pubblicato il2 gennaio 2014 alle 15:07

In Gran Bretagna sarà istituito un registro delle operazioni estetiche

Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo.

Dopo gli scandali delle protesi, su tutte le PIP e le Depuy, lo “Sportello dei Diritti” invoca la creazione di un analogo registro anche in Italia esteso a tutti i tipi d’impianti.

Il governo britannico ha annunciato che verrà creato un registro nazionale degli impianti di protesi al seno per prevenire il ripetersi dello scandalo della società francese PIP, che ha venduto per anni protesi difettose. Lo ha comunicato direttamente il Segretario di stato alla salute del Regno Unito, Dan Poulter, che ha sottolineato come “Per troppo tempo, qualsiasi regolamento era completamente assente nel settore estetico e ci sono troppe storie di donne che hanno avuto la loro vita distrutta da aziende o disonesti operatori cosmetici”.

“Ciò deve cambiare, è per questo che stiamo compiendo passi importanti per sopprimere i Cowboys dell’estetica,” ha aggiunto. “Per la prima volta, sarà data appropriata formazione ai chirurghi plastici e si istituirà un registro degli impianti che sarà possibile monitorare meglio la qualità delle protesi mammarie e, se necessario, agire più rapidamente per proteggere le donne”, ha dettagliato, specificando che il registro di sistema sarebbe stato testato dal mese prossimo.

Il tipo di impianto mammario sarà elencato nello stesso modo come già viene effettuato in quel paese con le protesi dell’anca o del ginocchio.

Il Dipartimento britannico della salute ha accolto la maggior parte delle raccomandazioni di uno studio condotto dal direttore medico del SSN, servizio sanitario pubblico del paese, dopo la scoperta dello scandalo delle protesi difettose di PIP.

Come abbiamo più volte evidenziato, infatti, ad un numero impressionante di donne nel mondo, più di 300.000, tra cui diverse migliaia in Italia, sarebbero state innestate protesi PIP.

La giustizia francese ha contato più di 7.000 vittime dichiarate delle protesi difettose, di cui circa un terzo straniere. Nel Regno Unito, il numero di cliniche private non aveva nessun registro delle operazioni, non consentendo alle donne di essere in grado di sapere se portavano un impianto di PIP.

All’inizio di dicembre, il fondatore della PIP, Jean-Claude Mas è stato condannato a quattro anni di carcere e 75.000 euro di multa da un tribunale francese per frode sul gel al silicone. È stato anche condannato a pagare i danni che vanno da 6.000 a 13.000 euro per la maggior parte dei 7.113 denuncianti.

La decisione del governo britannico è stato accolto positivamente dal Presidente dell’associazione britannica dei chirurghi plastici, Rajiv Grover. “Un registro completo e centralizzato è atteso da tempo ed è essenziale per la sicurezza dei pazienti”, “ma deve essere reso obbligatorio perché altrimenti è uno spreco di tempo,” ha detto.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” – che da anni è in prima fila nella battaglia contro queste forme di malasanità, difendendo a livello nazionale con la sua rete decine e decine di pazienti vittime di tali nefaste operazioni a partire da quelle delle protesi PIP –  una decisione che dovrebbe essere replicata urgentemente anche in Italia, estendendo l’obbligo di registrazione a tutti i tipi d’impianti e non solo a quelli di chirurgia estetica.

 

 

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