Da condannato per appartenenza alle Brigate Rosse, a costruttore di velieri in miniatura. De Rosa: “Vi racconto la mia storia”

15 agosto 2013 0 Di redazione

Ermanno Amedei

Capelli bianchi e arruffati, aria serena e distesa, assembla velieri d’epoca in scala ridotta sotto gli occhi di tanti curiosi nessuno dei quali, però, immagina che passato possa avere alle spalle quell’uomo. Giuseppe Cerra, 59 anni di San Giovanni Incarico (Fr), per realizzare un vascello in scala impiega circa sei mesi mettendo insieme migliaia di minuscoli pezzettini e metri di filo. Lo incontriamo allo Yacht med festival di Gaeta mentre, in un affollato stand, assemblare un modello in scala uno a centro dell’Amerigo Vespucci.
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Il suo sogno, però, è quello di vedere la sua storia raccontata in un film, ma la sceneggiatura, non riguarderebbe certo la passione per i velieri in miniatura, quanto la vicenda giudiziaria che negli “anni di piombo” lo hanno visto coinvolto in un attentato brigatista. “Sul finire degli anni ‘70, ero operaio della Fiat di Cassino e rappresentante sindacale della Fiom. Venni indagato per l’attentato ai responsabili della sicurezza dello stabilimento e bastò solo il sospetto per farmi fare 3 anni e quattro mesi di carcere, più due anni di confino”. Giuseppe parla mentre continua ad incollare pezzi sul ponte del Vespucci. L’episodio a cui fa riferimento è quello che accadde la sera del 4 gennaio 1978, quando in un agguato rivendicato con una telefonata dal gruppo “Operai Armati per il Comunismo”, venne ucciso a Piedimonte San Germano, Carmine De Rosa, ex ufficiale dei carabinieri, divenuto capo dei servizi di sicurezza Fiat. Nella stessa occasione venne gambizzato Giuseppe Porta, anch’egli carabiniere in congedo e responsabile dei servizi di sorveglianza del centro-sud della Fiat.
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Cerra finì indagato insieme ad altre sette operai Fiat. Per loro l’accusa era pesantissima: omicidio, tentato omicidio e banda armata con funzione organizzativa del gruppo denominato Fcc (formazione comunista combattente). “Avevo 27 anni – racconta l’uomo mentre il Ponte del Vespucci è quasi completo – gli investigatori pensarono a me perché trovarono nell’ufficio di De Rosa una sorta di dossieraggio su una serie di persone interne alla Fiat che lui indicava come pericolose. Tra queste c’ero anche io forse perché mi ero distinto nella mia attività da sindacalista. A nulla valse dimostrare che al momento dell’attentato ero al lavoro. Feci comunque tre anni e quattro mesi di carcere preventivo, prima del verdetto, venni confinato in Calabria”. Giuseppe, per due anni, ha vissuto a Presila Calabrese, un paesino di duemila anime a quaranta chilometri da Crotone.
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“Quando arrivai lì – racconta – la gente si era mobilitata e stava manifestando in comune perché aveva saputo che sarebbe arrivato in paese un confinato e temeva per questo. Avevano pensato anche a realizzare blocchi stradali per impedire il mio arrivo. Quando la gente iniziò a conoscermi, però, cambiarono atteggiamento. Venni quasi adottato dal paesino. Avevo inviti a pranzo e cena tutti i giorni e non c’era festa di matrimonio a cui non partecipavo. Addirittura arrivarono ad organizzare una raccolta di firme per farmi togliere il confino. Dovetti aspettare comunque i due anni, e quando andai via organizzarono una grande festa di addio”.
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Il 2 aprile del 1986 si concluse il processo a suo carico. Giuseppe Cerra venne assolto dall’accusa di aver preso parte al commando di fuoco che commise l’omicidio, ma venne condannato a due anni di carcere per appartenenza a Banda Armata. Comunque, con la condizionale Giuseppe non avrebbe dovuto passare in galera neanche un giorno, ma aveva vissuto tre anni e quattro mesi di carcere preventivo oltre a due di confino. Oggi i tempi sono diversi e lui si è lasciato tutto alle spalle. Da allora si è sposato, è diventato padre di quattro figlie, ha avuto piccole parti in film con Michele Placido e la Ferilli, costruisce velieri e sogna un film che racconti la sua vera storia. “Ho tante cose da raccontare e spero che a qualcuno possa piacere l’idea di ricostruire la mia vita su un set cinematografico”.