Giorno: 11 gennaio 2014

11 gennaio 2014 0

Depuratori sequestrati dal Noe a Frosinone, botta e risposta tra Acea e Iannarilli

Di redazione
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La questione dei depuratori sequestrati dai carabinieri del Noe diventano oggetto di acceso scontro tra l’Acea che li gestisce e il parlamentare Antonello Iannarilli. “Le esternazioni a mezzo stampa, di coloro che confondono il sequestro probatorio di un manufatto con una sentenza di condanna passata in giudicato, – scrive in una nota stampa l’Acea – si qualificano, senza bisogno di commenti, per ciò che sono. Spiace constatare che un’attività di verifica, condotta responsabilmente da chi è deputato ad eseguirla, venga confusa, purtroppo ad arte, per un accertamento definitivo, non solo di responsabilità, ma anche -ed addirittura- di danni ambientali irreparabili. Acea Ato 5 S.p.A. -le cui maestranze sono impegnate quotidianamente, con dedizione e passione, per gestire, seppur alle difficilissime condizioni date, il servizio idrico integrato nell’ambito territoriale 5 Lazio Meridionale-Frosinone- tutelerà, in ogni sede, la propria onorabilità imprenditoriale. Il Gestore, inoltre, ribadisce la propria fiducia nell’operato delle autorità inquirenti”. Alla nota stampa fa eco quella del Parlamentare di Forza Italia, ex presidente dell’amministrazione provinciale di Frosinone. “Apprendo dalla stampa le dichiarazioni del presidente di Acea Ato 5 e noto con stupore di essere stato da quest’ultimo accusato di aver travisato il comunicato stampa del Noe e di avere a proposito, già emesso una sentenza a sfavore della società. Egli sostiene che il controllo effettuato dalle autorità è relativo solo ed esclusivamente alla verifica delle analisi chimiche e che dunque si può parlare solo di semplice sequestro probatorio. Tengo a precisare che pur avendo la situazione molto chiara su quanto operato da Acea Ato 5, non è nelle mie competenze poter emettere una sentenza di condanna. Non avevo dubbi circa la non competenza in materia di acqua da parte del presidente, ma che questi non sapesse leggere neppure un comunicato stampa o un avviso di reati mi giunge nuovo. Il comunicato del Noe esprime in termini chiari i reati relativi alla gestione illecita dei sistemi di depurazione, frode nelle pubbliche forniture, nonché falso ideologico e danneggiamento. Alla faccia del semplice controllo delle analisi!!!!!!!! Il signor presidente dovrebbe sapere o ricordare che ho iniziato io la battaglia contro Acea e che a breve pubblicherò un memorandum che raccoglie al suo interno tutto quanto è accaduto dall’inizio ad oggi. Forse è opportuno ricordare al presidente che la sua società ha risposto ad una gara fornendo una relazione dalla quale si evinceva il 70% delle anomalie sugli acquedotti e sui sistemi di depurazione, che non è mai stato rispettato il contratto iniziale e che gli investimenti anelati da Acea non sono mai stati messi in atto. Ci sono depuratori che non hanno l’autorizzazione allo scarico dal 2003 e la cosa peggiore è che nessuno aveva controllato questi scarichi! Se un Ente preposto al controllo trova un’azienda priva di autorizzazione allo scarico, questa viene immediatamente chiusa e posto l’impianto posto sotto sequestro. Per quale motivo Acea dovrebbe essere trattata in modo diverso? Come già detto questo è solo l’inizio, anche perché dal mio esposto si evince in modo chiaro che l’Acea ha circa 80 depuratori sprovvisti di autorizzazione allo scarico, totalmente senza controllo. Questi impianti inquinano giornalmente la nostra terra e stanno creando un danno ambientale davvero incalcolabile”.

11 gennaio 2014 0

Merce sequestrata agli abusivi consegnata alla Caritas e all’associazione Ec di Ceccano

Di admin

E’ avvenuta questa mattina presso il comando di Polizia Locale di Ceccano la consegna agli operatori della Caritas cittadina e all’associazione Ec di Ceccano, della merce oggetto di quattro anni di sequestri da parte degli agenti della Polizia Municipale sul territorio. Biancheria intima e per la casa nonché oggettistica di vario genere risultato di trenta sequestri saranno destinati a chi ne ha bisogno cosi come ha voluto il sindaco Manuela Maliziola attraverso l’Ordinanza numero 1 del 2014. La consegna è avvenuta alla presenza del Sindaco Manuela Maliziola, il Comandante Flaminio Alteri, gli operatori della Caritas Diocesana Locale Antonello Di Mario e Marco Bartoli e Tonino D’Annibale e Vincenzo Carlini dell’associazione Ec Ceccano. In questi giorni le due associazioni smisteranno equamente il materiale destinandolo alle famiglie più bisognose. “Il quantitativo di merce sequestrata agli ambulanti abusivi anziché essere distrutta – afferma il primo cittadino – viene assegnata ai cittadini la cui ristrettezza economica non consente loro magari di acquistare articoli di uso comune come la biancheria intima o la biancheria per la casa ed altri articoli desinati ad uso domestico. Si tratta di un piccolo gesto di vicinanza e attenzione nei confronti di delle famiglie con problemi economici”. La merce, accumulata in quattro anni all’interno del Comando di Polizia Municipale, dopo i sequestri operati agli ambulanti abusivi sul territorio e coordinati dal comandante Flaminio Alteri e dagli istruttori di vigilanza, sono una trentina di sacchi. Il gesto dell’ Amministrazione va letto nell’ottica della vicinanza ai cittadini e come deterrente per l’abusivismo dilagante sul territorio. “Spesso tra gli ambulanti si infiltrano anche malintenzionati. I nostri continui controlli sul territorio – afferma il Comandante Flaminio Alteri – sono finalizzati a prevenire eventuali truffe e furti ai danni dei cittadini”.

11 gennaio 2014 0

“La ‘Ndrangheta è una scelta di vita”, gli avvocati dei coniugi Capano: “Notizie ad orologeria”

Di admin

In merito alla notizia pubblicata dalla nostra testata il giorno 10 gennaio 2014 raggiungibile all’inidirizzo http://www.ilpuntoamezzogiorno.it/2014/01/la-ndrangheta-e-una-scelta-di-vita-arrestato-a-roma-imprenditore-calabrese/, i legali dei diretti interessati puntualizzano quanto segue che riceviamo e pubblichiamo:

I sottoscritti avv.ti Carlo Maria Romeo ed Isabella Dore, entrambi del Foro di Torino, difensori di fiducia dei sig.ri Pasquale Capano, nato a Belvedere Marittimo il 21-11-61, e di Antonella Fusconi, nata a Roma il 20-2-68, formulano la presente per significarVi quanto segue, in relazione alle notizie da Voi pubblicate in data odierna, in merito agli arresti effettuati ed alle ragioni dei medesimi. Gli articoli ed i servizi giornalistici che hanno inondato stamane il mondo dell’informazione mediante ogni mezzo (carta stampata, radiofonia, televisione e cosiddetto web) risultano, per le ragioni che si diranno infra, in patente contrasto con i doveri di verità e pertinenza che devono informare di sé ogni atto di esercizio del diritto/dovere di cronaca risultando, per ciò stesso, gravemente lesivi della reputazione degli indagati. Ed invero: 1- quanto all’obbligo di verità, si rileva che esso risulta violato per imprecisione ed ambiguità delle espressioni utilizzate, nonché mercé il travisamento degli atti processuali, evidentemente frutto di una superficiale conoscenza. Valga premettere che né il sig. Capano né, tantomeno, la sig.ra Fusconi (peraltro, sostanzialmente incensurata) risultano essere mai stati condannati per il, ovvero imputati del, reato di associazione di stampo mafioso quali appartenenti alla `ndrangheta. Parimenti, nessuna incolpazione di tal guisa viene mossa loro nel procedimento penale oggetto delle notizie di stampa de quibus ante. Aggiungasi che l’aggravante di aver agito al fine di agevolare una qualsivoglia associazione di stampo mafioso non è mai stata in alcun modo contestata alla sig.ra Fusconi; l’unica volta che venne contestata al sig. Capano, nel 2002, l’aggravante dell’art. 7 della legge 203/91 venne dapprima esclusa dal Tribunale del Riesame di Catanzaro e poi definitivamente esclusa dalla Cotte di Appello di Catanzaro e dalla Suprema Corte di Cassazione. 2- Quanto al dovere di pertinenza, interpretato nella sua più ampia accezione di pubblico ed attuale interesse alla acquisizione e diffusione di una notizia, non v’è chi non veda come esso risulti palesemente violato per intempestività. Ed invero, contrariamente a quanto riportato dagli organi di informazione destinatari della presente, incorsi sul punto in un clamoroso quanto inspiegabile errore, la privazione della libertà personale dei coniugi Capano non è affatto intervenuta nella giornata odierna, né si è verificato alcun fatto, né è stato compiuto alcun atto avente la benché minima rilevanza procedimentale. Incomprensibili appaiono, pertanto, le ragioni di codesto scalpore “in differita”. Ove allo stupore per cotanta superficialità si aggiunga la constatazione secondo cui il clamore mediatico è stato scatenato, in totale assenza di palesi cause efficienti, proprio nelle more di ben due fondamentali decisioni giurisdizionali che investono, a vario titolo, le persone degli indagati, non si può sfuggire all’ombra cupa del sospetto di una (pur, sperasi, pro charitate patriae, forse insussistente) speciosa strumentalizzazione degli organi di informazione cui, non per la prima ed, ahinoi, nemmeno per l’ultima volta, vengono fatte filtrare ad orologeria notizie, se non radicalmente false, quantomeno lacunose e tendenziose, al malcelato scopo di creare, in una opinione pubblica progressivamente privata di quel grado di obiettiva criticità che costituisce la cifra distintiva tra cittadini e sudditi, un clima sfavorevole alla difesa. Ed invero, il sottoscritto avv. Romeo tiene a rimarcare che il sig. Capano trovasi in stato di custodia cautelare in carcere non già per il reato di appartenere alla `ndrangheta o altra associazione mafiosa, sibbene per i reati di interposizione fittizia di persona, commessi tutti in epoca risalente ad oltre un lustro fa, tanto che almeno uno di essi risulta a tutt’oggi già estinto per intervenuta prescrizione. Parimenti, alcuni dei beni intestati agli indagati ed attualmente in sequestro, quali presunti oggetti della fittizia intestazione, sono già stati restituiti, in quanto di acclarata lecita provenienza. Secondo l’assunto della Pubblica Accusa, il Capano avrebbe fittiziamente intestato beni a lui riferibili alla consorte sig.ra Fusconi, ed al fratello di lei. Valga rilevare, sul punto, che a tacere del fatto che tali ipotesi di reato non sono state ancora vagliate da un Tribunale, il Gip aveva illo tempore rigettato la richiesta di applicazione delle misure cautelari. Tale decisione fu poi inopinatamente ribaltata soltanto in seconda istanza dal Tribunale della Libertà di Roma. Aggiungasi che, per ironia della sorte, lo sfruttamento mediatico del dramma personale della privazione preventiva della libertà è coinciso temporalmente con l’approvazione da parte della Camera dei Deputati di un atto normativo che, in ossequio alla presunzione di non colpevolezza costituzionalmente sancita, mira a rendere l’istituto della custodia cautelare davvero residuale e solo quando qualsiasi altra misura venga ritenuta inidonea a prevenire ulteriori condotte criminali. Per tali ragioni, i difensori sottoscritti Vi diffidano a pubblicare la presente missiva a titolo di rettifica nell’ambito della prima edizione utile. In difetto, si vedranno costretti a suggerire ai loro assistiti di adire l’Ufficio della Procura della Repubblica territorialmente competente affinché proceda per il reato di diffamazione con il mezzo della stampa. Certi che vorrete spontaneamente ottemperare a quanto richiestoVi che risulta secundum ius, nella sua più alta accezione di ars boni et aequi, sì da contribuire in maniera determinante, tramite il difficile quotidiano esercizio di una corretta e completa informazione, alla formazione di una armoniosa, equilibrata ed autenticamente democratica coscienza critica nazionale, Vi porgono distinti saluti.

11 gennaio 2014 0

Vertice in Prefettura a Frosinone sulle metodologie di Biodiversità per il recupero della valle del Sacco

Di admin

Vertice in Prefettura sulle metodologie di biorimedio per la messa in sicurezza di terreni contaminati da metalli e sostanze organiche prospicienti il fiume Sacco in zona Asi Ieri, venerdi 10 gennaio, si è tenuta presso la Prefettura di Frosinone la prima seduta del Tavolo tecnico convocato dal Comune per verificare la fattibilità, sia tecnica, sia amministrava, delle metodologie di “biorimedio” da utilizzarsi al fine di implementare la messa in sicurezza di quei terreni risultati contaminati da metalli e da sostanze organiche prospicienti il fiume Sacco, in zona A.S.I.. Alla riunione erano presenti il Dott. Marco Spaziani e il Dott. Giuseppe Sarracino, delegati dall’Assessore all’Ambiente del comune di Frosinone Dott.ssa Nicoletta Anastasio, unitamente al Dott. Roberto Crescenzi, in rappresentanza dell’Area Bonifica Siti Inquinati della Regione Lazio, il Dott. Fabrizio Gismondi, in rappresentanza dell’Ufficio regionale “Valle del Sacco”, l’Ing. Umberto Bernola e l’Ing. Pierfrancesco Vona, in rappresentanza del Servizio Bonifiche Siti Inquinati della Provincia di Frosinone, l’Ing. Massimiliano Ricci e l’Arch. Claudio Ferracci, in rappresentanza del Consorzio A.S.I. di Frosinone e il Dott. Angelo Massacci, Primo Ricercatore del C.N.R. – I.B.A.F.. Alla riunione, pur se invitata, non era presente la Direzione del Servizio tecnico dell’ARPA Lazio. I lavori, introdotti dal Vice Prefetto Vicario Dott. Emilio Dario Sensi e dal Capo di Gabinetto Dott. Edoardo D’Alascio, sono proseguiti con l’esposizione, da parte del Dott. Massacci, delle metodologie di “biorimedio” effettivamente applicabili nei terreni tipici della Valle del Sacco ed utili a mitigare e contrastare la contaminazione dovuta ai metalli e ai composti organici presenti nel suolo o nelle acque sotterranee. In breve, le metodologie di “biorimedio” sfruttano, singolarmente o sinergicamente quei processi di depurazione del terreno o delle acque sotterranee che le piante sono in grado di espletare naturalmente. I principali sistemi di depurazione del terreno o delle acque sotterranee espletati dalle piante sono la Rizodegradazione (cioè la depurazione del terreno dai contaminanti tramite la biodegradazione da parte delle colonie microbiche che avvolgono e permeano l’apparato radicale delle piante), la Fitostabilizzazione (cioè l’assorbimento e l’immobilizzazione nell’apparato radicale delle sostanze contaminanti) e la Fitoestrazione (cioè l’assorbimento, dal terreno alle parti aeree della pianta, delle sostanze contaminanti). Tutti i presenti al tavolo tecnico hanno ritenuto fattibili ed applicabili, al caso in esame, le metodologie di biorimedio esposte dal ricercatore del C.N.R. – I.B.A.F. e, tal riguardo, il Comune di Frosinone ha ribadito la volontà di mettere in essere, di concerto proprio con il C.N.R. – I.B.A.F., un sistema di implementazione della messa in sicurezza di quei terreni prospicienti il fiume Sacco, in zona A.S.I. , risultati contaminati da metalli e da sostanze organiche, predisponendo un progetto preliminare che verrà sottoposto alla valutazione tecnico amministrativa dell’Area Bonifica Siti Inquinati della Regione Lazio. L’Ufficio regionale “Valle del Sacco”, il Consorzio A.S.I. di Frosinone e la Provincia di Frosinone hanno immediatamente manifestato la loro più completa disponibilità a collaborare, ognuno per le proprie competenze, allo sviluppo di tale progetto. Il Sindaco, Avv. Nicola Ottaviani e l’Assessore all’Ambiente, Dott.ssa Nicoletta Anastasio, ringraziano sua Eccellenza il Prefetto, Dott.ssa Emilia Zarrilli, per aver ospitato la prima riunione del Tavolo tecnico in questione, conclusosi in maniera più che positiva grazie alla fattiva collaborazione manifestata da tutti gli Enti presenti all’incontro.

11 gennaio 2014 0

Sgominata banda di rapinatori di uffici postali, quattro arresti a Frosinone

Di admin

Durante i primi mesi dell’anno 2010, in questa provincia si registrava una significativa recrudescenza di rapine ai danni di Uffici Postali e Istituti di Credito. Nell’ambito dell’attività info-investigativa svolta sul territorio dai militari del NORM della Compagnia CC di Frosinone e della Stazione capoluogo, si acquisivano concordanti informazioni tali da far ritenere che gli autori delle azioni criminose fossero noti malavitosi residenti in questo centro e collegati ad esponenti della criminalità dell’hinterland romano. Le indagini proseguivano congiuntamente al personale della locale Squadra Mobile, avendo quest’ultimo personale acquisito convergenti notizie riguardanti gli stessi personaggi. A fronte di un così allarmante fenomeno, vista la frequenza con cui venivano compiuti gli assalti, la ferocia e la determinazione manifestata dagli autori che oltre ad usare armi da fuoco arrivano, persino, ad utilizzare una grossa moto troncatrice a scoppio allo scopo di terrorizzare e costringere gli impiegati ad aprire le porte blindate (altrimenti con tale mezzo sarebbero comunque entrati tagliando le barriere di sicurezza), venivano attuata una attività di controllo eseguita solo con tradizionali strumenti d’indagine (servizi di osservazione, controllo e pedinamento)

I primi riscontri si ottenevano in data 6 ottobre 2010, allorquando dopo un estenuante pedinamento, effettuato congiuntamente da Carabinieri e Polizia di Stato, protrattosi da Frosinone fino a Colleferro, gli operanti riuscivano ad arrestare in flagranza di reato tre dei componenti della banda, per un tentativo di rapina attuato in danno del Credito Cooperativo di Paliano filiale di Colleferro.

Nella circostanza vennero catturati i seguenti pluripregiudicati:

• Quarta Sergio di anni 53, che all’epoca approfittando del beneficio della semi-libertà (con permesso di lavoro presso una ditta di Paliano durante la giornata e rientro la sera presso un Istituto Penitenziario della capitale), riusciva a compiere gli efferati delitti scoperti;

• Verdicchio Antonio di anni 55, che all’epoca approfittando anch’esso della detenzione domiciliare (con permesso di assentarsi solo per breve periodi dal domicilio per adempiere a incombenze connesse con la gestione di attività commerciale propria), ), riusciva in tale luogo prima ad organizzare e poi a dare corso in prima persona agli efferati delitti sinora scoperti;

• Buono Cosimo di anni 45, che all’epoca lavorava alle dipendenze del complice V.A. presso l’attività commerciale sita nella zona di Frosinone scalo e gestita da quest’ultimo.

Il successivo sviluppo delle indagini permetteva di accertare l’esistenza di delineato gruppo criminoso e che agiva ed operava secondo consolidati schemi, utilizzando per la fuga auto rubate e moto di grossa cilindrata, adottando astuti stratagemmi per tentare di sfuggire all’eventuale identificazione (guanti in lattice, tute da imbianchino, giubbotti, parrucche, occhiali da sole e cappellini vari). Tuttavia, le attività svolte permettevano comunque di scoprire altri due componenti della banda Pizzutelli Gianni, di anni 40 e Politovas Raimonda di anni 36, quest’ultimi coinvolti in altre tre rapine consumate in danno di altrettanti uffici postali. Sostanzialmente, tutti i soggetti indicati risultavano gli autori in concorso delle seguenti rapine:

• Ufficio Postale di Castelmassimo di Veroli – 27.05.2010 – Bottino circa 14 mila Euro; • Ufficio Postale di Arnara – 27.10.2010 – Bottino circa 12 mila Euro; • Ufficio Postale di Borgo Vodige di Sabaudia (LT) – 16.06.2010 – Bottino circa 7 mila Euro. (asportando nel complesso circa 33 mila Euro).

A conclusione della fase investigativa, il Pubblico Ministero – D.ssa Monica Montemerani -concordando con le risultanze investigative raccolte, richiedeva al GIP – Dr. Francesco Mancini – presso il Tribunale di Frosinone nr. 4 Ordinanze di Custodia Cautelare a carico dei responsabili delle citate azioni delittuose per i reati di concorso in rapina aggravata, ricettazione e furto aggravato, contestando allo stesso tempo ad uno di essi ( Verdicchio Antonio ) anche il reato di spaccio di sostanze stupefacenti (Cocaina).

L’Ufficio del G.I.P del citato Tribunale, condividendo la richiesta del P.M. emetteva quattro provvedimenti restrittivi di cui 2 in carcere e 2 agli arresti domiciliari che, nella mattina odierna, venivano tutti eseguiti dal personale del N.O.R.M della Compagnia CC di Frosinone congiuntamente al personale della Squadra Mobile di Frosinone. Infine va detto che a seguito dei tre arresti eseguiti a Colleferro nell’ottobre 2010, si è registrato un significativo calo di rapine, ai danni di Uffici Postali e Istituti di Credito, in questa provincia.

11 gennaio 2014 0

Tutto pronto per la sagra della “crespella” a Santa Francesca di Veroli

Di admin

Gran fermento a Santa Francesca di Veroli per la cinquantesima edizione della Sagra della Crespella, appuntamento fisso per gli amanti della tradizione e del folklore ciociaro. Domenica 9 Marzo 2014, giorno in cui si celebra la Santa Patrona della frazione, Santa Francesca Romana, centinaia di grandi e piccoli abitanti della stessa si trasformeranno in ciociari dell’ottocento, riproponendo per i quanti accorreranno scene di vita quotidiana dell’epoca. L’idea venne nel 1965 ad un gruppo di persone della zona che, assieme ai due parroci di allora don Carmelo e don Giuseppe, decise di riproporre in occasione delle celebrazioni religiose per la santa, per i più piccoli e per non dimenticare, quelli che erano gli atti abituali dei nostri antenati. Tradizioni che si tramandavano da generazioni, come la Scartolocciata, ovvero la festa organizzata dopo la raccolta del granturco, in occasione della rimozione del cartoccio dalle pannocchie (lo scarteloccio), una festa vera e propria, con canti e balli accompagnati dall’organetto. Alla rievocazione è associata la degustazione della Crespella, ciambella di pasta di pane zuccherata fritta nell’olio bollente e cosparsa di zucchero che le nostre nonne preparavano in occasione delle ricorrenze più importanti. Dal 1965, ogni anno i santafrancescani organizzano la manifestazione, che prevede una sfilata di carri folcloristici (ciascuno a rappresentanza di una contrada), in costume tipico ed in dialetto, con la messa in scena della tradizione che hanno deciso di rappresentare, spiegando con cura e dedizione i procedimenti che portavano alla buona riuscita di ogni azione quotidiana dell’epoca. Sul palco, invece, a fare da sottofondo alle rappresentazioni, gli organetti di Ninitto,della Scuola di Musica Expressione Musica. In contemporanea, presso la sala dell’ex-lavatoio, si terrà la mostra mercato di artigianato locale “CrespellArte”, dove sarà possibile acquistare costumi, ciocie, manufatti e tanto altro. Presso l’ex Lavatoio sarà inoltre possibile tesserarsi all’Associazione Amici della Sagra della Crespella, aiutando i volontari del Comitato a portare avanti un’importante tradizione. Come ogni anno sarà presente lo stand di Poste Italiane – che anche quest’anno ha attivato cartolina e annullo speciale filatelico – e quello della Pro Loco di Veroli, che fornirà informazioni non solo sulla manifestazione, ma anche sulle bellezza artistiche della città di Veroli. Due giri di salterello, una cantata di stornelli ciociari, un bicchiere di buon vino e una crespella, qual miglior modo di trascorrere una domenica di inizio primavera? Santa Francesca è una frazione del comune di Veroli, in provincia di Frosinone, importante meta turistica laziale che ospita, tra l’altro, una delle tre Scale Sante al mondo.

11 gennaio 2014 0

Condannato penalmente avvocato che esercita senza essere iscritto all’albo, anche se in possesso dell’abilitazione

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Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo: Per la Cassazione Penale per far scattare il carcere per esercizio abusivo della professione è sufficiente curare le pratiche legali e non è necessaria la presenza in udienza. La spendita del titolo costituisce anche “falsa dichiarazione a pubblico ufficiale”. 4 mesi di reclusione a leccese Dura sentenza per un leccese da parte della Cassazione penale che ha ritenuto colpevole di esercizio abusivo della professione e di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale un avvocato che pur avendo conseguito l’abilitazione esercitava la professione senza essere iscritto all’albo.

Per la Suprema Corte, peraltro, ai fini del perfezionamento del reato non è necessaria la spendita del nome davanti a giudici o altri pubblici ufficiali: l’esercizio abusivo della professione si configura per il solo fatto che il professionista curi pratiche legali per clienti senza comparire in udienza come avvocato. La sentenza 646/14 della quinta sezione penale della Corte di Cassazione depositata in data di ieri 10 gennaio ha, infatti,.confermato la decisione per un professionista, rinviato a giudizio per i reati previsti dagli articoli 348 e 495 del Codice Penale, ossia per aver esercitato la professione legale senza alcuna iscrizione all’albo e per la spendita del nome davanti a giudici e altri pubblici ufficiali.

Nel ricorrere innanzi ai giudici di legittimità, l’imputato aveva sostenuto che, affinché si configuri il reato di esercizio abusivo non è determinante la mancata iscrizione all’albo, ma la mancanza di abilitazione che lui invece aveva conseguito. Per i giudici di Piazza Cavour, che hanno rigettato il ricorso proposto dal professionista, ai fini della configurazione del delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato è sufficiente la condotta di chi, conseguita l’abilitazione statale, eserciti l’attività professionale prima di aver ottenuto l’iscrizione all’albo professionale.

Ciò secondo l’interpretazione più recente delle Sezioni Unite della Suprema Corte che hanno statuito che: «La norma incriminatrice dell’articolo 348 c.p., che punisce chi abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, trova la propria ratio nella necessità di tutelare l’interesse generale, di pertinenza della pubblica amministrazione, a che determinate professioni, richiedenti particolari requisiti di probità e competenza tecnica, vengano esercitate soltanto da chi, avendo conseguito una speciale abilitazione amministrativa, risulti in possesso delle qualità morali e culturali richieste dalla legge». Neanche il richiamo alla sentenza 199/93 della Corte costituzionale scrimina il reo, non solo perché non è compito della Consulta interpretare le norme di diritto, ma soprattutto perché la ricordata decisione non affermava affatto un principio in contrasto con quello dichiarato dalla Corte di legittimità.

In buona sostanza con la richiamata sentenza delle Sezioni Unite, i giudici di legittimità hanno stabilito che «ciò che la norma penale individua come elemento necessario e sufficiente per l’integrazione della fattispecie è l’assenza di quella speciale abilitazione che lo Stato richiede per l’esercizio della professione, mentre il contenuto ed i limiti propri di ciascuna abilitazione, non rifluiscono – come ritiene il giudice a quo – all’interno della struttura del fatto tipico, ma costituiscono null’altro che un presupposto di fatto che il giudice è chiamato a valutare caso per caso».

Infine, anche il motivo di ricorso circa il concorso dei reati di esercizio abusivo e spendita del titolo risulta essere infondato. Gli ermellini rilevano che «l’esercizio abusivo della professione legale, ancorché riferito allo svolgimento dell’attività riservata al professionista iscritto nell’albo degli avvocati, non implica necessariamente la spendita al cospetto del giudice o di altro pubblico ufficiale della qualità indebitamente assunta, sicché il reato si perfeziona per il solo fatto che l’agente curi pratiche legali dei clienti o predisponga ricorsi anche senza comparire in udienza qualificandosi come avvocato; ne deriva che quando quest’ultima condotta si accompagna alla prima, viene leso anche il bene giuridico della fede pubblica tutelato dall’art. 495 Cp e si configura il concorso dei detti reati».

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un precedente significativo che chiarisce ancor più precisamente gli angusti limiti per il pieno esercizio della professione forense; ciò anche a tutela della platea dei clienti e dei cittadini stante l’interesse generale sotteso al delicato compito che spetta ai difensori.

11 gennaio 2014 0

“Montecassino 1944 – Errori, menzogne e provocazioni”, il libro inchiesta di Tasciotti sui retroscena della distruzione dell’Abbazia

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Roosevelt disse di averlo appreso da un giornale del pomeriggio, Churchill non ne parlò per anni. Ma fu solo dei militari alleati la decisione di bombardare l’abbazia di Montecassino il 15 febbraio 1944? “Montecassino 1944 – Errori, menzogne e provocazioni” è il titolo del libro inchiesta ricco di testimonianze dirette di monaci e rifugiati sopravvissuti e di documenti inediti dei National Archives di Londra, del Churchill Archives Centre di Cambridge e della Santa Sede con cui Nando Tasciotti segue non solo la trama della battaglia che dal 12 gennaio al 18 maggio ’44 coinvolse soldati di oltre venti nazioni, ma documenta soprattutto gli scenari politico-diplomatici della vicenda, ciò che accadde in Vaticano, a Londra, Berlino e Washington prima, durante e dopo il bombardamento. Perché, distrutto il monastero, Hitler esultò, Roosevelt mentì, Pio XII tacque e Churchill si nascose? Il premier britannico non poteva non sapere quel che stava accadendo sulla Linea Gustav. Dal 26 gennaio al 14 febbraio ’44 Churchill scambiò con i generali Alexander e Wilson almeno 10 telegrammi relativi al fronte di Cassino e all’attività del corpo neozelandese. E l’ultimo, forse decisivo, fu inviato venti ore prima del bombardamento. A 70 anni da quel tragico avvenimento – partendo dal salvataggio dei tesori dell’abbazia, e di quello di San Gennaro che vi era stato nascosto – l’autore apre nuovi scenari su quello che i tedeschi propagandarono come «un crimine», gli inglesi definirono «una necessità militare» e gli americani, ma solo più avanti, «un tragico errore». NANDO TASCIOTTI. È giornalista d’inchiesta. Ha lavorato per «Paese Sera» e «Il Messaggero», di cui è stato inviato speciale per quasi 25 anni, in Italia e all’estero. Partendo da una conoscenza diretta dei luoghi e dei sopravvissuti al bombardamento di Montecassino, ha dedicato questi ultimi anni allo studio della battaglia, approfondendone soprattutto i poco conosciuti retroscena diplomatici.