disponibilità di appartenenti all’organizzazione o intestati a prestanome e società di riferimento del Clan dei Casalesi, valutati ad una prima stima in circa 450 milioni di euro. L’operazione ha assunto il nome di “RISCHIATUTTO”. Le misure cautelari costituiscono l’esito di tre articolate indagini di P.G. – delegate al R.O.S. dei Carabinieri di Napoli, alla Squadra Mobile e al Nucleo Polizia Tributaria di Frosinone e al Gruppo della Guardia di Finanza di Aversa – aventi quale comune denominatore il capillare controllo operato, con il metodo mafioso, nel settore dei giochi pubblici dal “Clan dei Casalesi” ed i notevoli investimenti realizzati in questo comparto, con la compiacenza di imprenditori collusi del medesimo cartello camorristico. Le risultanze investigative delle tre attività, intersecandosi e completandosi a vicenda, hanno fornito un ampio quadro probatorio e rilevanti riscontri oggettivi alle dichiarazioni di numerosi Collaboratori di Giustizia. Gli odierni provvedimenti si inquadrano nell’azione di contrasto posta in essere, da tempo, da questo Ufficio, nei confronti di quello che rappresenta uno degli “affari” illeciti più redditizi della camorra campana – ovvero la gestione della distribuzione degli apparecchi da gioco e da intrattenimento, delle sale bingo, della raccolta delle scommesse su eventi sportivi e non, e del gioco d’azzardo “on line” — e che può definirsi una vera e propria piaga dei nostri tempi, nell’ambito di un settore che, facendo leva sulla propensione di tanti cittadini al gioco d’azzardo, consente, tra l’altro, di riciclare con estrema semplicità il denaro della camorra. La continua attività di contrasto ha già consentito, nel 2009, di disarticolare una delle principali holding criminali del settore, il cd. “Gruppo GRASSO”; non a caso, tra i destinatari delle misure cautelari oggi eseguite, vi sono ancora una volta GRASSO Renato, il fratello Tullio e ‘OVINE Mario che già figuravano tra i principali indagati delle precedenti inchieste. Sono state oggetto di sequestro le seguenti sale bingo: – il CENTER GAMES NORMANNO S.R.L., in Aversa (Ce); – la BINGO BOYS S.R.L. di Teverola (Ce); – la JACKPOTALTO S.R.L. sala bingo di Napoli, Parco San Paolo; la MONTECARLO S.R.L. sala bingo di Casoria (NA); la FIGLI DELLE STELLE 3 S.R.L. e la GALLETTO FORTUNATO S.R.L. titolari della sala bingo di Ferentino (FR). L’attività investigativa dei Carabinieri del ROS di Napoli, che si concretizza con l’esecuzione di 51 Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere ed il sequestro di ingenti beni mobili ed immobili, costituisce la seconda ed ultima franche dell’attività investigativa “Normandia 2” condotta contro la compagine criminale allora capeggiata da SCHIAVONE Francesco detto Sandokan – condannato a lunga pena detentiva per associazione mafiosa, omicidio ed altro — e successivamente sotto l’egemonia del primogenito SCHIAVONE Nicola, anch’egli colpito dall’odierno provvedimento. La precedente indagine ha già documentato nel 2010 – con l’arresto di 16 indagati per associazione di tipo mafioso riciclaggio, turbativa d’asta, truffa, abuso di ufficio ed altri reati nonché il sequestro preventivo, ex artt. 321 co. 2 del C.P.P. e 12 sexies L. 356/1992, di beni mobili ed immobili – la complessa ed articolata attività criminale dell’organizzazione finalizzata soprattutto al controllo di appalti pubblici e privati. In quella occasione si procedette per l’individuazione delle imprese facenti parte del cartello di imprese che con il sistema delle cd. buste d’appoggio controllava l’assegnazione degli appalti pubblici in provincia di Caserta, con la collusione di funzionari e politici locali. Le risultanze investigative, avvalorate ulteriormente dagli esiti di altre distinte attività del ROS, già denominate “Albanova” ed “Overlord”, condotte soprattutto per l’accertamento dei numerosi investimenti immobiliari effettuati nelle province dell’Emilia Romagna, hanno permesso di individuare i flussi di reimpiego di capitali di origine illecita, soprattutto fuori dalla provincia di Caserta, documentando: • l’interesse dell’organizzazione criminale nella gestione di circoli privati ove erano installate anche slot machine modificate, nonché di siti per l’esercizio del gioco d’azzardo on-line. In particolare è stato accertato come NOVIELLO Antonio, responsabile della gestione delle sale da gioco e di alcuni investimenti in Emilia Romagna, era il gestore del circolo privato MATRIX sito in Castelfranco Emilia (MO), ove si praticava principalmente il gioco d’azzardo tramite apparecchiature omologate ed opportunamente modificate al fine di eludere i controlli. Per l’installazione delle apparecchiature e la loro modifica, gli indagati avevano coinvolto l’impresa modenese “G.A.R.I. S.r.l.”, il cui amministratore unico, PADOVANI Antonio, destinatario fra gli altri della misura restrittiva personale e reale, è risultato contiguo alla famiglia mafiosa capeggiata da Nitto SANTAPAOLA. Inoltre, attraverso postazioni telematiche installate per l’attività di “internet point”, sono stati realizzati collegamenti clandestini con siti per la gestione del gioco on—line (www.europagrancasino.com e www.dollarocasino.com) i cui server erano fisicamente dislocati in Romania e nella disponibilità di società costituite dagli stessi indagati. Sono stati documentati poi i rapporti tra il “Gruppo SCHIAVONE” e la società di scommesse “BETTING 2000”, titolare di concessione del Ministero delle Finanze e riconducibile ai fratelli GRASSO Renato e Tullio, imprenditori nel settore dei videogiochi, i quali si erano garantiti una condizione di monopolio per la fornitura di apparecchi elettronici nella maggior parte delle area campane, nonché il basso Lazio e la Capitale, finalizzati all’apertura di nuovi centri scommesse gestiti dal sodalizio, utilizzando le credenziali della citata società; • il reinvestimento di capitali illeciti in attività imprenditoriali ed acquisizioni di complessi immobiliari in Emilia Romagna attraverso SOLA Carmine e ARDENTE Antonio, personaggi perfettamente integrati nel contesto emiliano e particolarmente abili nella gestione di capitali riconducibili all’organizzazione; • il controllo e la gestione di un ingente commercio di autovetture, effettuato sfruttando le garanzie commerciali e bancarie di un numero considerevole di personaggi del settore. In tale contesto, le responsabilità trovano origine e fondamento in atti giudiziari e controlli relativi al sequestro antimafia della concessionaria “TRIDENT Motor Group” e del contestuale rinvio a giudizio di SCHIAVONE Nicola per aver reinvestito denaro, illecitamente accumulato, dall’organizzazione camorrista; • il commercio di orologi preziosi quale valida alternativa per riciclare proventi illeciti. Ciò attraverso la compiacenza di professionisti di settore, titolari di rivendite di preziosi in collegamento diretto con SCHIAVONE Nicola, in grado di garantirne l’approvvigionamento e la successiva re-immissione in commercio della merce. Il Ros di Napoli ha eseguito il sequestro preventivo di 218 veicoli, 2 imbarcazioni da diporto, 176 beni mobili fra ville, appartamenti, locali commerciali e terreni, 117 società e imprese individuali nonché numerosi conti correnti e prodotti finanziari. Le ulteriori risultanze scaturite dalle connesse attività, comunque riconducibili al contesto investigato hanno, inoltre documentato: • l’ escalation criminale ai vertici del clan di SCHIAVONE Nicola, figlio di Francesco “Sandokan”, che già dal 2004 aveva la direzione di un autonomo gruppo delinquenziale composto da fidati sodali, dimostrando progressivamente notevoli capacità di gestione e di organizzazione (con il benestare dell’allora latitante ‘OVINE Antonio, inteso “o ‘Ninno”), imponendosi quale elemento più rappresentativo dell’organizzazione casalese; • la complicità di un funzionario di banca che per un periodo ha ricoperto anche la carica di direttore pro tempore della filiale di Casal di Principe dell’ex Banco di Napoli, presso cui confluivano numerosi assegni provenienti dall’attività delle società “Auto F-1 s.a.s di CORVINO Giancarlo & C.” operanti nel settore del mercato automobilistico riconducibili a SCHIAVONE Nicola; • il sorgere di contrasti nei rapporti, fino ad allora di non belligeranza, tra le famiglie SCHIAVONE e BIDOGNETTI, scaturiti a seguito di una rissa per futili motivi, nella quale veniva coinvolto il figlio minore di SCHIAVONE Francesco, Ivanhoe, e ad alcuni successivi episodi di devastazione di locali pubblici – bar “PENELOPE” di Parete e “Caffè MATTEOTTI” di Casal di Principe – collegati alla medesima vicenda e riconducibili al patrimonio sommerso delle due famiglie. Sono state inoltre riscontrate le dichiarazioni rese da vari Collaboratori di Giustizia che con le loro propalazioni hanno confermato • le posizioni ricoperte, in seno all’organizzazione, da CACCIAPUOTI Bartolomeo, CIERVO Bernardo e DELLA CORTE Nicola, ritenuti gli elementi più rappresentativi e uomini di fiducia di SCHIAVONE Nicola; • quanto già emerso nell’attività investigativa in ordine al triplice omicidio di BUONANNO Francesco, PAPA Giovanni Battista e MINUTOLO Modestino, affiliati al Gruppo SCHIAVONE, commesso nel maggio 2009, quale epurazione interna decisa da SCHIAVONE Nicola. Le indagini condotte, congiuntamente, dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla Squadra Mobile della Questura di Frosinone hanno invece avuto origine a seguito di fatti cruenti ed attentati compiuti, nel 2008, ai danni della sala bingo di Ferentino (FR) che hanno portato soggetti contigui alla criminalità organizzata ad assumere il controllo dell’impresa. Si è potuto così ricostruire, mediante intercettazioni telefoniche, accertamenti patrimoniali e bancari, servizi di appostamento e pedinamento ed esame di copiosa documentazione amministrativo-contabile una vastissima e rilevante attività di acquisizioni societarie, in diverse città italiane, da parte di soggetti che, a vario titolo, rappresentavano una convergenza di interessi tra diverse consorterie criminali di stampo mafioso e di stampo camorristico. In particolare, è stato possibile individuare alcuni faccendieri scaltri e spregiudicati, che hanno fatto da raccordo con il crimine organizzato, consentendo una costante e progressiva infiltrazione anche in aree territoriali apparentemente non interessate dal fenomeno mafioso. Rilevante in questo segmento di indagine il ruolo di LA VENTURA Vincenzo, capace di interfacciarsi fra la camorra e gli imprenditori del settore ed assumere il controllo di alcune sale bingo pur senza disporre apparentemente dei necessari capitali di partenza e di PADOVANI Antonio, riferimento nel settore della criminalità organizzata siciliana. Questo filone delle indagini patrimoniali ha consentito di individuare e sottoporre a sequestro beni dislocati nelle province di Frosinone, Roma, Latina, Caserta, Napoli, Lucca, Grosseto, Sassari, Catania e Firenze, distinti in 18 complessi aziendali, 153 immobili tra terreni e fabbricati, 86 quote di partecipazione in 41 società, 59 veicoli, 230 rapporti bancari per un valore stimabile in circa 200 milioni di euro. L’attività d’indagine dei finanzieri del Gruppo di Aversa, infine, ha tratto spunto dal monitoraggio degli imponenti lavori di allestimento di una importante sala giochi di Aversa, che conduceva gli investigatori a concentrare la loro attenzione su fratelli Mario e Luciano CANTONE, già emersi in precedenti indagini quali imprenditori che operavano nell’interesse dei fratelli Massimo e Giuseppe RUSSO, esponenti della fazione “SCHIAVONE” del “Clan dei Casalesi” . Le indagini tecniche, corroborate dagli accertamenti patrimoniali, consentivano di accertare che i fratelli CANTONE, avvalendosi di numerosi prestanome che venivano periodicamente avvicendati, erano gli effettivi proprietari di quote di partecipazione in diverse società – in alcune delle quali per l’intero capitale sociale – aventi sede nell’agro aversano e a Napoli, operanti nei settori del bingo e dell’intrattenimento. Nei confronti dei CANTONE e dei loro prestanome, sono stati sottoposti a sequestro 4 appartamenti del valore commerciale di circa 500.000,00 euro; 3 complessi aziendali (consistenti nella sala bingo e nella sala giochi più grandi dell’Agro aversano) del valore di circa 10 milioni di euro, 14 quote di partecipazione in 9 società, per un valore nominale pari a complessivi 90.000 euro. soggetti contigui alla criminalità organizzata ad assumere il controllo dell’impresa. Si è potuto così ricostruire, mediante intercettazioni telefoniche, accertamenti patrimoniali e bancari, servizi di appostamento e pedinamento ed esame di copiosa documentazione amministrativo-contabile una vastissima e rilevante attività di acquisizioni societarie, in diverse città italiane, da parte di soggetti che, a vario titolo, rappresentavano una convergenza di interessi tra diverse consorterie criminali di stampo mafioso e di stampo camorristico. In particolare, è stato possibile individuare alcuni faccendieri scaltri e spregiudicati, che hanno fatto da raccordo con il crimine organizzato, consentendo una costante e progressiva infiltrazione anche in aree territoriali apparentemente non interessate dal fenomeno mafioso. Rilevante in questo segmento di indagine il ruolo di LA VENTURA Vincenzo, capace di interfacciarsi fra la camorra e gli imprenditori del settore ed assumere il controllo di alcune sale bingo pur senza disporre apparentemente dei necessari capitali di partenza e di PADOVANI Antonio, riferimento nel settore della criminalità organizzata siciliana. Questo filone delle indagini patrimoniali ha consentito di individuare e sottoporre a sequestro beni dislocati nelle province di Frosinone, Roma, Latina, Caserta, Napoli, Lucca, Grosseto, Sassari, Catania e Firenze, distinti in 18 complessi aziendali, 153 immobili tra terreni e fabbricati, 86 quote di partecipazione in 41 società, 59 veicoli, 230 rapporti bancari per un valore stimabile in circa 200 milioni di euro. L’attività d’indagine dei finanzieri del Gruppo di Aversa, infine, ha tratto spunto dal monitoraggio degli imponenti lavori di allestimento di una importante sala giochi di Aversa, che conduceva gli investigatori a concentrare la loro attenzione su fratelli Mario e Luciano CANTONE, già emersi in precedenti indagini quali imprenditori che operavano nell’interesse dei fratelli Massimo e Giuseppe RUSSO, esponenti della fazione “SCHIAVONE” del “Clan dei Casalesi” . Le indagini tecniche, corroborate dagli accertamenti patrimoniali, consentivano di accertare che i fratelli CANTONE, avvalendosi di numerosi prestanome che venivano periodicamente avvicendati, erano gli effettivi proprietari di quote di partecipazione in diverse società – in alcune delle quali per l’intero capitale sociale – aventi sede nell’agro aversano e a Napoli, operanti nei settori del bingo e dell’intrattenimento. Nei confronti dei CANTONE e dei loro prestanome, sono stati sottoposti a sequestro 4 appartamenti del valore commerciale di circa 500.000,00 euro; 3 complessi aziendali (consistenti nella sala bingo e nella sala giochi più grandi dell’Agro aversano) del valore di circa 10 milioni di euro, 14 quote di partecipazione in 9 società, per un valore nominale pari a complessivi 90.000 euro. Nella loro totalità, i beni costituenti il patrimonio illecito sottratto a quella propaggine del “Clan dei Casalesi” riconducibile al “Gruppo SCHIAVONE” a seguito delle attività investigative condotte dal ROS dei Carabinieri di Napoli, dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Aversa e dal Nucleo di Polizia Tributaria e Squadra Mobile di Frosinone in esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli, ai sensi del combinato disposto degli artt. 12 sexies Legge 356/92 e 321 c.p.p., sono così riepilogabili – 347 immobili tra terreni e fabbricati; 148 aziende; – 280 autovetture (tra cui una Ferrari 550 Maranello ed una Ferrari F 355); – 247 rapporti bancari; – quote societarie per un valore nominale pari a complessivi euro 1.036.488;

27 giugno 2013 0

Il comitato di lotta per la casa protesta in comune a Cassino

Di admin

Battaglia per ottenere il diritto ad un tetto. Il comitato di lotta per la casa questa mattina è tornato all’assalto dell’amministrazione comunale. In attesa dell’incontro concesso dal sindaco Petrarcone, gli occupanti abusivi di alloggi Ater e gli sfrattati hanno notato l’assessore ai servizi sociali Stefania Di Russo uscire dal comune e l’hanno praticamente accerchiata chiedendo a gran voce l’apertura di un tavolo di trattativa anche per capire i criteri utilizzati per l’assegnazione temporanea degli alloggi popolari che per ora ha riguardato soltanto tre famiglie. Ma l’assessore ha evitato in confronto in mezzo la piazza cercando rifugio alle richieste sempre più pressanti dei manifestanti. Gli animi si sono surriscaldati e al grido di ‘fuori! fuori!’ la folta rappresentanza di cittadini vittime dell’emergenza abitativa hanno iniziato ad urlare contro le finestre del piano del sindaco. Poco dopo i manifestanti sono saliti in sala Restagno per il confronto tanto atteso ma la soluzione che aspettavano con ansia non c’è stata. Tanto che gli amministratori hanno chiesto di fissare un nuovo incontro con una delegazione sindacale del movimento per la casa.

27 giugno 2013 0

Far rivivere borghi e territorio della Val Comino lasciati all’incuria con la Valcoglienza

Di redazionecassino1

L`associazione Valcoglienza, con sede in Alvito (FR) via del Littorio n. 7, associazione di promozione sociale, ha come mission la valorizzazione della Valle di Comino, la promozione e lo sviluppo delle strutture ricettive e delle aziende produttive del territorio. Il progetto nasce dal desiderio di far rivivere e conoscere ai loro stessi abitanti borghi lasciati all’incuria del tempo ed in stato di abbandono. Questa è la cornice in cui si svolge la manifestazione che vuole valorizzare concretamente le produzioni e le realtà ricettive ed associative della Valle di Comino, terra da sempre di emigrazione ed oggi frontiera per uno sviluppo compatibile e rispettoso dell’ambiente. Il grande patrimonio naturalistico lasciato miracolosamente intatto dall’assalto di una edilizia selvaggia ed aggressiva, che ha deturpato molte altre zone del nostro paese, fornisce la garanzia e la possibilità di una rinascita del nostro territorio in chiave di produzioni di nicchia e di un turismo responsabile e ricco di attrattive non solo naturalistiche, ma architettoniche, culturali e religiose. La nostra ambizione è quella di poter finalmente riunire sotto un’unica denominazione il meglio dell’offerta della Valle di Comino, attraverso l’organizzazione di eventi che uniscano e creino una rete tra tutti gli operatori che a qualsiasi titolo operano nella Valle.

27 giugno 2013 0

Polizia e Guardia di Finanza di Frosinone un “Game Over” alla criminalità organizzata: 5 arresti e sequestro di beni per 200 milioni di euro

Di admin

Nel corso della notte ha preso avvio ed è tuttora in fase di esecuzione una imponente operazione di polizia contro la criminalità organizzata, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e condotta da personale della Squadra Mobile della Questura di Frosinone e del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Frosinone.

L’operazione è inserita in un più ampio contesto investigativo che prevede la contestuale esecuzione di misure cautelari a cura del R.O.S. dell’Arma dei Carabinieri di Napoli e del Gruppo Guardia di Finanza di Aversa.

Denominatore comune dei diversi filoni di indagine è rappresentato dalla operatività del clan camorristico “dei casalesi”, con particolare riferimento alla frangia storicamente riferibile alla famiglia Schiavone.

Le indagini, in Provincia di Frosinone, hanno preso avvio a seguito di fatti cruenti ed attentati alla sala bingo di Ferentino (FR) avvenuti nel 2008 ed hanno investito le vicende societarie che hanno portato soggetti contigui alla criminalità organizzata ad acquisire l’attività economica, a seguito di difficoltà finanziarie della precedente compagine societaria.

Tre i personaggi chiave: l’amministratore e socio di maggioranza della società che gestiva la sala bingo di Ferentino, particolarmente esperto del settore ed in possesso di informazioni privilegiate, grazie alla carica, ricoperta all’epoca, di Presidente della ASCOB (Associazione Concessionari del Bingo); un esponente della cosca mafiosa facente capo alla famiglia Santapaola di Catania, socio della stessa società, che ne aveva intestato le quote alla moglie ed un affiliato al clan camorristico “dei casalesi”, che aveva versato parte dei capitali per conto di tutti i soci e fungeva da consigliere della società, già coinvolto in altre indagini della D.D.A. di Napoli, aventi ad oggetto le connessioni tra il clan “dei casalesi” e le attività economiche nel settore dei giochi e delle scommesse.

Si è potuto così ricostruire una vastissima, rilevante e spregiudicata attività di acquisizioni societarie in varie città italiane da parte di soggetti che, a vario titolo, rappresentavano una convergenza di interessi tra diverse consorterie criminali di stampo mafioso, nel senso che il clan “dei casalesi” e la cosca riferibile alla famiglia Santapaola di Catania hanno reimpiegato, tramite persone di loro fiducia, parte consistente dei loro profitti illeciti per la gestione delle scommesse e l’installazione, presso locali pubblici, di slot machine.

E’ stato così possibile individuare vari livelli di illegalità, con al vertice le consorterie criminali di stampo mafioso che dettano le regole di mercato e di successiva gestione delle attività e, un gradino sotto, faccendieri scaltri e spregiudicati, che fanno da raccordo con il crimine organizzato, consentendo una costante e progressiva infiltrazione anche su territori apparentemente non contaminati dall’opera della criminalità organizzata. I soggetti investigati operavano, per conto della criminalità organizzata, approfittando delle difficoltà altrui ed entrando, dapprima in modo amicale e discreto e, successivamente, estromettendo senza scrupoli l’imprenditore in difficoltà: un meccanismo asfissiante e senza uscite, che strangola l’imprenditoria sana, premia il vizio e punisce la virtù. Del resto, anche in Provincia di Frosinone, questo è quanto da tempo intuito dagli investigatori e che ora emerge tristemente, senza possibilità di equivoco, all’esito di complesse indagini costituite da intercettazioni telefoniche, accertamenti patrimoniali e bancari, attività dinamica di appostamenti e pedinamenti ed esame di copiosa documentazione amministrativo- contabile.

Sono state arrestate 5 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.), reimpiego di denaro di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.) ed intestazione fittizia di beni (art. 12-quinquies D.L. 306/92), aggravati dall’art. 7 della legge n. 203/91, che punisce chi commette reati favorendo le organizzazioni mafiose, ovvero facendo ricorso alle loro modalità criminali. Sono state denunciate 21 persone e 89 soggetti (tra persone e società) sono stati sottoposti ad accertamenti patrimoniali.

Nei loro confronti e dei rispettivi nuclei familiari o prestanome sono stati sequestrati ingenti patrimoni stimati in circa 200 milioni di euro. Trattasi di nr. 69 terreni; nr. 84 fabbricati; nr. 18 aziende (operanti prevalentemente nel settore dei giochi e delle scommesse, ma anche dell’agricoltura, del commercio e dei servizi in genere); quote societarie di 41 società, per valore nominale pari a oltre 1.100.000 euro; nr. 230 rapporti bancari; nr. 59 autovetture (tra cui una Ferrari 550 Maranello e una Ferrari F355).

Sono stati impiegati oltre 150 tra Finanzieri e Poliziotti che hanno operato, anche in collaborazione con i loro colleghi del posto, nelle Regioni Campania, Lazio, Sicilia, Toscana, Sardegna, Emilia Romagna.

27 giugno 2013 0

Maxi sequestro, della Polstrada di Cassino in A1, di bionde provenienti dall’est

Di redazionecassino1

Nel corso di appositi servizi predisposti per il contrasto dei fenomeni criminosi in ambito autostradale, personale della Sottosezione Polizia Stradale di Cassino, alle ore 08.30 odierne alla progressiva chilometrica 670+500 carreggiata sud in territorio del comune di Cassino (FR), allo scopo di effettuare un controllo intimava l’alt ad un furgone Fiat Ducato di colore bianco con targa italiana, sul quale viaggiava il solo conducente identificato per W. D. cittadino polacco di anni 24.

Durante il controllo, il giovane manifestava evidenti segni di agitazione tanto da indurre gli agenti ad esperire accurate verifiche sul mezzo.

L’ispezione del vano di carico consentiva di trovare, nascosti dietro alcuni pacchi e scatoloni contenenti rotoloni di carta asciugamani, piatti e altro materiale di rapido consumo, ben 25 (venticinque) cartoni colmi di stecche di sigarette estere, nella fatti-specie “Classic Blue” illegalmente introdotte nel territorio dello Stato.

Ad esplicita richiesta il ragazzo non forniva alcuna spiegazione circa l’esatta destinazione delle bionde, facendo capire che prima di arrivare a Napoli sarebbe stato contattato per conoscere il luogo di consegna.

Dalla successiva verifica in Ufficio, si constatava che il numero complessivo delle stecche di T.L.E. era di 3050 (tremilacinquanta) per un peso complessivo convenzionale di Kg 610,00.

Il tabacco veniva sottoposto a sequestro, ed il cittadino polacco   che non annovera precedenti con la giustizia, è stato denunciato in stato di libertà all’A.G. di Cassino per il reato  di contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

Sono in corso indagini per ricostruire la filiera del traffico delle bionde.

 

27 giugno 2013 0

Rifiuti ‘porta a porta’: da venerdì 27 via i cassonetti da S. Pasquale e via Sferracavalli

Di redazionecassino1

Prosegue lo sviluppo sul territorio del comune di Cassino del servizio di raccolta ‘porta a porta’ dei rifiuti ed la conseguente eliminazione dei cassonetti. Da venerdì 27 giugno 2013 il “porta a porta” dei rifiuti è stato attivato anche nelle seguenti zone:

 

Via Varlese, Via Pescarola, Via Marsella, Via San Pasquale, Via Tora, Via Carponeto, Via Pisciariello, Via Falasca, Via Bonifica Falasca, Via Filieri, Via San Domenico Vertelle, Via Cimino, Via Sferracavalli.

 

 Da tale data non è più possibile conferire i rifiuti con il vecchio sistema stradale.

Si ricorda, inoltre, che continuano gli incontri di quartiere con l’appuntamento di lunedì primo luglio alle ore 19 presso la scuola Herold

 

 

27 giugno 2013 0

De Nisi: “Malcontento per trasferimenti ingiustificati da un settore ad un altro, il tutto in assenza di un regolamento per la mobilità interna”

Di redazionecassino1

Da Vincenzo De Nisi, segretario provinciale di Fenadip,  riceviamo e pubblichiamo.

Al sig. Sindaco del Comune di Cassino

Oggetto: trasferimento del personale in assenza di regolamento per la mobilità interna.

Con la presente, la scrivente Organizzazione Sindacale intende porre alla Sua attenzione il malcontento e la preoccupazione dei dipendenti di codesto Spett.le Ente che, ogni anno, subiscono trasferimenti ingiustificati da un settore ad un altro, il tutto in assenza di un regolamento per la mobilità interna.

La mancata motivazione del trasferimento, unita alla completa assenza di una regolamentazione, costituisce un atto arbitrario nei confronti dei dipendenti coinvolti della ormai abituale girandola di trasferimenti.

Inoltre, circostanza tutt’altro che secondaria, i trasferimenti operati con questa modalità non tengono conto della professionalità dei dipendenti.

A tal proposito mi preme ricordare che le norme legali e contrattuali vigenti stabiliscono che il lavoratore non può essere trasferito da un’unità o settore ad un altro se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

La mancata esistenza di un testo che regoli la mobilità interna al comune di Cassino lascia presupporre che non esitano ragioni tecniche, organizzative e produttive, ma che i provvedimenti vengano emessi in modo del tutto arbitrario senza il rispetto della buona prassi nonché delle corrette relazioni sindacali (infatti, su tali provvedimenti riceviamo solo notizie a mezzo stampa e mai attraverso i canali deputati a tale scopo). Tutto ciò a spese dei cittadini che meriterebbero servizi di qualità migliore che, tuttavia, vengono a mancare se il dipendente è costretto al trasferimento continuo da un settore ad un altro.

Una consuetudine ormai datata-quella del trasferire dipendenti come se fossero pacchi postali-che è ora di abbattere.

Come non esprimere, in ultimo, l’amara considerazione che, pur cambiando le amministrazioni, non cambiano le vecchie abitudini.

Distinti saluti

Cassino, li 27 giugno 2013

 

                                                                                                                   IL SEGRETARIO PROVINCIALE

                                                                                             dott. Vincenzo DE NISI

27 giugno 2013 0

Aggredisce una infermiera di Cassino e si getta dalla finestra dell’ospedale. Grave 33enne

Di admin

Ha aggredito una infermiera costringendo la a ricorrere alle cure del pronto soccorso di Cassino, poi, si é gettato da una finestra del reparto di gastroenterologia del Santa Scolastica. Si tratta di un 33enne di Piedimonte San germano ricoverato, ricoverato da alcuni giorni, noto tossicodipendente che, nell’impatto con il suolo ha riportato gravissime ferite. Trasportato al pronto soccorso, é stato intubato, ma date le gravi condizioni si sta valutando il suo trasferimento a Roma. Er. Am. Foto A. Ceccon