pubblicato il10 novembre 2013 alle 11:24

Gli italiani (anche grazie alla crisi) si scoprono ciclisti. Il mercato delle biciclette è l’unico che regge

Sarà la crisi, sarà la coscienza ambientale che si risveglia, saranno entrambe le cose; gli italiani sembrano aver riscoperto l’amore per la bicicletta. Seppure le vendite del 2012, secondo Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), sono in leggera flessione, il dato è positivo considerando le pesantissime cadute nelle vendite di auto, motocicli e ciclomotori. Al milione e 600mila biciclette nuove vendute, va sommato il fiorente mercato dell’usato che, in particolare nel 2013, ha rappresentato un vero boom. Sempre l’Ancma ha stimato che nelle cantine degli italiani erano stipate 32 milioni di biciclette, molte delle quali, dopo una revisione meccanica, sono tornate su strada. Il mercato degli accessori e dei ricambi, infatti, nel 2012 è cresciuto del 4.5%. Numeri che trovano conforto nelle parole di Domenico Caneschi, 56 anni, che in piazza Mare All’Arco a Gaeta,(Nella foto)
biciclettadomenico è proprietario di una rivendita e officina di Biciclette e scooter che esiste da 60 anni. “Vendite come quelle di quest’anno le ricordo solo nel periodi dell’austerity del 1974 o nel boom delle mountain-bike e Bmx agli inizi degli anni ’90. E’ evidente la tendenza della gente a volersi liberare letteralmente degli scooter o dei ciclomotori in genere per acquistare una bici o riparare quella che già si possiede. La bicicletta a differenza dei ciclomotori non costa nulla in termini di assicurazione, bollo, revisione e carburante, è quasi certamente per questo che nell’ultimo anno abbiamo lavorato quasi esclusivamente per aggiustare biciclette, ripararle o montare accessori come ad esempio i seggiolini per i bambini. Una buona affermazione – conclude Domenico – le hanno avuto anche le biciclette elettriche con la pedalata assistita, ma su quel settore la concorrenza è spietata”.
La bicicletta costituisce una mobilità che costa meno rispetto alle altre a motore, inquina di meno, fa stare meglio, bypassa il traffico, lo snellisce, favorisce la socializzazione e permette di vivere meglio la città. Tutti argomenti che, già da tempo, avrebbero dovuto fare delle due ruote (a pedali) il principale mezzo di locomozione quantomeno nei centri urbani. “Molti sono portati a spigare questo cambiamento di tendenza con la sola crisi economica che certamente ha dato una spinta al ritorno alla bici, ma è l’italiano e la sua mobilità che sta cambiando”. Lo sostiene Giulietta Pagliaccio, 54 anni, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab) (Nella foto).
bicicletta fiap “La mia opinione è che c’è voglia di uno stile di vita più dinamico, maggiormente attento all’ambiente”. Una coscienza green, dunque, che si sta svegliando. “Dico questo – continua Pagliaccio – perché mi piace poco la lettura che si fa della crisi che spinge la gente al ‘mezzo povero’; la bicicletta è economica ma è ricca di risorse. Il ciclista arriva prima, non ha problemi di parcheggio, sta bene perché fa moto”. Altro che mezzo di trasporto povero o per poveri. “Germania, Austria, Olanda e Danimarca, dove la bicicletta è il principale mezzo usato per gli spostamenti, non sono Paesi del terzo mondo”.
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Più persone che pedalano costituisce un circolo virtuoso che ha risvolti economi positivi finanche per le casse dello Stato. “La mezz’ora di bicicletta per andare a lavorare, la mezz’ora per il ritorno, costituiscono quell’ora di attività fisica quotidiana necessaria per stare bene e limitare l’accesso alla sanità pubblica facendola risparmiare”. L’automobilista convinto, però, potrebbe obiettare: E come si fa ad andare in bici quando piove?. “Anche in questo caso vanno citati quei paesi in cui la cultura del pedale è affermata da tempo e da lì arriva un altro insegnamento secondo il quale non esiste una stagione che non è adatta alla bicicletta, ma esiste un abbigliamento non adeguato. In Italia ¬– sostiene la presidente della Fiab – il problema è strutturale e di miopia politica. Si continuano a costruire città a misura di automobili che sono invivibili per ciclisti e pedoni. Qualcosa, anche se timidamente, sta cambiando. Sale a 60 il numero dei parlamentari che costituisce il gruppo politicamente trasversale impegnato nel promuovere una mobilità sostenibile e la cultura della bicicletta”. Cosa fare in città per incentivare l’utilizzo della bici è presto detto. “Oltre alle piste, nel centro urbano bisogna adeguare la velocità delle auto alla sicurezza per i ciclisti, scendendo dagli attuali 50 chilometri orari ai 30; aumentare le zone a traffico limitato; diffondere il sistema di bike sharing (affitto biciclette), ma perché funzioni deve essere pensato e integrato nel piano dei trasporti pubblici”. Del resto è la paura di essere investiti il vero freno all’uso della bicicletta. Nel 2011 l’Istat ha contato che rispetto al 2010 il numero di ciclisti morti è aumentato del 7,2%. “E’ un circolo vizioso – conclude la presidente della Fiab – Più pericolo di investimenti meno ciclisti; meno ciclisti più automobilisti; più automobilisti più pericolo di investimenti”.
Ermanno Amedei

I COSTI
Niente assicurazioni, niente Bollo, niente obbligo alla revisione e la manutenzione costa decisamente meno rispetto ai macchine e ciclomotori. La bicicletta, al di là degli aspetti culturali e salutari, è la reggina del risparmio. Usata la si acquista, se ci si accontenta, anche per poche decine di euro; mediamente 50; se non si cerca il top 200 euro bastano per comprarne una nuova. Ce ne sono poi di particolari e sofisticate il cui prezzo arriva anche a superare anche quello dei ciclomotori. Per un casco mediamente si spendono 20 euro, meno di dieci per le bretelle rifrangenti. Se non si ha un garage, un telo per coprirla all’esterno costa una decina di euro. Considerando poi l’aumento dei furti è consigliabile spendere anche tra i 5 e i 10 euro per un buon sistema di protezione tipo corda d’acciaio con lucchetto. Un impermeabile per sfidare in bici anche le intemperie costa mediamente tra i 10 e i 15 euro.

LE REGOLE
Il codice della strada, vale anche per i ciclisti. Stop, semaforo rosso, precedenza ai pedoni sulla strisce pedonali; gli stessi obblighi degli automobilisti. Il controsenso lo si può fare purché si porti a mano la bici (non in sella) e che non si costituisca comunque intralcio al traffico. Stesso discorso per i marciapiedi e per le isole pedonali. Il ciclista, inoltre sulle strade provinciali ha l’obbligo di indossare il casco protettivo, le bretelle e casacche catarifrangenti. Attenzione a uscire sprovvisti di luci, magari anche quelle a batteria. Essere in regola con il codice della strada è importante anche per aspetti assicurativi in caso di incidente ma anche per evitare sanzioni, inusuali per i ciclisti ma comunque possibili. Lo sa bene un ciclista di Cassino che due anni fa è stato multato dalla polizia Stradale perché contemporaneamente pedalava e parlava al telefonino.

I LADRI DI BICICLETTE
furto di bici il punto
Il crescere della richiesta di biciclette ha stuzzicato l’interesse della malavita per il settore. I furti delle due ruote sono quelli che più di altri, anno per anno, aumentano. Quello più eclatante risale a fine agosto quando 13 bici sono state rubate a cinque famiglie tedesche in vacanza a Viareggio. Al ritorno dalla spiaggia non hanno trovato più le loro due ruote e, comprensibilmente amareggiati, hanno deciso di interrompere la loro vacanza in Italia. Ma il fenomeno riguarda tutto il Paese, da nord a sud. Spesso le catene o le corde di acciaio con cui si assicurano i mezzi a pali o staccionate vengono tagliate con cesoie; quando il sistema antifurto regge, i predoni staccano i pezzi non assicurati: le ruote, il manubrio, la sella, il cambio. Tutto finisce in una filiera dell’illegalità dove le bici vengono disassemblate i cui pezzi, poi, ricomposti in altre bici rivendute in mercatini dell’usato. Impossibile o quasi per i proprietari ritrovarle o, nel remoto caso, ottenerne la restituzione.

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