pubblicato il19 novembre 2013 alle 09:10

Edilizia sostenibile, Rapporto Fillea Cgil-Legambiente: nel Lazio bene obbligo su rinnovabili ma manca normativa regionale

Nel Lazio da diversi anni esiste un obbligo di produzione minima del 50% di acqua calda sanitaria e di 1 kW per energia elettrica da rinnovabili per le nuove costruzioni o se viene rinnovato l’impianto termico e nel caso di ristrutturazioni che riguardino almeno il 20% del volume complessivo dell’edificio. Manca una normativa prescrittiva sull’edilizia sostenibile, a partire da rendimento ed efficienza energetica, che stabilisca anche limiti e sanzioni in caso di inadempienza. Questo il quadro che emerge sulla situazione laziale dal secondo Rapporto dell’Osservatorio congiunto Fillea Cgil – Legambiente “Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio”, presentato oggi presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano

 Alla nuova Amministrazione della Regione Lazio chiediamo di lavorare subito per una normativa che punti sull’edilizia sostenibile, su risparmio ed efficienza energetica, visto l’impegno già assunto di 235 milioni di Euro per bandi destinati per larga parte alla green economy, e anche in vista del nuovo piano energetico che dovrà essere approvato –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Servono strumenti normativi e finanziari per l’edilizia sostenibile, un programma concreto per il risparmio e l’efficienza energetica, il risparmio idrico e l’uso di materiali innovativi, linee guida per i regolamenti edilizi comunali, criteri regionali per la certificazione energetica degli edifici. Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio, la strada su cui puntare per aprire una fase di profondo cambiamento del settore delle costruzioni. Solo ripensando gli edifici e riqualificando gli spazi urbani, si potrà uscire dalla crisi del settore, creare nuove opportunità di lavoro, soddisfare la domanda di abitazioni e quella di qualità delle abitazioni azzerando il consumo di suolo, abbattendo le emissioni di CO2 , arginando così lavoro sommerso ed abusivismo edilizio. Una via da imboccare subito, anche per sfruttare i fondi europei della nuova programmazione 2014-2020, che sulla base della Direttiva europea 2012/27 prevedono impegni chiari e vincolanti per fare dell’efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio.”

Nel Lazio si deve puntare su una legislazione regionale ben impostata per favorire l’innovazione nel settore edilizio. E’ debole la normativa su rendimento ed efficienza energetica degli edifici, mancano obblighi e limiti, così lo strumento di certificazione energetica degli edifici, non può decollare se non prevede anche controlli e sanzioni. Serve una strategia regionale per gli interventi di efficienza energetica, la riqualificazione urbana e l’individuazione di interventi del patrimonio pubblico e privato da finanziare e realizzare.

 

Nel Lazio, allo stesso tempo, esistono alcuni esempi concreti già avanzati, secondo il Rapporto Fillea Cgil-Legambiente. Un esempio concreto è la riqualificazione di un edificio esistente in via Arno a Roma, in un’area con vincoli storico-artistici, dove si è ottenuto un elevato livello di sostenibilità energetico-ambientale grazie alla scelta dei migliori materiali e componenti disponibili sul mercato e all’attenta selezione delle stesse imprese che realizzano l’opera. Anche a Monterotondo è stata messa in campo una sperimentazione progettuale con particolare attenzione agli aspetti relativi all’efficienza energetica ed ecologica: il progetto ha riguardato un edificio di housing sociale pubblico per 18 alloggi, dove grazie al controllo della ventilazione naturale, del raffrescamento passivo, dell’illuminazione naturale e del riscaldamento passivo si è potuto raggiungere una notevole efficienza mantenendo basso il costo di costruzione dell’edificio.

Su queste materie, dal gennaio 2014 scatteranno obblighi importanti derivanti dalla Direttiva 2012/27: ogni anno dovranno essere realizzati interventi di ristrutturazione in almeno il 3% delle superfici coperte utili totali degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà pubblica per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica della precedente Direttiva 2010/31 con l’obiettivo di svolgere “un ruolo esemplare degli edifici degli Enti pubblici”.

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