Giorno: 10 gennaio 2014

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Giornalisti e poligrafici de “La Provincia” in assemblea, l’azienda: “Andate via”

Di admin
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Prosegue la protesta dei giornalisti e dei poligrafici del quotidiano “La Provincia” di Latina in assemblea permanente da ieri sera presso la sede di Frosinone. Nel corso della giornata di oggi, ai lavoratori, senza stipendio da maggio, la Effe Cooperativa spa ha presentato una proposta insoddisfacente: la copertura di circa una mensilità (su nove che ne deve) per chiudere l’accordo in Regione per una cassa integrazione a zero ore senza alcuna concreta garanzia sulle altre spettanze. L’offerta è stata rifiutata dall’assemblea in corso, in accordo con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali Associazione Stampa Romana e Slc Cgil Latina e Frosinone. Dura la replica dell’azienda: il presidente della Effe Cooperativa ha diffidato i lavoratori a proseguire la protesta all’interno dei locali del giornale. Protesta che consiste in un’assemblea permanente nella sala riunioni della redazione di piazza Caduti di via Fani, indetta da Stampa Romana e Slc Cgil e per la quale è stata data immediata comunicazione alle Prefetture e alle Questure di Latina e Frosinone. Va aggiunto che i lavoratori in protesta oggi stesso hanno chiesto un incontro all’imprenditore Arnaldo Zeppieri, in qualità di ex presidente della Effe e di socio di riferimento della testata del Gruppo Zeppieri Costruzioni, per cercare una soluzione a questa assurda e drammatica impasse: 21 famiglie sul lastrico, senza 9 mensilità, in attesa della definizione di un accordo per la cassa integrazione e senza prospettive per il futuro, vista la chiusura della redazione di Latina da parte dell’azienda avvenuta lo scorso 5 gennaio. I lavoratori in assemblea permanente hanno ricevuto la solidarietà di numerosi cittadini e dei consiglieri regionali Enrico Forte del Pd, Giuseppe Simeone di Forza Italia e Rosa Giancola del gruppo Per il Lazio i quali hanno mostrato un particolare interessamento per il caso “La Provincia”, preannunciando interrogazioni e verifiche.

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Consuntivo carabinieri, a Frosinone diminuiscono i reati, aumenta il lavoro dell’Arma

Di admin

Diminuiscono i reati commessi in provincia di Frosinone ma il lavoro dei carabinieri aumenta. E’ quanto emerge dal consuntivo 2013 reso pubblico dal comando provinciale dei carabinieri di Frosinone. Nell’anno appena trascorso, infatti, sono stati denunciati a tutte le Forze di Polizia 13.028 reati (contro i 14.117 del 2012). Di questi, su 11.088 reati, ha proceduto l’Arma, contro i 10.674 dell’anno precedente in 3.970 casi sono stati individuati gli autori. Diminuiscono le rapine, da 130 a 111, mentre i furti hanno fatto registrare un incremento con 4935 furti denunciati (di cui 4022 segnalati alla sola Arma dei Carabinieri) a fronte dei 4829 del precedente anno. Oltre due arresti al giorno, quelli fatti dai militari dell’Arma che hanno totalizzato 730 persone arrestate e ne hanno denunciate in stato di libertà 4.381. Sono 1500 i fogli di via e 220 mila sono state le persone controllate; 37.495 le auto. Diminuiscono le denunce per usura passando da 7 del 2012 a 5 del 2013 ma questo dato viene letto negativamente dagli uomini del Colonnello Antonio Menga che, sull’argomento registrano ancora resistenze da parte delle vittime a segnalare le vicende in cui risultano coinvolte. Le denunce di violenza sessuale su donne sono state 21 (19 l’anno precedente) con 13 persone arrestate e 3 deferite in stato di libertà. In incremento le estorsioni (nessuna collegata alla criminalità organizzata) 56, a fronte delle 51 dell’anno precedente.

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La Fòcara: il Santo, l’Uomo e la Terra. A Novoli (Le) il falò più grande d’Europa

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La Comunità novolese trova vera espressione di sé nel rituale della sua festa più grande legata al culto di Sant’Antonio Abate che nei giorni del 16 e 17 gennaio con la “fòcara” sottolineerà al meglio le radici agropastorali di questa complessa porzione di Salento. Un appuntamento indispensabile con la tradizione nell’inverno salentino, mirabilmente confuso tra folklore e religiosità popolare: oltre ai rituali religiosi la festa del santo patrono di Novoli comprende la benedizione degli animali e soprattutto il rito pagano, di più intensa compartecipazione popolare, dell’accensione di uno dei più grandi falò devozionali del mediterraneo, “la fòcara” (20 metri di diametro e 25 di altezza). La presenza di tale evento ha consolidato la festa novolese che si è trasformata gradualmente senza soluzione di continuità in cent’anni d’inquietudine per l’attesa del nuovo anno. Le origini della presenza della fòcara a Novoli da alcuni è genericamente attribuita all’opera dei veneziani; mentre, altri la individuano intorno al XV secolo ancor prima della richiesta di avere Sant’Antonio come patrono di Novoli. Negli ultimi anni la progettazione della fòcara è stata affidata ad artisti internazionali come Mimmo Paladino e Hidetoshi Nagasawa mentre la realizzazione è sempre curata dalle maestranze novolesi. In ogni caso è certa la data del `700 come attestato dagli atti comunali. Particolare attenzione è stata posta dal fotografo Dante Sacco alla nesso tra gli elementi della Festa di Sant’Antonio Abate e la Fòcara e l’attività di approvvigionamento e costruzione della enorme pira: “ Trovare il nesso logico tra la coltura materiale della vite e la cultura immateriale del santo perché la “fòcara” – dice Dante Sacco – nasce certamente come atto necessario di bonifica dei campi dalle fascine provenienti dalle potature dei vigneti per poi trasformarsi in una sincera forma di devozione al santo. L’atto successivo della purificazione avveniva ed avviene per mezzo del fuoco così che la sua forma è divenuta con gli anni una vera scommessa dell’uomo purificatoe proteso verso la fertilità di un nuovo anno. Il titolo della ricerca fotografica , Igni materiam praebeo , sta dunquead indicare l’esaltazione del momento precedente la fòcara, l’atto dell’alimentare il fuoco attraverso il lavoro dell’uomo; si svelano in questi scatti i momenti della costruzione, le facce dei maestri di fascina che trasmettono sapienza e sapere ai più giovani. Il tutto nel lungo paesaggio salentino, con le sue geometrie rurali e le nuvole ad altezza d’uomo”.

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Sì del Consiglio di Stato al potenziamento del Tribunale di Cassino. Respinto il ricorso di Sora

Di redazionecassino1

Il consolidamento del Tribunale di Cassino è ormai realtà ed in tal senso si è espresso anche il Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Sora contro la precedente sentenza con la quale il TAR del Lazio, sezione distaccata di Latina, aveva confermato la legittimità del trasferimento degli uffici sorani presso la sede del centrale del Tribunale cassinate. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha respinto il ricorso presentato dal Comune di Sora adducendo le motivazioni riportate di seguito: “sulla scia dei precedenti della Sezione (cfr. 02373 del 26.6.2013) e della sentenza n. 237/2013 della Corte Costituzione, gli atti organizzativi impugnati appaiono del tutto ineccepibili; i profili connessi alle difficoltà organizzatine devono essere ritenute comunque di carattere contingente e transeunte; conseguentemente non è ravvisabile alcun danno irreparabile giuridicamente meritevole di tutela.”

“Per quanto emerso anche dalla sentenza del Consiglio di Stato, l’impegno dell’Amministrazione è quello di continuare sulla strada intrapresa sin dal momento in cui il Governo centrale ha deciso questo nuovo assetto giudiziario nel nostro territorio. Siamo certi che, come finora è stato fatto, gli uffici giudiziari del Tribunale di Cassino, oggi implementati con le sedi distaccate di Sora e Gaeta, continueranno a svolgere egregiamente il proprio lavoro, favorendo quella collaborazione necessaria per garantire un servizio efficiente ed efficace nell’interesse dei cittadini del territorio.” Questo il commento del sindaco di Cassino, Giuseppe Golini Petrarcone, a seguito della sentenza emessa in data odierna dal Consiglio di Stato.

 

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Scambia acceleratore per freno e vola giù con l’auto per cinque metri, 40enne di Gaeta in gravi condizioni

Di admin

Ha fatto una retromarcia troppo repentina finendo per sfondare un muretto, precipitando con l’auto per circa cinque metri. Ha dichiarato ai soccorritori di aver confuso acceleratore con il freno e, l’errore, gli è costato caro. Un 40enne rumeno residente a Gaeta in via Canada, si è messo alla guida della sua Renault Scenic e ha fatto marcia indietro. Purtroppo per lui, non è uscito solo dal parcheggio, ma dal piazzale, finendo sul terrazzamento sottostante. Immediatamente soccorso, l’uomo ha riportato un preoccupante trauma cranico e, per questo, è stato trasferito in elicottero a Latina. L’eliambulanza è atterrata nei pressi di via Canada. Sul posto i carabinieri che hanno richiesto anche un alcool test. e i vigili del fuoco che hanno dovuto mettere in sicurezza l’auto rimasta… in vericale. Er. Am.

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Bandi dirigenziali a Cassino, Marsella (Udc): “Situazione imbarazzante, sindaco e assessore facciano chiarezza”

Di admin

“La copertura di alcuni posti dirigenziali del comune di Cassino è ora legata ad una bagarre che spero si risolva al più presto per poter permettere alla macchina amministrativa di procedere nel lavoro con tutte le figure professionali di cui necessita”. A parlare è il consigliere comunale Robertino Marsella, il referente dell’Udc che è anche membro della I Commissione sugli Affari Generali e Personale, oltre che della VI Commissione che è quella che si occupa, oltre che degli Affari Istituzionali, anche della Polizia Locale. “Proprio il concorso inerente il posto di Comandante della Polizia Locale ha creato una situazione a dir poco imbarazzante per la città di Cassino che si trova scoperta di una serie di posti dirigenziali definitivi e, politicamente, nel bel mezzo di una querelle a colpi di provvedimenti – continua Robertino Marsella – Una situazione imbarazzante che auspico si risolva al più presto con la massima chiarezza per l’esclusivo bene della città in nome della trasparenza e della legalità”. Il consigliere Marsella chiede anche l’intervento del sindaco e dell’assessore preposto proprio in sede di commissioni: “Chiederò al sindaco e all’assessore preposto di intervenire in audizione per chiarire questa vicenda e portare comunicazioni inerenti le novità e i provvedimenti che si intendono adottare nel rispetto della chiarezza e dei ruoli istituzionali oltre che della vigilanza amministrativa. Attenderemo con fiducia in sede di Commissioni tutte le spiegazioni del caso, oltre che le comunicazioni riguardo le azioni da intraprendere per risolvere la questione e coprire i posti vacanti dirigenziali con figure altamente professionali così come la città di Cassino merita. Quanto avvenuto ha delle responsabilità politiche ed amministrative ed il sindaco non può far finta di nulla. Si attendono quindi da lui provvedimenti” ha concluso il consigliere comunale Robertino Marsella, referente dell’Udc.

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Coltiva marijuana nello sgabuzzino di casa, 34enne arrestato a Fossacesia

Di admin

Piante di marijuana coltivate in una piccola serra in legno realizzata nello sgabuzzino della propria abitazione. E’ quello che hanno scoperto i Carabinieri di Fossacesia nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata, ieri sera, a casa di un 34enne del posto, noto alle forze dell’ordine, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di produzione e detenzione illecite di sostanze stupefacenti. L’attività svolta dagli uomini dell’Arma è scaturita a seguito di una serie di controlli effettuati per contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio del Comune di Fossacesia. Nella serra “fai da te”, opportunamente illuminata mediante l’utilizzo di lampade e riscaldata con un sistema temporizzato, i militari hanno rinvenuto tre piante di marijuana, due dell’altezza di circa 80 centimetri ed una di circa 50 centimetri. Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti anche 35 semi e foglie essiccate di cannabis indica, una modica quantità di hashish, un coltello con una lama di 4 centimetri, un trinciaerba ed un taglierino utilizzato per il trattamento dello stupefacente. L’uomo è stato tratto in arresto e, su disposizione dell’A.G., posto ai domiciliari.

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“La ‘Ndrangheta è una scelta di vita”, arrestato a Roma imprenditore calabrese

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Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno arrestato il noto imprenditore calabrese, CAPANO Pasquale – da anni residente a Roma e contiguo ad ambienti malavitosi di matrice ‘ndranghetista – in quanto, attraverso l’utilizzo di società intestate a prestanome, ha posto in essere una serie di investimenti di dubbia liceità nel settore turistico immobiliare, agevolando, anche indirettamente, il clan di ‘ndrangheta “MUTO” di Cetraro (Cosenza).

Già nello scorso marzo 2013, il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, aveva sottoposto a sequestro preventivo un’importante azienda operante nel settore agricolo-zootecnico, in una nota località turistica lucana, di fatto riconducibile al CAPANO.

L’ultima operazione, che ha portato all’arresto, oltre che del CAPANO Pasquale anche della moglie FUSCONI Antonella e del cognato FUSCONI Stefano, questi ultimi due agli arresti domiciliari, riconosce la bontà dell’attività d’indagine esperita e giunge all’esito di un complesso iter giudiziario.

La Sezione per il riesame dei provvedimenti restrittivi del Tribunale di Roma ha accolto pienamente l’appello proposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nella persona del Procuratore Capo Dott. Giuseppe Pignatone e Sost. Proc. D.ssa Palaia Maria Cristina, riconoscendo non solo la sussistenza di una grave scorta indiziaria nei confronti del CAPANO, della moglie e del genero ma, soprattutto, la sussistenza delle ipotizzate esigenze cautelari.

Più in particolare, i giudici del riesame, valorizzando le investigazioni delle Fiamme Gialle del G.I.C.O. e condividendo le motivazioni integrative sottolineate dalla Distrettuale Antimafia capitolina, sottolineavano la forza probatoria di un’illuminante lettera, rinvenuta nel personal computer del CAPANO Pasquale in una perquisizione.

Tale missiva, peraltro indirizzata ad altro pregiudicato mafioso, nel ricordare come l’affiliazione ‘ndranghetista costituisca una scelta di vita e non già solo un’opportunità affaristica, evidenziava il ruolo criminale preminente del CAPANO sul destinatario, per poi tenere quella che, in maniera perfetta, è stata definita una vera e propria lezione di “diritto mafioso”.

Essere ‘ndranghetisti è una scelta non più revocabile e che crea un vincolo di sangue tra gli associati ineludibile, chiamati sempre ad un mutuo soccorso, anche e soprattutto in ipotesi di (prevedibili) “infortuni giudiziari”.

Emblematiche, a tal riguardo, le seguenti affermazioni “…la prima cosa che mi è stata spiegata nelle prime frequentazioni di alcuni ambienti è stata la differenza fra CONCETTO DI AMICIZIA e FRATELLANZA…infatti L’AMICIZIA è espressione di una frequentazione abituale, LA FRATELLANZA…rappresenta un “LEGAME””. E ancora “…è proprio su questo principio (FONDAMENTO DELLA FILOSOFIA MASSONICA) che è stato concepito il “RITUALE INIZIATICO” di accettazione ed ingresso nella “SACRA FAMIGLIA e ONORATA SOCIETÀ”, radicato nella storia antica della nostra terra d’origine (CALABRIA). …si entrava a far parte dell’ONORATA SOCIETÀ attraverso un atto definitivo (PATTO DI SANGUE), che si stabiliva il LEGAME DI FRATELLANZA, tutto questo perché era stato considerato unico vero meccanismo nel comportamento umano che evitava ATTI DI TRADIMENTO…il tempo infatti ha dato ragione agli UOMINI D’ONORE di una volta, che consideravano l’ONORATA SOCIETÀ pari alla SACRA FAMIGLIA, di conseguenza non come OPPORTUNITÀ AFFARISTICA ma come SCELTA DI VITA che imponeva “REGOLE” basate sul PRINCIPIO DELL’ONORABILITÀ e DELLA FRATELLANZA”.

Ogni commento appare superfluo rispetto agli inquietanti valori criminali alla base delle regole comportamentali mafiose. In tal senso, peraltro, importanti collaboratori di giustizia ovvero acquisizioni investigative pregresse avevano già consentito di sottolineare il ruolo del CAPANO Pasquale come soggetto:

(a) “vicino” all’organizzazione ‘ndranghetista investigata, operativa nella zona di Roma, potendo peraltro muoversi addirittura con un passaporto diplomatico;

(b) in contatto con personaggi di spicco della criminalità romana quali il noto TERRIBILE Enrico conosciuto alle cronache giudiziarie della Capitale per i suoi trascorsi di usuraio e vicino al più noto Enrico NICOLETTI, entrambi coinvolti in diverse indagini per i delitti di usura ed estorsione, da ultimo condannati nel 2007 per associazione a delinquere finalizzata all’usura, estorsione, truffe, reati societari ed altro;

(c) in affari e responsabile di specifiche condotte usuraie insieme al noto CASAMONICA Luciano, parimenti personaggio di spicco della malavita capitolina.