pubblicato il22 novembre 2013 alle 12:05

Estorsione in carcere, nei guai due detenuti nella casa circondariale di Frosinone

In data odierna, i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Comando Provinciale di Frosinone, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Frosinone dott.ssa Annalisa Marzano, su richiesta della locale Procura dott.ssa Rita Caracuzzo, nei confronti di M.V., 34enne originario di Roma e L.M., 33enne originario di Salerno, entrambi già detenuti presso la Casa Circondariale di Frosinone rispettivamente per rapina e traffico di sostanze stupefacenti, poiché ritenuti responsabili di “concorso in estorsione e tentativo di induzione a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità giudiziaria”. Il provvedimento trae origine da una articolata e delicata attività d’indagine avviata nel mese di luglio 2013 a seguito del tentativo da parte di una donna di introdurre e consegnare, in occasione dei consueti colloqui, al figlio detenuto all’interno della locale Casa Circondariale la somma di cinquecento euro. Le investigazioni, subito avviate dopo il sospetto tentativo di passaggio di denaro che faceva ipotizzare altre e più gravi condotte delittuose che si potevano consumare all’interno dell’Istituto di pena, hanno permesso di acquisire univoci elementi probatori a carico dei destinatari del provvedimento ai quali viene contestata una continuata attività estorsiva in danno di altro detenuto ed il tentativo di fargli ritrattare dichiarazioni connesse alla medesima vicenda fornite all’Autorità giudiziaria e agli inquirenti. L’indagine, parallelamente condotta mediante attività tecniche e attraverso tradizionali metodologie investigative, ha permesso, in alcuni casi, di monitorare in diretta le pressioni ed i pestaggi che si consumavano all’interno della cella carceraria consentendo di ricostruire le dinamiche del grave delitto ed il movente, individuato nella reiterata richiesta della somma di denaro di tremila euro, di cui 1150,00 euro effettivamente consegnati, quale pagamento di una fornitura di sostanza stupefacente non meglio specificata. La locale Casa Circondariale e tre detenuti che condividono la medesima cella sono l’insolito contesto ed i protagonisti della vicenda che ha visto nell’odierna misura cautelare il suo epilogo. I due, detenuti veterani e con un curriculum criminale di spessore, per nulla intimoriti o frenati dalla loro condizione di ristretti, non esitano nel pervicace intento di far “onorare” il vantato credito, a porre in essere un’estenuante azione intimidatoria in grado di soggiogare la loro vittima, annullandone qualsivoglia volontà di rifiuto. In effetti quest’ultima a più riprese e con modalità diverse fa giungere ai suoi aguzzini la complessiva somma di 1.150,00 euro. Le prime settecento euro in contanti, introdotte all’interno del carcere in occasione di colloquio tra la parte offesa e la genitrice. Trecento euro fatte inviare dalla stessa genitrice alla compagna del 34enne, anch’ella detenuta presso il Carcere di Bologna, tramite vaglia postale e la restante somma di centocinquanta euro attraverso altro vaglia postale diretta al 34enne ed eseguito sempre materialmente dalla mamma ma con l’indicazione di un mittente estraneo al proprio nucleo familiare, accorgimento questo imposto dall’uomo al fine di eludere la riconducibilità di quella dazione di denaro alla richiesta estorsiva in atto. L’ostinata azione dei due non si arrestava né dopo il rinvenimento, nel corso di perquisizione nella cella, di prezioso materiale investigativo consistente, tra l’altro in indicazioni scritte che il 34enne forniva alla sua vittima in ordine alle modalità di consegna del denaro né dopo il trasferimento della stessa vittima ad altra Casa Circondariale. Infatti, a seguito della prima circostanza, i due non esitavano ad aggredire, all’interno della cella, fisicamente e verbalmente la parte offesa al fine di fargli ritrattare quanto ritenevano potesse aver riferito agli inquirenti con la contestuale richiesta di consegna del denaro da loro preteso; nella seconda circostanza, non potendo più esercitare le loro pressioni direttamente sulla vittima, nel frattempo fatta trasferire, escogitavano di inviare una lettera minatoria alla genitrice della stessa per il tramite della compagna del 34enne, la quale, a sua volta, avrebbe dovuto far ricopiare integralmente il contenuto della stessa ad altra persona e farla spedire dall’esterno della struttura carceraria. Tale ulteriore iniziativa non si realizzava solo perché lo scritto, già stilato e contenente oltre alle gravi minacce da riportare anche tutte le indicazioni in ordine alle modalità di scrittura e di invio, veniva intercettato e sottoposto a sequestro.

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