pubblicato il13 giugno 2013 alle 16:57

Gas: la Russia lancia l’offensiva in Europa per aumentare il controllo del mercato dell’oro blu

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

 Che benefici ne trarranno i consumatori dalla nuova strategia russa volta ad ottenere il controllo della maggioranza del mercato UE dell’oro blu? E l’ambiente, almeno, quello del Belpaese?

Per ora l’offensiva russa sta divenendo chiara: la Gazprom, monopolista statale russa del gas, ha deciso di aumentare le forniture di gas a Italia, Germania e Francia con una conseguente riduzione del prezzo in favore di ENI, Wintershall e Suez Gaz de France. La conseguenza nel medio periodo potrebbe essere il crollo del progetto di diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea, ma anche la tanto aspettata fine, in senso positivo per i cittadini salentini e gli ambientalisti, della sacrosanta battaglia avviata nel Salento contro la TAP, il consorzio che si era impegnato a costruire un gasdotto per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas azero in Italia dalla Grecia via Albania e quindi sotto il fondale dell’Adriatico sino all’approdo previsto sull’ameno tratto di costa di San Foca, marina di Melendugno, a Lecce. Uno progetto che lo “Sportello dei Diritti”, unitamente ai comitati di cittadini e associazioni ha sin da subito contrastato, specialmente per l’evidente impatto ambientale per una zona costiera d’inestimabile valore storico-paesaggistico.

La strategia egemonica nel mercato del gas dell’Unione Europea da parte della Russia, quindi, potrebbe portare da una parte una eccessiva dipendenza di Italia, Francia e Germania dalle forniture di gas russo, ma dall’altra benefici immediati per i consumatori se è vero che nella giornata di martedì, 4 Giugno, la Gazprom, ha comunicato ufficialmente l’intenzione di incrementare le forniture di gas all’Europa a 152 miliardi di metri cubi all’anno, dai 138 dello scorso anno, per ottenere il controllo del 32% del mercato UE dell’oro blu.

Ma la tattica adottata dal monopolista russo, non si fermerebbe all’aumento delle forniture perché come detto e come confermato dal vice capo di Gazprom, Aleksandr Medvedev, il costo del gas inviato via gasdotto al colosso italiano ENI, alla compagnia francese Suez Gaz de France, e alla tedesca Wintershall, verrà ridotto anche a seguito di più strette collaborazioni con le aziende in questione per la realizzazione di nuove infrastrutture.

Tra queste, la più importante il gasdotto Southstream che dovrebbe rifornire l’Europa di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Un’unica direttrice, quella dell’Europa Occidentale comporterebbe la fine dei progetti di diversificazione degli approvvigionamenti di gas varati dalla Commissione Europea che aveva progettato la realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti per veicolare gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso due percorsi, il Nabucco (concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dall’ungherese MMSZ, dalla bulgara BEH, e dalla francese Suez Gaz de France, è supportato politicamente da Austria, Romania, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Turchia) e  la Trans Adriatic Pipeline (TAP, consorzio compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On,), che verrebbero, quindi, mestamente abbandonati dai Paesi interessati su pressione delle aziende nazionali interessate ad una diminuzione dei costi.

Il primo dei due gasdotti è il Nabucco, concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si preannuncia, quindi, una vera e propria guerra del gas, le cui scelte strategiche sono messe, purtroppo, nelle mani e nelle menti delle grandi imprese nazionali più che dai governi o dalla stessa Commissione Europea, con una pressoché totale assenza nelle decisioni da parte di consumatori e imprese che poi sono i maggiori utilizzatori finali delle fonti energetiche.

È ovvio, che piuttosto che battaglie per il gas, per la Nostra associazione la strategia vincente è quella di diversificare non i corridoi di approvvigionamento, ma l’utilizzo intelligente di fonti rinnovabili su cui dovrebbe vertere la sfida dei governi dei prossimi due decenni in favore dell’ambiente e degli stessi consumatori.

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