pubblicato il10 giugno 2013 alle 11:07

Tu chiamale, se vuoi, elezioni. Affluenza a picco, al voto meno della metà degli aventi diritto

di Max Latempa

Il calo verticale del dato dell’ affluenza alle urne alle amministrative appena concluse non deve apparire affatto una sorpresa. E’ solo la logica conseguenza della attuale inutilità della funzione della politica italiana. La gente se ne sta accorgendo piano piano.
Di questo passo, avremo, ben presto, rappresentanti politici eletti da meno della metà degli aventi diritto, quindi, proprio per questo, sempre meno autorizzati ad esibire il ritornello: “ gli italiani sono con noi, andiamo avanti per la nostra strada”.
Gli italiani vanno a votare sempre di meno perché si sono stufati di tenere in piedi un teatrino che porta vantaggi solo alle marionette, la casta dei politici che, con la loro incapacità o corruzione, ha fatto sprofondare il paese in una spirale di debiti, disoccupazione, insicurezza.
Del resto, se qualunque decisione deve essere presa solo in armonia con i dettami dell’ Europa e se tutte le politiche da adottare devono avere poi il benestare di Bruxelles, allora, che la teniamo a fare in piedi questa democrazia con la parvenza di sovranità nazionale?
Tanto vale che ci venga mandato un funzionario della Ue, magari di tipo asburgico (che, nonostante tutto, va sempre di moda), che ci dica cosa fare e come pensare. Quindi, che vada al diavolo l’ intero carrozzone politico italiano, dal Presidente della Repubblica, tenuto in piedi con le flebo, al governo, che non ha alcun spazio di manovra, al parlamento, alle regioni con le province ed i comuni. Che vadano al diavolo anche i partiti.
Si prenda atto che gli stati contano sempre meno. Non prendono più decisioni coraggiose volte alla salvaguardia del bene dei propri componenti principali, i cittadini, ma si ammassano in macro regioni, demandando alla collegialità la responsabilità delle scelte che invece gli competerebbero per dovere.
Così, se arriva la crisi, è colpa della congiuntura e qualcuno la risolverà, magari con un’azione collegiale. Magari fosse vero. Invece non è così perché le decisioni collegiali troppo allargate finiscono per accontentare tutti e nessuno, svilendo di fatto il ruolo della rappresentanza politica e, di riflesso, della democrazia intesa come libertà di scelta.
Così, indebolendo la forza degli stati, si annulla la possibilità dei singoli cittadini di determinare il proprio futuro.
Oggi il mondo è guidato da un manipolo di burocrati a capo della Ue, dalle lobby americane, da un gruppetto di pseudo comunisti cinesi, da una decina di magnati russi ex KGB e da qualche banchiere.
Sette miliardi di persone ridotte a soldatini in una partita di risiko.
E c’è ancora chi ha il coraggio di chiamarle elezioni.

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