pubblicato il4 agosto 2013 alle 01:16

“Così Santa Barbara ci ha salvato”, parla il superstite della tragica esplosione della Casamatta di Città Sant’Angelo

Quattro morti e sei feriti ma il seppur già pesante bilancio dell’esplosione dell’azienda Di Giacomo a Città Sant’Angelo avvenuta nella mattinata del 25 luglio, sarebbe potuto essere ancora più pesante se non fosse stato per Santa Barbara, protettrice dei vigili del fuoco. Ne sono certi gli uomini della squadra Gamma 11 dei vigili del fuoco di Pescara, i primi ad arrivare sul posto dopo la prima terrificante esplosione che ha causa la morte dei tre proprietari dell’azienda, e coinvolti loro stessi nella seconda deflagrazione che ha causato il ferimento di quattro di loro e la morte di Alessio, il 22enne figlio di uno dei proprietari che cercava il padre ancora disperso. Rolando Flacco, 56 anni, (nella foto)
rolando Flacco il punto
caposquadra della Gamma 11 ricostruito i drammatici momenti dell’intervento compiuto insieme ai suoi compagni Salvatore Di Gabriele, Maurizio Berardinucci, Renato De Luca e Marcello Di Cerchio, tutti di età compresa tra i 45 e i 50 anni e tutti vigili del fuoco esperti. “Stavamo verificando le condizioni di una imbarcazione quando è arrivata la chiamata dalla centrale che ci inviava a Villa Cipressi dove c’era stata una esplosione. Non sapevamo altro e siamo partiti. Strada facendo arrivavano dettagli, che ad esplodere era stata la Di Giacomo e abbiamo capito che quel giorno sarebbe stato molto lungo e complicato”. Flacco racconta la cronaca dell’intervento in maniera dettagliata, ricordando ogni particolare. “Mentre eravamo in viaggio abbiamo indossato tutti gli indumenti di sicurezza: l’elmetto, la giacca protettiva, i guanti e due di noi anche gli autorespiratori e dopo 21 minuti eravamo sul posto. All’inizio della collina i carabinieri avevano chiuso la strada.
esplosione pescara1
Noi, a bordo dell’Aps, l’autobotte, ci siamo avvicinati e ho fatto fermare il mezzo in un luogo che pensavo sicuro, a circa 60 metri dalla ‘casamatta’, dietro al muro in cemento armato che tutte le aziende di quel tipo hanno per spingere verso l’alto ventuali onde d’urto dovute ad esplosioni. Lo scenario era apocalittico. La prima esplosione aveva disseminato fuochi di artificio in una vasta area e, di tanto in tanto, ne esplodeva qualcuno tra i roghi che si erano sviluppati. C’erano anche tre giovani, tra cui Alessio Di Giacomo, 22 anni, figlio di Mauro, 45 anni, titolare dell’azienda, disperso insieme ad altri due parenti Roberto e Federico di 39 e 50 anni. Abbiamo iniziato a stendere le manichette quando ho notato tre giovani. Alessio era a circa 10 metri da me e gli ho urlato in maniera brusca di allontanarsi e cercare un lato sicuro perché il rischio di un secondo scoppio era troppo alto ma l’esplosione non ha dato tempo. Ero di schiena alla ‘casamatta’ – ricorda il caposquadra – e mi sono ritrovato a circa cinque metri sbattuto a terra come un fuscello con le orecchie che mi fischiavano. Quando il fumo e la polvere si sono diradati ho pensato subito ai miei compagni. Ho trovato subito Marcello e Renato privi di sensi. Li ho scossi e si sono ripresi. Renato ha riportato la perforazione del timpano mentre Marcello la frattura di una mano. Insieme abbiamo cercato Salvatore e Maurizio che erano rimasti più vicino all’Aps (il loro camion autobotte) dietro al muro in cemento che, l’esplosione ha letteralmente disintegrato trasformando il cemento in proiettili. Gabriele era finito ad una decina di metri, dolorante e ha riportato ferite ad una caviglia e traumi in altre parti del corpo. Maurizio sembrava scomparso, invece, lo abbiamo ritrovato sotto l’automezzo completamente travolto da una quantità impressionante di materiale. Ho temuto per la sua vita. Lo abbiamo liberato ma non riuscivamo a farlo riprendere. Lui, oltre ai traumi ha riportato la compressione degli organi interni”. Ricostruita la squadra, seppur malconci, i vigili del fuoco hanno pensato ai tre giovani coinvolto dall’esplosione. “Per il giovane Alessio non c’era più nulla da fare – Racconta il caposquadra – E’ stato colpito da qualcosa alla testa e, senza casco, non ha avuto scampo. Gli altri due erano feriti e li abbiamo recuperati”.
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Con quattro vigili malconci e due feriti, era impossibile raggiungere gli operatori del 118, molto distanti da loro, che non potevano avvicinarsi perché non equipaggiati per evenienze simili. I loro colleghi della squadra Gamma 16, però, non hanno avuto tentennamenti e li hanno raggiunti portandoli in salvo ad una distanza di sicurezza. I quattro vigili feriti sono stati trasportati negli ospedali della zona, Flacco, invece, è rimasto a coordinare i soccorsi e a mettere in sicurezza l’area. “Ne sono certo – dice convinto il caposquadra della Gamma 11 – Santa barbara ci ha protetto. Il muro in cemento armato si è disintegrato, i pezzi di alcune auto sono state ritrovate a centinaia di metri, tra noi e lo scoppio c’era solo quella statua alta circa un metro che, nella devastazione più totale, è rimasta intatta come le nostre vite”.
Ermanno Amedei
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