Dopo il Parlamento Europeo, l’artista Cassinate Alessandro Nardone, sarà ricevuto anche dal Papa

18 dicembre 2013 0 Di admin

Un’ altra perla è quella che Alessandro Nardone ha appena aggiunto alla sua già significativa carriera di artista.
Il prossimo gennaio, cioè, il pittore cassinate sarà ricevuto dal Papa in quanto selezionato per la mostra di arti visive “Francesco: dal Santo al Santo Padre”, che si terrà dal 19 al 28 dicembre prossimi presso la Basilica di S. Paolo fuori le Mura.
L’artista, la cui ricerca riscuote oggi elevato e condiviso apprezzamento, è appena reduce dal successo dell’esposizione al Parlamento Europeo, lo scorso settembre. L’iniziativa culturale, voluta dal consigliere regionale Marino Fardelli e sostenuta dall’europarlamentare Francesco De Angelis, ha inteso promuovere un progetto di educazione alla pace e di rigetto di qualsiasi guerra, predisponendo l’ autorevole palcoscenico europeo ad un opportuno e profondo spazio di suggestione e dibattito.
In tal senso, l’Amministrazione Comunale di Cassino, a partire dalla testimonianza diretta vissuta dalla Città durante i tragici fatti del 1944, ha già affidato al Nardone il percorso pittorico ”Il Calvario di Cassino– L’ultima bomba”, attraverso una mostra itinerante delle sue opere in Paesi che hanno vissuto direttamente un evento bellico.
Dopo Ortona, legata a Cassino per la stessa collocazione sulla linea difensiva Gustav, la mostra ha fatto tappa a Varsavia, a Karlovy Vary nella Repubblica Ceca, in attesa dei prossimi allestimenti a Sydney e ad Hiroshima.
Nel febbraio-marzo 2014, in occasione del 70° anniversario del bombardamento della città, la mostra ritornerà a Cassino, alla presenza prevista del Capo dello Stato. Curatore dell’evento il professor Vittorio Sgarbi, che presenzierà personalmente all’inaugurazione.
Le tele della mostra, di dimensioni 140 x 200, sono dipinte ad olio in stile dichiaratamente figurativo ed hanno tutte un filo conduttore: l’impegno e l’anelito dell’uomo nel riconvertire le macerie annientanti della guerra in materiale di rinascita emotiva e di ricostruzione.
I personaggi delle sue opere -seminaristi, ufficiali, scalpellini, angeli, contadine- esprimono una convinta ed ammirata fiducia nella vita, a partire anche da spezzoni di tradizioni e di memorie condivise. Tutte testimonianze di un vivere che vuole vincere la tentazione di accontentarsi del semplice sopravvivere.
Se i volti dipinti evocano umanità, umiltà, nostalgia, disperazione, rassegnazione per quel che è andato perduto, che non è e non sarà più, nel contempo, su quei volti segnati, si legge anche quell’operosità intrinseca nella serietà delle persone comuni. E’ come se le creature del Nardone esprimessero la loro piena voglia di esserci, sia contro il tentativo di chi aveva criminalmente deciso la loro soppressione, sia contro quel senso di rassegnazione tipico degli oppressi. E’ l’evidenza di come tutto si converte, tutto si dà una possibilità di trasformazione e di trasmutazione.
La lezione dell’Autore è che proprio quando tutto sembra distrutto o sembra potersi distruggere, è allora che la ricerca della propria identità, fino all’eccellenza, ci può salvare e può rappresentare per noi uno straordinario aggancio alla vita, una vita altrimenti troppo distante da noi.
Oltre “Il Calvario di Cassino”, la produzione complessiva di Alessandro Nardone si mostra decisamente estesa, includendo affreschi ed opere in vetrofusione collocate in varie Chiese, nonché diversi murales. Il più grande, di circa 250 metri è allestito nel sottopassaggio ferroviario di Sondrio.
I suoi dipinti parlano dell’attuale: “le figure, leggere e apparenti, scivolano come ombre sulla superficie del fondo, ruvida e assorbente come l’intonaco dei nuovi ghetti urbani”, come recensisce Massimo Bignardi. Altri apprezzati critici si sono espressi sulla poetica dell’artista, come Rocco Zani: “Quando l’interlocutore crede che la multidimensionalità dell’immagine abbia concluso la percorrenza, Alessandro Nardone propone nuovi, ulteriori possibilismi. In attesa che, ancora una volta, il camminamento devii per sequenze altre.
Per Alessandro Nardone si sono scomodati calibri come Giulio Carlo Argan: “visione, compatta, semplice, assoluta come quella suprema bellezza senza attributi che è il segreto dell’anima” ed Elio Mercuri, che ne ha curato l’ esposizione alla Quadriennale di Roma: “geometria dell’anima, pensiero del cuore” e ultimamente (29 novembre 2013) Philippe Daverio invitandolo alla Biennale di Firenze, Save Art: Identità italiana, Identità europea.
Chi, ormai da svariati anni, segue la produzione di Alessandro è Fausto Russo, il noto ed apprezzato psichiatra ed analista della comunicazione: “Alessandro, con il suo camice nero di uomo delle meraviglie, va ad acchiappare le forme inespresse di energia, tutto il materiale emotivo che la gente non si è permessa di esprimere. Lo va a recuperare, riuscendo a convertire quegli indizi di emozioni mancate in ciò che volevano invece rivelare”.
Nel suo studio, come in un laboratorio alchemico di sottili e forti passioni, Alessandro Nardone dipinge al buio con solo una luce puntata sulla tela bianca, utilizzando come strumento occhi, mani, colori. E’ così che si esalta la sua capacità di catturare un momento e un movimento, facendolo continuare sulla tela, tanto che sembra che ogni centimetro di tela possa essere, o diventare, un dipinto a sé.
Il professor Fausto Russo, che ha recensito più volte l’Artista, curandone anche i cataloghi ed esaltandone la poeticità avventuriera della sua ricerca, così si esprime: “La sua traccia è molto chiara: ci si libera dalle zavorre non permettendo alla routine di prendere il sopravvento, ma uscendo da quel confine deteriorante che preferiamo chiamare confort, ma che è stasi.
Vivere rinunciando ai propri desideri ed alla propria crescita, arrivando a mentire a sé stessi per non dispiacere gli altri, è stasi ed è malattia. Per evitarle, allora, ci si dovrà trovare pronti a farsi abitare dall’amore, quella nozione spesso mistificata e snaturata che, invece, non è altro che cercare di cogliere ogni volta nuove ispirazioni, come fa Alessandro, per avanzare, sognando, tra le stelle”.