pubblicato il24 luglio 2013 alle 13:29

Scoperta ad Aprilia cooperativa con 1.325 lavoratori irregolari, denunciati i 6 amministratori succedutisi nel tempo

Al termine di una complessa verifica fiscale, avviata nei confronti di una cooperativa di produzione lavoro impegnata nel settore delle pulizie, la guardia di finanza di Aprilia ha portato alla luce un articolato sistema fraudolento, rilevando l’irregolarità della posizione fiscale e contributiva di ben 1.325 soci lavoratori, vittime ignare della frode .
L’attività ispettiva era scaturita dal riscontro dell’omessa dichiarazione dei redditi, da parte della cooperativa, a fronte di un ingente volume d’affari, ed aveva portato alla scoperta di oltre 9,6 milioni di euro di ricavi non dichiarati nonché di oltre 3 milioni di euro di iva evasa.
Tuttavia, in considerazione della tipologia del soggetto controllato (perlappunto una cooperativa di produzione lavoro), fin da subito l’attenzione dei militari si era concentrata sulla verifica della corretta osservanza della normativa in materia di ritenute fiscali e previdenziali.
Infatti, dall’esame puntuale di circa 13.000 buste paga è emerso che, a fronte delle prestazioni di lavoro effettuate, la maggior parte dei soci lavoratori non aveva percepito compensi, retribuzioni e salari, bensì emolumenti qualificati quali “indennità di trasferta” che, in base alla normativa vigente, non sono soggetti ad imposizione fiscale né a ritenute previdenziali ed assistenziali.
Poiché a fronte di tali indennità non è stata esibita alcuna documentazione di natura fiscale o amministrativa, comprovante la spettanza e l’effettività delle trasferte, è stata disvelata la vera veste dell’“indennità di trasferta”, utilizzata quale stratagemma per corrispondere lo stipendio ai lavoratori senza sottoporlo a ritenute fiscali e previdenziali.
In estrema sintesi, dunque, la condotta evasiva:
si è tradotta in un ingente danno erariale, riveniente sia dall’evasione fiscale accertata per l’irpef e l’iva, che dalla mancata effettuazione delle ritenute fiscali sulle paghe dei lavoratori (solo queste ultime pari a circa 1 milione di euro);
ha permesso alla cooperativa di proporsi sul mercato a prezzi concorrenziali inferiori rispetto alla media di quelli praticati dalle imprese regolari operanti nello stesso settore;
ha danneggiato anche gli stessi soci lavoratori (la cui gran parte era all’oscuro del complesso meccanismo fraudolento), i quali, pur avendo percepito di fatto una retribuzione netta in busta paga (ancorché denominata come “indennità di trasferta”) in base alle ore effettive di lavoro prestate (come da contratti collettivi nazionali), si sono ritrovati un minore versamento contributivo ai fini pensionistici.
Per tali condotte, i sei amministratori della cooperativa succedutisi nel tempo sono stati segnalati all’autorità giudiziaria per reati fiscali di vario genere (omessa dichiarazione, omesso versamento di ritenute ed omesso versamento di iva), nonché per truffa aggravata ai danni dello stato.

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