pubblicato il18 settembre 2013 alle 11:10

Sequestrata dal Corpo Forestale dello Satto l acava di Rapino di proprietà della Sad Srl

Il Corpo Forestale dello Stato ha sottoposto a sequestro preventivo, su disposizione del GIP del Tribunale di Chieti, la cava di proprietà della SAD Srl, sita in località “Foce” di Rapino, dove era in corso una abusiva attività di estrazione di materiale lapideo.
Il personale dei Comandi Stazione Forestale di Pretoro e di Fara Filiorum Petri, dopo un’impegnativa attività d’indagine, che ha richiesto il costante monitoraggio del sito di cava per oltre un anno, ha rilevato un’evidente modificazione dello stato dei luoghi, dovuta ad illeciti lavori di escavazione e ad artificiose movimentazioni di terreno volte a mascherare gli scavi abusivamente realizzati.
La ditta proprietaria, autorizzata dal 2009 alla sola lavorazione del materiale lapideo estratto sino ad allora ed accumulato nel sito di cava, ma non all’effettuazione di ulteriori estrazioni, continuava in realtà a scavare. Ciò avveniva nonostante nel 2010 il Corpo Forestale dello Stato avesse già sottoposto a sequestro parte dell’area di cava, anche in quell’occasione a causa del mancato rispetto del veto di prelievo di nuovo materiale. Né il precedente sequestro, né l’espresso divieto di escavazioni e tantomeno la considerazione che la cava si trova in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed è compresa nei confini del Parco Nazionale della Majella hanno impedito l’opera di indiscriminato sfruttamento del territorio, realizzata in totale noncuranza sia delle prescrizioni di legge, sia degli evidenti effetti negativi sull’ambiente. Si aggiunga che non solo la ditta avrebbe dovuto astenersi dal prelevare ulteriore materiale inerte, ma il sito avrebbe dovuto essere assoggettato ad un riassetto morfologico e ad un recupero definitivo, secondo un progetto già approvato ma mai portato ad esecuzione.
Il GIP ha disposto il sequestro preventivo dell’intera area di cava, ove è risultato evidente che l’unico modo per interrompere la prosecuzione del reato è privare l’indagato della disponibilità materiale del bene. Il legale rappresentante della ditta proprietaria della cava ed esecutrice dei lavori è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di opere eseguite in assenza di autorizzazione paesaggistica.
Importante risultato, quello raggiunto dal Corpo Forestale dello Stato, avverso un’opera abusiva realizzata sotto gli occhi di tutti, ma documentabile solo attraverso un assiduo ed attento lavoro d’indagine, che ha consentito di dimostrare l’illecito e bloccare l’ennesima e gravissima attività di deturpamento del territorio.

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