pubblicato il17 giugno 2013 alle 15:23

I carabinieri hanno sgominato una banda di ‘topi d’appartamento’, otto in manette

faccedivita.it

Oggi dopo complesse e articolate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di S.M. Capua Vetere -Sezione reati predatori e condotte dai Carabinieri della Compagnia di S.M. Capua Vetere, sono state eseguite n. 8 misure cautelari personali emesse dal G.I.P. di questo Tribunale, che hanno consentito di disarticolare un sodalizio criminoso di soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili del delitto di cui agli artt. 416 c.p. ( associazione a delinquere ), 110, 624 bis, 625 n. 2 c.p. ( concorso in furto in abitazione aggravato ), quindi autori di molteplici furti aggravati in abitazione, di cui sono stati scoperti ben 13 episodi.

L’indagine ha coperto un periodo compreso tra il maggio 2012 e il novembre 2012 e di accertare, attraverso le intercettazioni telefoniche, la

commissione di furti commessi nei territori di Caserta, Napoli, Salerno e Avellino.

I destinatari della misura cautelare in esame sono tutti soggetti che provengono da Napoli.

L’operazione è stata denominata ” porta a porta “, in quanto gli indagati, per verificare la presenza nell’immobile dei proprietari od usuari e

fingendosi venditori ambulanti, citofonavano all’abitazione individuata, accertandosi della presenza o meno degli interessati, e in caso di assenza entravano nell’abitazione mediante la effrazione di porte o finestre.

L’insieme degli elementi di prova raccolti, anche con l’ausilio dei Carabinieri della Stazione di Macerata Campania, ha permesso, come si è detto, di colpire un vero e proprio sodalizio criminale, individuando come organizzatori e promotori due soggetti napoletani, cui aderivano di volta in volta altri correi provenienti dallo stesso quartiere di residenza.

L’indagine ha preso l’avvio da un tentativo di furto commesso il 29 maggio 2012 all’interno di un appartamento situato nel territorio di Portico di Caserta e attraverso un numero di targa di un’autovettura, la cui presenza era stata rilevata prima del tentativo di furto e aveva suscitato un certo sospetto, proprio a causa del ripetersi in zona di altri episodi di furto. Da qui una immediata, intelligente e capillare attività investigativa da parte dei Carabinieri aveva consentito di identificare alcuni componenti del sodalizio responsabile del tentativo di furto. L’attività successiva, escussione di persone informate dei fatti, perquisizioni, applicazione di GPS, localizzazione personale con il ricorsoì all’esame delle c.d. celle, riferite ad apparecchi cellulari, e, in particolare intercettazioni telefoniche, portavano gli investigatori ad individuare molti dei componenti l’associazione in parola e a ricostruire il loro modus operandi, basato sull’utilizzo in genere di due autovetture, di strumenti atti all’apertura forzata di porte e finestre e di apparecchi ricetrasmittenti atti a comunicare velocemente tra di loro, in particolare tra coloro che fungevano da “vedette”, posizionate all’esterno delle abitazioni e i complici che si introducevano all’interno delle stesse, con lo scopo di lanciare l’allarme in caso di ritorno dei proprietari.

I furti venivano commessi in genere nella tarda mattinata o in serata, prediligendo abitazioni situate in grandi condomini, ove maggiori erano le probabilità di trovare appartamenti liberi dai residenti.

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