Epatite A: valutazione congiunta EFSA-ECDC per un focolaio di infezione da virus dell’epatite A in residenti e viaggiatori in Italia

1 giugno 2013 0 Di admin

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:

L’ECDCD (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha confermato che dal 1° gennaio 2013, 15 casi di epatite A, nota anche come epatite alimentare, sono stati riportati in Germania, i Paesi Bassi e Polonia. Tutti i pazienti avevano viaggiato nel Nord Italia durante il periodo di esposizione.

Poiché i casi non riportano una storia di viaggi al di fuori dell’UE nel periodo di esposizione potenziale, questo suggerisce fortemente che si tratti di un’epidemia che coinvolge diversi Stati membri dell’Unione Europea, con l’esposizione che si verifica attualmente in uno Stato membro dell’Unione europea.

I punti di epidemiologia descrittiva evidenziano una continua fonte comune di infezione. Le indagini epidemiologiche e ambientali preliminari indicano nell’ingestione di frutti misti di bosco congelati come il più probabile veicolo di infezione per questo focolaio. Un gran numero di casi segnalano il consumo di bacche prima dell’esordio della malattia. Inoltre, l’HAV (acronimo anglosassone di virus dell’epatite A) è stato isolato in una confezione di frutti misti di bosco congelati presso la residenza di uno dei casi.

Secondo le informazioni disponibili, è probabile che ulteriori casi verranno identificati e segnalati. L’ECDC, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e la Commissione europea, in cooperazione con i paesi interessati, hanno fatto sapere che continueranno a monitorare da vicino questo evento e aggiorneranno la valutazione del rischio non appena saranno disponibili nuove e rilevanti informazioni.

In tal senso, il ministero della Salute aveva diramato lo scorso 23 maggio una circolare in cui invitava le Asl a monitorare con attenzione i casi segnalati nel nostro paese, e “avviare indagini sul territorio nazionale finalizzate ad identificare sia l’esistenza di possibili casi autoctoni correlati che, eventualmente, le potenziali fonti di infezione”. Il livello di attenzione, dunque è elevatissimo in tutta Europa, dopo che lo scorso aprile sono stati registrati due focolai internazionali, uno dei quali, si legge nella nota ministeriale, nel Nord del Continente, causato dal consumo di frutti di bosco congelati importati da paesi extraeuropei (il secondo focolaio coinvolgeva turisti di rientro dall’Egitto).

Nel mirino delle autorità nazionali ed europee, quindi, frutti di bosco e fragole congelate. Ma l’incremento di casi è assai preoccupante anche da noi. “In particolare – recita il documento ufficiale – su 16 regioni che hanno trasmesso dati aggiornati al 20 maggio 2013, risulta un incremento delle notifiche di Epatite A pari al 70% nel periodo marzo – maggio 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012″.

Il 17 maggio, per la verità un po’ in sordina perché non si tratta di un vero e proprio allarme, è partita la suddetta allerta comunitaria sui frutti di bosco e fragole congelati. I casi segnalati provenivano da Bulgaria, Polonia, Serbia e Canada, ma trovavano origine in prodotti lavorati in aziende italiane.

Si trattava, in particolare, di una cheesecake guarnita con “misto di frutti di bosco”, in confezione da 200 grammi, e prodotta dall’azienda italiana Asiago Food Spa di Padova. Il lotto ritirato dal commercio riporta il codice L13036, con scadenza 02/2015. Le autorità sanitarie lo hanno già ritirato, ma alcune confezioni erano state già vendute.

Va evidenziato, peraltro, che non risulta ancora aggiornato il sistema di allerta comunitario (che in questo caso riceve le comunicazioni dal ministero della Salute italiano) circa la situazione attuale: è da chiarire, quindi, se risultano essere ancora in commercio altri lotti di prodotto sospetti. Resta poi il problema dei frutti di bosco. Altre aziende, oltre alla Asiago Food Spa, potrebbero avere acquistato la materia prima contaminata per venderla direttamente o usarla come ingrediente per altri dolci congelati.

Due settimane fa, invece, in Danimarca è stata bloccata una partita di frutti di bosco scongelati proveniente dalla Cina, perché positivi alla presenza di norovirus (collegato all’epatite A).

L’allerta era scattata in quattro paesi del Nord Europa: oltre che in Danimarca, in Finlandia, Norvegia e Svezia, dove un focolaio di epatite A ha coinvolto 56 persone.

D’altronde i numeri registrati dal sistema di sorveglianza Seieva (Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta) dell’Istituto Superiore della Sanità, parlano chiaro: in 16 regioni che hanno trasmesso dati aggiornati al 20 maggio 2013, risulta un incremento delle notifiche di epatite A nel periodo marzo-maggio pari al 70% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. In particolare, l’aumento dell’incidenza è stato segnalato in quattro regioni del centro-nord (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto) e in una del sud (Puglia).

In ultimo, Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, segnala, peraltro che a seguito di tale allerta, l’Assessorato alla sanità della Provincia Autonoma di Bolzano in data di ieri 31 maggio 2013, ha informato che “il prodotto alimentare “Miscela di frutti di bosco surgelati Bosco Buono” confezione 450 gr, lotto 13015 e con termine minimo di conservazione 12/2014 confezionato dalla ditta Green Ice SpA via Roma 5/7 Ponte Crenna (PV) (vedasi in tal senso l’immagine del prodotto) è oggetto di ritiro dal mercato per presenza del virus dell’epatite A”.

In tal senso, come riportato dallo stesso assessorato, “s’invitano tutti coloro i quali avessero acquistato il suddetto prodotto con il lotto di produzione sopra indicato a non consumarlo in via precauzionale”.