pubblicato il17 luglio 2013 alle 13:40

La scienza è ambigua, considerazioni a margine del nuovo libro “Il Raggio della Morte” di Severino e Pavat

La Scienza ha combattuto aspramente il fanatismo e la superstizione religiosa, finendo per divenire essa stessa una religione.
La scienza, infatti, è stata, e spesso è ancora, un atto di fede.
Le sue origini si confondono con le pratiche magiche odiate e rinnegate nel corso dei secoli. Ma nessuno può nasconderne il passato che prima o poi torna ad affascinare e a corrompere i suoi stessi adepti: gli scienziati. E questo spaventa, non poco, la comunità scientifica.
La scienza, è vero, ha fornito gli strumenti per la comprensione dei fenomeni naturali. Strumenti oggi indispensabili, legati ad un raziocinio intellettuale appannaggio di pochi eletti sino a tempi non molto lontani. E’ per questo che, solo per fare degli esempi, le trasmutazioni dei metalli tra calderoni ed alambicchi alchemici hanno generato la chimica dei laboratori, mentre gli oroscopi compilati seguendo il moto delle stelle hanno favorito la nascita dell’astronomia.
Ovviamente è possibile percepire questo passaggio del testimone, tra scienze antiche e moderne, come una naturale evoluzione. Da una filosofia della natura si passò all’empirismo del metodo scientifico. Ma questa trasformazione non è stata indolore e, ancora oggi, esistono strani ibridi, focalizzati laddove la luce della conoscenza e della razionalità non hanno ancora fatto capolino.
Una breve carrellata di alte personalità permetterà di scoprire come molti dei grandi scienziati fossero affascinati dai fenomeni occulti e da tutto quanto appariva inspiegabile o, come minimo, strano.
Non parliamo, dunque, di pazzi o di eretici, ma di punti fermi nella storia della scienza moderna.
Tra il XV ed il XVI secolo, mentre Cristoforo Colombo si preoccupava di Buscar el Levante per el Ponente, attraversando l’Atlantico, Leonardo da Vinci, perfettamente inserito nel suo tempo, pur rifiutando le antiche credenze sulla trasmutazione dei metalli, si applicava alle ricerche alchemiche di laboratorio, perfezionando apparecchiature e preparando composti vari.
Galileo Galilei, altro genio che ha cambiato la storia della scienza, mentre era docente a Padova, realizzava oroscopi per sé e per gli altri. Lo scienziato desiderava sapere come comportarsi coi figli della sua compagna, mentre riceveva un compenso in denaro per quelli che componeva su richiesta. Ma questo aspetto del grande astronomo non deve stupire: era uso comune, a quell’epoca, redigere oroscopi, ne facevano richiesta anche papi e re.
E che dire allora di Sir Isaac Newton, una tra le menti più influenti della fisica, vissuto a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo? Tutti conoscono la leggenda secondo cui, grazie ad una mela caduta in terra, egli iniziò a ragionare sulla legge di gravità. Molti, tuttavia, ignorano che egli fosse anche un alchimista e un teologo. Newton era convinto che la Bibbia contenesse un messaggio sul futuro dell’umanità e passò anni a studiarla, stimando addirittura una data per la fine del mondo.
Per quanto riguarda, invece, gli studi alchemici di Newton, essi furono influenzati dal chimico Robert Boyle. Questi, credendo alla possibile trasmutazione metallifera, condusse una serie di esperimenti interessanti e si batté per l’abrogazione della legge, voluta da Enrico IV, contro la moltiplicazione dell’oro e dell’argento.
Il Rinascimento era alle spalle e si preparava la strada al Secolo dei Lumi. Ma ancora una volta, le antiche pratiche occulte s’insinuavano tra le maglie della scienza riformista. Uno degli uomini più eruditi del XVII secolo fu il gesuita Athanasius Kircher, enciclopedista storico e filosofo. Il religioso scrisse numerosi volumi dal sapore esoterico ma soprattutto uno sul significato occulto dei numeri, il Diatribe Aritmetica. Ciò che sconcerta è che lo abbia dedicato al pontefice Alessandro VII, quasi a sottintendere certi interessi, non proprio ortodossi, coltivati nei palazzi apostolici.
Trascorrono i secoli e si avvicendano le generazioni, ma quelle che, sempre con maggiore disprezzo, vengono definite pseudoscienze continuano ad affascinare gli studiosi, i ricercatori e gli scienziati maggiormente allineati con l’ortodossia. Persino nel secolo delle grandi invenzioni, quello che ha generato il mondo moderno, gli inventori più blasonati, hanno fatto un viaggio nell’inconoscibile.
Nel suo saggio, Ignoto chiama Uomo, l’ingegner Carlo M. Trajna ha condensato i suoi studi sul fenomeno della psicofonia, ovvero le voci registrate sulle frequenze mute dove impera il rumore di fondo. Si tratta di suoni articolati non udibili all’atto della registrazione ma che vengono inspiegabilmente impressi sulla traccia registrata. In proposito, grazie a Trajna, scopriamo che Edison aveva condotto, con molta segretezza, degli studi impostati sulla convinzione che, attraverso i fenomeni elettronici, si potesse entrare in contatto coi defunti. Ciò avveniva negli anni dal 1921 al 1931 (anno della morte di Edison).
Ma non fu solo il genio americano ad interessarsi a questi fenomeni. Trajna infatti prosegue: […] Guglielmo Marconi si era dedicato alla ricerca della possibilità di prendere contatto col mondo spirituale, mediante le onde hertziane. La Signora Gabriella Belisario Marconi mi ha confermato che il grande inventore ne aveva fatto cenno in scritti familiari.
Dunque ancora una volta la scienza si è occupata di eventi che vanno oltre la scienza.
Prima della guerra, Nikola Tesla aveva dichiarato di poter realizzare un congegno in grado di neutralizzare istantaneamente tutti i mezzi e le armi di un esercito nemico. La supposta invenzione di Tesla si ritrova in diverse forme tra le mani di Marconi e di altri scienziati, di cui leggerete in questo volume. Ma l’arma, seppur testata, non venne mai utilizzata sul campo. Gli sforzi profusi nella costruzione di quest’arma elettromagnetica furono vani e la vicenda finì per divenire una leggenda metropolitana: quella del raggio della morte.
Ma la storia è piena di sorprese.
Quando fu pubblicato in Italia il libro di Joseph P. Farrell, La Bomba Atomica di Hitler, fummo incaricati di intervistare Luigi Romersa, il giornalista italiano che vide esplodere, a Rugen in Germania nel 1944, una testata atomica nazista. Romersa era stato inviato direttamente da Mussolini ad indagare sulle armi segrete del Reich. Descrisse, in seguito, tutta la vicenda nel libro Le Armi Segrete di Hitler, ma fu osteggiato per anni con l’accusa di essere un bugiardo. Oggi, esperti come David Porter, che ha lavorato per trent’anni per il Ministero della Difesa inglese e che è autore di un volume con lo stesso titolo, contenente tutti i congegni progettati e realizzati tra il 1933 ed il 1945 dagli scienziati tedeschi, ammettono l’importanza della testimonianza storica di Romersa.
Ci sembra ancora di sentirlo sussurrare con la sua flebile voce: è tutto vero!
Luigi Romersa è scomparso il 17 Marzo del 2007, pochi giorni dopo aver detto queste parole al telefono. L’intervista non fu mai realizzata, ma il giorno del suo funerale, dal pulpito, il sacerdote sottolineò quanto Romersa fosse stato vicino alla visione apocalittica del mondo, se i nazisti avessero davvero usato quella bomba durante la guerra.
Dunque esisteva una corsa ad armi di genere diverso. Molti interessi ruotavano dietro le varie invenzioni.
Ed è qui che sorge la domanda più importante. Perché furono scelte l’industria pesante e lo sviluppo dell’arma nucleare al posto delle armi a raggi elettromagnetici proposte da Marconi, Tesla e altri scienziati?
Lo sviluppo dell’elettromagnetismo, soprattutto attraverso gli studi di Nikola Tesla, era giunto al suo apice. L’energia avrebbe presto potuto essere a disposizione di tutta l’umanità con costi irrisori. Ma questo, ai potenti, non piaceva allora come non piace oggi.
Se l’arma a raggi avesse davvero potuto rendere inoffensivi, come risulta dai documenti e dalle testimonianze, i motori dei mezzi militari e le armi da fuoco, che fine avrebbero fatto le industrie belliche?
Se la guerra fosse terminata in un lampo, che tipo di guadagno avrebbero potuto ottenere i grandi imprenditori?
La scelta tra le armi da usare e gli introiti economici delle industrie statali sembra avere lo stesso sapore che ha oggi l’annosa questione che vede contrapporsi l’energia solare e il petrolio. Quale scegliere? Certamente quella che rende economicamente di più.
Ma allora, se le nazioni erano in guerra, lo erano anche i governi? In fondo, la storia si ripete sempre e la verità non è mai una sola. Per far girare l’economia e ricreare un assetto geopolitico e sociale, chi governa non si è mai fatto lo scrupolo di essere trasparente.
Ma, nonostante l’elettromagnetismo non abbia attecchito in campo militare, studi scientifici dal sapore poco ortodosso sono stati portati avanti.
Nel 1942, lo psichiatra austriaco Wilhelm Reich, allievo di Sigmun Freud, teorizzò che molte delle malattie fisiche e mentali fossero provocate da uno scompenso fisico, generato dall’energia orgonica di cui l’universo sarebbe stato permeato. Giunse all’ideazione di un macchinario che avrebbe dovuto convogliare questa energia e ristabilire il normale assetto energetico del corpo. Molte sue concezioni rimandano alle teorie sull’influsso delle onde elettromagnetiche sull’essere umano. Nonostante Reich sia stato condannato per frode dalla comunità scientifica, la sua teoria ha ispirato diversi altri psichiatri nel corso del tempo. In fondo, il pensiero di Reich sull’energia deriva direttamente dall’universo mistico orientale che già con lo psichiatra Carl Gustav Jung e con l’orientalista Richard Wilhelm si era affacciato in Europa dopo la pubblicazione dell’I-Ching, l’antico libro cinese dei mutamenti.
Si dice che nel 1955, quando Albert Einstein morì, uno dei libri di Reich fosse stato ritrovato aperto sulla sua scrivania. Del resto, il grande scienziato ripeteva spesso che chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato. Aveva ragione ovviamente, perché il motore della scienza è proprio l’ignoto.
Ancora oggi, lo studio delle onde elettromagnetiche, come il suono o la luce, è uno dei campi più complessi della fisica. Quello che riserva le sorprese più incredibili.
Lo scienziato giapponese Masaru Emoto ha studiato il comportamento dell’acqua agli stimoli esterni, come le onde sonore, scoprendo che i cristalli che si formano nel liquido prendono sembianze diverse a seconda dello stimolo che subiscono. Si pensa che possa trattarsi di una forma di comunicazione o, perlomeno, di una risposta cosciente all’induzione esterna.
Siamo chiaramente parte di un sistema che possiamo utilizzare a nostro vantaggio, ma che risponde, più o meno consapevolmente, alle nostre azioni. Gli studi di Emoto sui cristalli d’acqua ricordano in parte quel che James Lovelock ha espresso bene in forma macroscopica. Lo stesso concetto di Stimolo-Organismo-Risposta si può leggere nella sua celebre Teoria di Gaia, il pianeta vivente. Se la Terra è malata, agisce come l’uomo, si cura e, come dice il ricercatore inglese, si autoregola. Di questa autoregolazione fanno parte fenomeni come l’effetto serra e la variazione del magnetismo terrestre.
L’eredità che ci hanno lasciato questi grandi scienziati è, dunque, enorme. Sappiamo che le forze invisibili possono essere usate tanto per curare quanto per distruggere. Possono veicolare infinite informazioni, ma anche procurare malattie incurabili. Forse la scienza stessa, che ha estratto queste conoscenze dai filtri magici del passato, che ha frugato nel regno dei morti ed in quello dei vivi, potrà indicare una via per l’uso corretto dell’ immensa fonte di energia che è l’elettromagnetismo. Forse, ci aiuterà addirittura a prevenire i disastri, se presterà attenzione ad alcuni dei suoi membri illustri.
Pier Luigi Inghina è stato lo scienziato aiutante di Guglielmo Marconi, che ha proseguito in proprio gli studi sulle onde elettromagnetiche. Inghina, sembra, sia stato in grado di predire i terremoti come il suo collega Raffaele Bendandi, piuttosto inviso alla scienza ortodossa, e inventò una macchina in grado di allontanare e richiamare le precipitazioni atmosferiche. Quest’ultima è stata filmata in azione da una troupe della RAI.
Di fronte a certe dimostrazioni è impossibile non chiedersi dove arriverà la scienza futura. Già con la fisica quantistica, i teorici stanno sondando aspetti della realtà un tempo rigettati con disgusto e derisione.
In fondo diceva Harold Wilkins: la conoscenza si annida nell’ignoto.
Forse, mai come adesso, le dimensioni sconosciute del sapere sono state a portata di umano.

Alessandro Moriccioni e Andrea Somma
(scrittori e documentaristi)

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