Giorno: 29 marzo 2014

29 marzo 2014 0

Operazione antidroga, dieci arresti e 19 denunce tra Molise e Abruzzo

Di admin
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Dieci misure cautelari e 19 denunce a piede libero è il risultato dell’operazione che si è conclusa all’alba di oggi portata a compimento dai Carabinieri del Comando Provinciale di Campobasso. L’indagine è stata avviata a seguito di un esposto anonimo giunto al Nucleo Investigativo da una persona, forse un giovane assuntore di stupefacenti di Campobasso rimasto sconosciuto, il quale avendo preso coraggio anche grazie ai risultati delle operazioni antidroga svolte dal Nucleo negli ultimi anni, “Erba di Grace”, “Grido d’aiuto” e “Cono d’ombra” solo per citarne le più importanti, segnalava l’attività sospetta di un soggetto del capoluogo già noto alla cronaca giudiziaria per fatti di droga. In particolare l’anonimo riportava poche indicazioni su alcuni viaggi che il personaggio citato, aveva effettuato nella provincia di Chieti, per rifornirsi di numerosi panetti di “fumo”. Quei pochi elementi, fortunatamente, sono bastati agli uomini del Nucleo Investigativo, coordinati dal Capitano GISMONDI, per dare il via all’attività d’indagine. I militari, infatti, dopo aver individuato il potenziale spacciatore, lo hanno pedinato ed osservato continuamente, al fine di ricostruire il giro dei clienti, dei complici e, soprattutto, del fornitore originario di sostanza stupefacente. E nel volgere di poche settimane, infatti, gli uomini del Nucleo Investigativo hanno compreso che lo spacciatore aveva allestito un vero e proprio giro d’affari che gli garantiva ingenti guadagni come provento per la vendita di hashish, cocaina ed altre tipologie di droga, per i quali si riforniva proprio nella provincia di Chieti ed in quella di Napoli. Droga che a sua volta rivendeva, servendosi anche di suoi referenti sul posto, a clienti di Campobasso. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, col passare delle settimane, hanno portato alla luce l’esistenza di un nutrito gruppo di persone, quasi tutte residenti a Campobasso, Bojano (CB) e San Salvo (CH), alcune delle quali già gravate da precedenti specifici, che avevano fatto della vendita di stupefacenti la loro occupazione principale. L’attività investigativa, infatti, per la maggior parte degli indagati, ha dimostrato l’organizzazione di più viaggi settimanali verso la provincia di Chieti, di Napoli ed anche di Foggia, per il rifornimento di cocaina, eroina, cobret ed hashish. La droga, poi, veniva venduta ai clienti di Campobasso in tubetti o panetti, giorno per giorno, con più cessioni giornaliere, non di rado anche più volte allo stesso cliente nella stessa giornata. Ed ogni volta agli accordi per la cessione si giungeva tramite contatti brevissimi, parole in codice o, semplicemente, con degli squilli che segnalavano l’imminenza dell’incontro. Nel corso delle indagini, però, ad alcuni degli incontri hanno assistito anche i Carabinieri in borghese che, nel giro di alcuni mesi, hanno recuperato e sequestrato oltre uno chilo di droga, procedendo all’arresto in flagranza di 2 persone ed alla denuncia in stato di libertà di altre 4 persone. L’indagine condotta dai Carabinieri coordinati dal Capitano PETROCCO e dal Capitano GISMONDI, ha portato alla luce una spaccato sociale nel quale si è rilevato il coinvolgimento nell’attività illecita anche di soggetti normalissimi, studenti e operai, attratti dall’aspettativa di facili e lauti guadagni grazie alla vendita della droga purtroppo anche in favore di diversi minorenni. Dopo diversi mesi di indagini serrate fatte di pedinamenti e di osservazioni, sempre monitorando la vita quotidiana degli indagati, i militari del Nucleo Investigativo hanno raccolto tantissimi elementi probatori anche a carico dei fornitori principali, sulla base dei quali la Procura della Repubblica di Campobasso e quella di Vasto ha richiesto ai GIP dei rispettivi Tribunali, tutta una serie di misure cautelari coercitive e non. Il Giudice per le indagini preliminari di Vasto, concordando con le risultanze investigative fornite dai Carabinieri, nel mese di Gennaio 2014 ha disposto 2 misure cautelari in carcere per due indagati residenti a San Salvo (CH). Le due ordinanze furono eseguite dai militari del Nucleo Investigativo già il 18 Gennaio 2014. Il Giudice per le indagini preliminari di Campobasso, concordando con le risultanze investigative fornite dai Carabinieri, qualche giorno fa ha disposto ben 8 misure cautelari, tre in carcere, tre agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico e due obblighi di dimora, che gli uomini del Comando Provinciale di Campobasso hanno eseguito, come si diceva, proprio all’alba di oggi. Sul campo sono stati disposti quasi 80 militari e circa 25 automezzi, nonché 1 unità cinofila antidroga del Nucleo Cinofili di Chieti, ed il supporto aereo del 6° Elinucleo CC di Bari, che hanno eseguito contestualmente 20 perquisizioni locali. Per altre 19 persone, invece, si procede in stato di libertà: per 11 di loro, le contestazioni sono identiche a quelle degli indagati sottoposti a misura cautelare. Per gli ultimi 8 indagati, invece, la contestazione è quella di favoreggiamento personale, poiché hanno aiutato alcuni degli arrestati ad eludere le investigazioni, dichiarando ai militari di non aver mai acquistato o ricevuto da loro della sostanza stupefacente. Quella conclusasi oggi è un’operazione che, aggiungendosi alle altre belle operazioni antidroga portata a termine dal Nucleo Investigativo negli anni 2010 e 2012, “Erba di Grace”, “Grido d’aiuto” e “Cono d’ombra”, ha inferto al mercato della droga, soprattutto a quello di Bojano, un duro colpo ed ha dimostrato ancora una volta che il livello di guardia della società e delle Istituzioni rispetto al pericolo droga, deve essere necessariamente mantenuto sempre molto alto.

29 marzo 2014 0

Undici borseggiatori arrestati in 48 ore. Recuperato ingente bottino

Di admin

Nelle ultime 48 ore, i Carabinieri di Roma, nell’ambito dei quotidiani controlli antiborseggio, a bordo dei mezzi pubblici e nei luoghi maggiormente frequentati dai turisti, in diversi episodi, hanno arrestato 11 borseggiatori, sorpresi in strada e a bordo di mezzi pubblici. I primi a finire in manette sono stati due cittadini cileni, rispettivamente di 29 e 31 anni, fermati dai Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo in Lucina. I due, in via del Tritone, in strada hanno sfilato dalla tracolla di un turista del Vietnam il portafogli con 1460 euro e l’Ipad. Gli stessi militari poco dopo, all’altezza della fermata metro “Tiburtina”, hanno arrestato due cittadini romeni, rispettivamente di 26 e 28 anni, sorpresi dopo aver asportato la macchina fotografica ad una turista asiatica. Sempre i Carabinieri della Stazione San Lorenzo in Lucina hanno arrestato altri due cittadini cileni, di 32 e 47 anni, sorpresi all’interno di un ristorante di via del Corso, dopo aver alleggerito dalla borsa di una donna intenta a pranzare, il portafogli con 175 euro e lo smartphone. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma San Pietro invece hanno arrestato due cittadini romeni di 27 e 29 anni, che in piazza dell’Ara Coeli hanno alleggerito in strada una turista del cellulare. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Piazza Dante, in piazza di Porta Maggiore, hanno arrestato due cittadini romeni di 28 e 30 anni, che a bordo del tram 14, hanno sfilato uno smartphone ad una giovane italiana. Infine i Carabinieri della Stazione Roma Madonna del Riposo, a bordo di un treno della linea “A” della metropolitana, all’altezza della fermata “Repubblica”, hanno sorpreso un cittadino romeno di 39 anni, dopo aver sfilato il portafogli ad una turista italiana. Gli 11 borseggiatori finiti in manette sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza in attesa di essere sottoposti al rito direttissimo, dovranno rispondere di furto aggravato. Tutta la refurtiva invece, interamente recuperata dai Carabinieri, è stata restituita ai legittimi proprietari.

29 marzo 2014 0

Gestiva prostituzione a Latina, rumeno ricercato da tre anni estradato dall’Inghilterra

Di admin

Estradato in Italia dall’Inghilterra, un rumeno ricercato in Italia da tre anni per una ordinanza di carcerazione emessa dal tribunale di Latina nel 2011 per i reati di rapina, estorsione e sfruttamento della prostituzione. Stefan Liviu Nica, 21 anni, noto con il nome Libarca, era componente di spicco di una organizzazione criminale che gestiva la prostituzione tra Latina ed Aprilia. lui e due connazionali, arrestati nel 2011, costringevano giovanissime rumene alla strada convincendole con l’uso della violenza. Ogni ragazza fruttava loro tra i 300 e i 500 euro a notte, soldi che venivano sottratti sempre con l’ausilio della violenza. L’indagine ènata quando una della ragazze riuscì a scappare e a raccontare tutto agli uomini della squadra mobile pontina. Nica riuscì a farla franca fino a quando il mandato di cattura internazionale non lo ha raggiunto in Inghilterra dove aveva trovato rifugio. Ieri, scortato, è atterrato a Fiumicino dove è stato arrestato dagli agenti della mobile.

29 marzo 2014 0

“Occhio alla truffa”, la sicurezza degli anziani al centro sociale di Via Ezio a Latina

Di admin

Si tiene giovedì 3 aprile “Occhio alla truffa, per vivere con maggiore sicurezza in casa e fuori” il primo degli appuntamenti organizzati dalla Lega Spi Cgil di Latina per sostenere gli anziani nella vita quotidiana.

Occhio alla truffa si terrà presso il centro sociale di Via Ezio e il relatore sarà il luogotenente dell’Arma dei carabinieri Pasquale Petrillo, molto conosciuto in città e stimato per il suo impegno professionale e umano nei confronti soprattutto della popolazione anziana.

“Con allarmante quotidianità assistiamo a truffe, raggiri e violenze contro gli anziani di Latina – spiega Gianni Faticoni, segretario generale della Lega Spi di Latina che introdurrà l’evento – e proprio per prevenire questo odioso fenomeno abbiamo deciso di incontrare i cittadini di Latina, in particolare quelli un po’ avanti con l’età anche per creare quella comunità che funziona da scudo sociale contro i malviventi”.

L’iniziativa sarà presieduta da Raffaele D’Ettorre, segretario generale dello Spi Cgil della provincia di Latina, che afferma: “iniziative come queste sono importantissime, e le ripeteremo in altri centri della provincia coinvolgendo anche i giovani. Il patto tra le generazioni è la migliore forma di prevenzione”.

L’appuntamento è per giovedì 3 aprile in Via Ezio con inizio alle 16.30. Il presidente Angelo Minicucci ha infatti messo a disposizione i locali del centro sociale per l’iniziativa.

Ai partecipanti sarà distribuito “Io non ci casco”, un libro edito da LiberEtà.

29 marzo 2014 0

La tragedia di Cannavinelle, nel 62esimo anniversario, monito alla sicurezza sui luoghi di lavoro

Di redazionecassino1

Si è ricordato ieri il 62° anniversario della tragedia di Cannavinelle in cui morirono 42 persone e 65 rimasero ferite. Cannavinelle è una località del comune di Mignano Monte Lungo in cui si trova uno degli accessi alla galleria di derivazione della centrale idroelettrica Enel di Montelungo. Gli altri tre sono situati rispettivamente alla Presa Volturno, a Roccapipirozzi (IS) e al Pozzo Piezometrico (CE). La centrale di Cannavinelle è un impianto di produzione di energia elettrica che utilizza le acque del fiume Volturno sbarrato in località Colle Torcino della piana di Venafro e le restituisce, dopo aver alimentato la centrale di Montemaggiore, nel comune di Rocca D’Evandro, nel fiume Garigliano sul quale sorge poco più avanti la centrale di Suio. I lavori iniziati nel 1949 furono suddivisi in tre macro lotti . L’intera galleria, compreso il tratto artificiale, ha una lunghezza di oltre quattordici chilometri ed un diametro interno di oltre quattro metri. Cannavinelle, però, è anche il luogo in cui morirono quarantadue lavoratori impegnati nella sua costruzione e sessantacinque rimasero ferite. Per ricordare questo tragico evento ogni anno si svolge una manifestazione che vede protagonisti i comuni interessati da quel tragico evento e che coinvolge anche le scuole della zona.

Erano le 11.15 del 25 marzo del 1952, quando per presunto errore umano, si verificò lo scoppio di circa cento chili di antonite che produsse al’interno della galleria due violente onde d’aria che travolsero uomini, attrezzature e materiali, lasciando una scia di morti, feriti vedove ed orfani impressionante. Quaranta due i morti fra cui anche l’ing. Massimo De Giacomo, da poco laureato e presente in cantiere per acquisire esperienza lavorativa. L’incidente ebbe rilevanza nazionale, che per numero di caduti è secondo solo a quello del 1916 in una miniera di Casteltermini ( AG ) in cui persero la vita 89 minatori per scoppio di grisou. Scene strazianti di dolore si presentarono ai primi soccorritori fra cui Vigili del Fuoco di Frosinone, Teano e Cassino, alle organizzazioni politiche, sindacali ed istituzionali accorse sul posto. Nel frattempo tutta la galleria fu posta sotto sequestro e gli imbocchi presidiati dalle Forze dell’Ordine. La popolazione di Mignano, già duramente provata dal conflitto mondiale, dovette assistere ad un’ulteriore tragedia, ma partecipò con slancio alle operazioni di soccorso e le amministrazioni comunali succedutesi negli anni, non mai dimenticato quel terribile disastro ed hanno voluto ricordare l’evento coinvolgendo non solo i comuni interessati, ma soprattutto le scolaresche per dimostrare quanto importante sia stata la realizzazione di quella centrale per il territorio e il sacrificio di quei lavoratori. Ai caduti di Cannavinelle e di Roccapipirozzi il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito il titolo di “Maestri del Lavoro alla Memoria”. Da quella tragedia furono, inoltre, emanate negli anni 1955 e 1956 due importanti leggi la 547/55 contenente “Norme per la prevenzione degli infortuni sul Lavoro” e la 320/56 “Norme per la prevenzione degli infortuni e l’igiene dei lavori in sotterraneo” . Ma ogni legge , per quanto buona possa essere, non trova terreno fertile di applicazione se non esiste una forte cultura alla Sicurezza ed alla Prevenzione degli infortuni, questo si può realizzare solo intervenendo sui giovani magari facendone materia di insegnamento nelle scuole. Per questo ogni anno in occasione della commemorazione di quel tragico evento si vogliono coinvolgere gli allievi delle scuole, i futuri lavoratori e cittadini di domani affinché simili tragedie non abbiano più a verificarsi. Il sacrificio di quei lavoratori rappresenta anche un monito agli addetti ai lavori ed ai datori di lavoro affinché e vengano rispettate le norme sulla sicurezza sul lavoro ed applicati i dispositivi di protezione individuali messi loro a disposizione. Senza questo impegno tragedie come quella di Cannavinelle e quelle che giornalmente si verificano sui luoghi di lavoro, saranno state vane. F. Pensabene foto A. Ceccon

29 marzo 2014 0

Piromane per gioco a Roma, nomade 14enne incendiava pullman dell’Atac

Di admin

La sera del 26 Marzo scorso era riuscito ad appiccare un incendio che ha completamente distrutto un autobus posteggiato nella rimessa ATAC di via Luigi Candoni e a fuggire. Ieri pomeriggio, suo malgrado, l’ennesima “bravata” gli è stata fatale: un ragazzino nomade di 14 anni, originario della Bosnia Erzegovina, nella Capitale senza fissa dimora, è riuscito nuovamente a scavalcare la recinzione del deposito ATAC e, dopo aver dato fuoco a tre stracci, li ha lanciati all’interno di uno degli automezzi. I Carabinieri della Stazione Roma Torrino Nord, in zona proprio per prevenire eventuali altri atti vandalici ai danni dell’azienda di trasporto pubblico, hanno colto in flagranza il piromane mentre tentava di far nuovamente perdere le proprie tracce. I focolai d’incendio sono stati spenti da un addetto alla sicurezza del deposito prima che le fiamme potessero attecchire irrimediabilmente alle strutture interne del veicolo. E’ rimasta leggermente danneggiata solamente la tappezzeria di alcuni sedili. E’ stato, inoltre, lo stesso addetto alla vigilanza che ha riconosciuto nel giovane nomade il responsabile dell’incendio della sera precedente. Il baby piromane, che nonostante la sua giovane età ha una lunga lista di precedenti, è stato ammanettato e portato nel Centro di Prima Accoglienza di via Virginia Agnelli dove rimarrà in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria. Deve rispondere dei reati di incendio doloso e danneggiamento.

29 marzo 2014 0

Domani a San Vittore del Lazio sarà presentato il dizionario del dialetto sanvittorese

Di admin

Domenica 30 marzo alle ore 17,00 nella Sala Consiliare di Via Santa Croce del Comune di San Vittore del Lazio verrà presentato il libro di Maria e Luigi Matteo: Lu sant’uttrés’ – Dizionario del dialetto sanvittorese – Sambucci Editore in Cassino.

Saranno presenti gli autori, rappresentanti delle Istituzioni, personalità del mondo della cultura e dell’arte.

Il volume si apre con la presentazione del Sindaco di San Vittore Francesco Paolo Pirollo e con la prefazione di Claudio Nardocci Presidente UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) che ha voluto onorare l’opera con un suo proemio. L’opera di Maria e Luigi Matteo – si legge nella prefazione – è un recupero prezioso non solo della parlata sanvittorese, ma costituisce anche una rivalutazione di tutto il patrimonio di un paese ricco di cultura e di civiltà proprio per il suo essere da sempre “terra di mezzo” e crocevia, fin dalla preistoria, di scambi commerciali e culturali, quale punto di passaggio obbligato per traversare l’Italia da un mare all’altro.

Il libro si propone come dizionario ma, già dalle prime pagine appare evidente che è molto di più di una semplice elencazione di vocaboli. Ciascuna voce porta il lettore a rimandi di fatti, circostanze, luoghi, personaggi, modi di dire che inevitabilmente finiscono per contaminarsi di storia, di arte, di etimologie, di vita vissuta, di saggezza popolare diventando così una piccola enciclopedia di questo microcosmo situato all’estremo sud del Lazio. Nel libro ogni parola dialettale è preziosa. Tutt’altro che irrilevanti sono le filastrocche o le cantilena riportate in appendice. Tutto fa parte della ricchezza propria della cultura popolare ricevuta da chi, per millenni, ci ha preceduto. Una ricchezza unica e irripetibile. Siamo gli unici sul nostro pianeta terra a parlare la lingua o il dialetto sanvittorese, ne siamo dunque i custodi. Non possiamo permetterci il lusso di perdere neppure una parola. Per rispetto della sapienza degli antichi e per rispetto a chi verrà dopo di noi.

Gli autori, ambedue insegnanti, pongono l’accento sulla precarietà della nostra lingua dialettale che, anche per le contaminazioni linguistiche ed il modo di parlare delle nuove generazioni, come tutti i dialetti è destinata a scomparire tra pochi anni. Per questo gli autori con la loro opera hanno inteso fare un palese invito ai giovani per approfittare di questo primo passo da loro compiuto per iniziare o continuare ricerche a livello storico, filologico, artistico, religioso di cui il territorio è pieno ma che le guerre, l’incuria, gli incendi, i terremoti hanno cancellato.

Il volume (oltre quattrocento pagine) è corredato da numerose fotografie, da notizie sulla storia, sui beni culturali, artistici ed archeologici del territorio comunale. L’Amministrazione comunale di S. Vittore del Lazio ha voluto patrocinare l’iniziativa culturale e si è fatta carico con fondi propri di bilancio delle spese di stampa del volume che, pertanto, sarà distribuito gratuitamente a ciascun nucleo familiare.