Giorno: 29 aprile 2014

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Legambiente, Rapporto cave 2014: una cava su sette è nel Lazio

Di admin
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 Dall’Ufficio stampa Legambiente Lazio riceviamo e pubblichiamo:

Delle 5.592 cave d’Italia, una su sette si trova nel Lazio, ben 763 cave di cui 288 attive e 475 inattive, senza un piano che regolamenti l’estrazione e con una tassazione irrisoria rispetto al guadagno ottenuto, eppure per sabbia e ghiaia i quasi 15 milioni di metri cubi estratti rappresentano addirittura il 62,5% di tutti i materiali cavati in Italia. Ecco, in sintesi, i dati per il Lazio del Rapporto Cave 2014 di Legambiente, che traccia la situazione aggiornata dei numeri, dei guadagni e del quadro normativo relativo all’estrazione di inerti in Italia.

In media nel 2013 nelle regioni italiane i cavatori hanno pagato alla collettività il 3,5% del prezzo di vendita degli inerti, ma nel Lazio questa quota è scesa al 2,4% che, in un giro di affari annuo di quasi 190 milioni di Euro, rappresenta un rientro di appena 4,5 milioni di Euro: il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 42. Nella regione vengono estratti annualmente 14.980.500 metri cubi di sabbia e ghiaia e 687.674 metri cubi di pietre ornamentali con canoni rispettivamente di 0,30 e 2,00 Euro al metro cubo, ai quali si aggiungono 4.360.675 metri cubi di calcare e 230.400 metri cubi di argilla, con canoni rispettivamente di 0,50 e 0,30 Euro al metro cubo. Canoni irrisori quindi di cui beneficiano solo i privati non portati ad inseguire buone pratiche di riciclo dei materiali come sta invece accadendo in altri paesi europei. E proprio l’incremento di questi canoni è una delle richieste di Legambiente.

“C’è bisogno di aumentare i canoni nella nostra regione ed impedire ogni tentativo di abbassare l’attenzione sui rinnovi delle concessioni – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio–. Ci sono infatti nuove norme contenute tra le maglie del collegato alla finanziaria regionale e nella proposta di legge regionale 138, secondo le quali il rinnovo delle concessioni e l’avvio di nuove cave rischia di avvenire in futuro con il silenzio assenso dell’amministrazione pubblica; una grave deregolamentazione su cui saremo vigili insieme a quanti in Consiglio Regionale già si stanno impegnando a non far passare tali pericolose norme; tutto questo in un settore che ha bisogno invece dell’esatto contrario soprattutto nel Lazio dove alcune porzioni di territorio sono ormai delle enormi groviere.”

Legambiente, d’altro canto, chiede a gran voce anche di rafforzare la tutela del territorio, i controlli e le legalità di un mondo, quello delle cave, il cui sistema normativo è fermo al 1927. Occorre adeguare il quadro delle regole per garantire tutela e trasparenza ed evitare situazioni come quella di Civita Castellana (VT) e Sutri (VT) dove le cave sono state allargate in assenza della prescritta autorizzazione paesaggistica e del nulla osta idrogeologico. Sono d’altronde imbarazzanti le sanzioni previste dalle Leggi Regionali del Lazio nei casi di coltivazione illegale, abusivismo ed inosservanza delle prescrizioni previste dalle suddette leggi: per l’apertura non autorizzata di una cava, infatti, nel Lazio è prevista una multa compresa tra 35.000 e 350.000 euro per coltivazione illegale, tra 10.000 e 100.000 € per ricerca illegale e tra 3.000 e 30.000 € per mancato permesso di vigilanza. Altri esempi preoccupanti, nella zona tra Ponte Galeria e Malagrotta, nelle immediate vicinanze di Roma, dove l’estrazione di sabbia e ghiaia sta facendo diventare pianeggiante un territorio originariamente caratterizzato dalla presenza di dolci colline. Ad Anguillara Sabazia, invece, continua lo sfruttamento delle cave di basalto,che rischia di determinare conseguenze per la salute di migliaia di cittadini esposti alle polveri e di compromettere anche la stabilità delle abitazioni. Oltre all’impatto derivato dalle attività estrattive, infatti, è sempre più allarmante l’intensità del traffico pesante per il trasporto del materiale cavato. Il Lazio rimane così ancora una volta la regione che mostra le più serie criticità; il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE), approvato nel 2011 dopo molti anni, è stato impugnato, lasciando la nostra Regione senza una precisa pianificazione di settore.

“Enormi sbancamenti assurdi, illegalità, canoni irrisori, assenza di pianificazione: nel Lazio il quadro sulle cave è allarmante -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. È ora di recuperare le cave abbandonate da decenni e di limitare l’apertura di nuove, la Regione Lazio può invertire subito la rotta per uscire finalmente da una situazione di grandi guadagni privati e di rilevanti impatti nel paesaggio, introducendo canoni di concessione più alti, almeno del 20% rispetto al prezzo di vendita, e favorendo il riciclo degli inerti provenienti dall’edilizia in modo da ridurre sensibilmente l’utilizzo delle discariche come avviene negli altri Paesi europei. Se si puntasse con più convinzione sul riciclo degli inerti si potrebbe tranquillamente ridurre il prelievo da cava, magari innescando anche un serio processo di rinnovamento del parco edilizio esistente.”

Scarica il Dossier Completo Lazio http://goo.gl/Ukg87g

Scarica il Dossier Completo Nazionale http://goo.gl/j73EGW

29 aprile 2014 0

Maltrattamenti e sospetto traffico illegale, la Forestale sequstra tre cani

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Nei giorni scorsi, nell’ambito dei controlli sul benessere animale, a seguito di segnalazioni relative alla vendita illegale di cuccioli nel sud della provincia, il personale del Comando Provinciale di Frosinone ed il N.I.R.D.A. di Roma hanno effettuato il sequestro di tre cani per il presunto reato di maltrattamento e traffico illecito di animali da compagnia. Sono in corso ulteriori indagini per investigare su un fenomeno di illegalità a danno degli animali d’affezione. I cuccioli sono stati ricoverati presso un canile sanitario per i primi controlli veterinari e per la necessaria profilassi igienico-sanitaria. In un secondo momento saranno affidati ad una delle associazioni animaliste individuate con Decreto Ministeriale che provvederanno ad una loro sistemazione definitiva. Si consiglia vivamente i cittadini, per l’acquisto di animali, di rivolgersi a strutture o venditori riconosciuti onde evitare incauti acquisti che favoriscono il mercato illegale.

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Ucciso e gettato nel fiume, ritrovato a Sora il corpo di Mario Grossi – LE FOTO

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Dopo poco più di due settimane di ricerche l’hanno trovato a circa un chilometro dal punto in cui lo avevano gettato nel Liri. Poco fa il nucleo subacquei dei vigili del fuoco di Roma ha recuperato il corpo di Mario Grossi, il 78enne di Sora ucciso a calci e pugni e gettato nel fiume Liri. L’omicidio è avvenuto in località Compre di Sora e per questo sono stati arrestati con l’accusa di omicidio e ccultamento di cadavere due suoi vicini di casa. Adesso una perizia medico-legale potrà stabilire se l’uomo è morto per annegamento o per le percosse ricevute. Foto di Luca Rea

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Camorra, 6 arresti, uno è di Boville Ernica

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Nelle prime ore della mattinata odierna, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla DDA di Napoli, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta ed i militari del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Firenze hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal g.i.p. presso il Tribunale di Napoli nei confronti di sei indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di trasferimento fittizio di titolarità di denaro o altro bene ed estorsione, con contestuale esecuzione di decreto di sequestro preventivo di quote societarie e beni immobili, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. L’indagine, svolta dall’ottobre del 2011 al novembre del 2013,ha consentito di ricostruire attraverso attività tecniche e dinamiche, documentali e testimoniali, una condotta estorsiva attuata da un imprenditore del frusinate, il quale, avvalendosi della forza intimidatrice di alcuni personaggi affiliati al clan “dei casalesi”, fazione Bidognetti, poneva in essere una serie di azioni tese a recuperare ingenti debiti non onorati da parte di alcune società, originarie dell’agro aversano ed attive in territorio laziale, che gli avevano subappaltato considerevoli lavori di natura edile, tutti realizzati nel medesimo ambito territoriale. Veniva inoltre accertato e riscontrata, nel corso delle indagini, l’introduzione, sul territorio dello Stato, di un ingente numero di banconote false statunitensi pari a circa 5.000 dollari, che poi venivano spacciate attraverso la mediazione di un istituto di credito sito in Caserta, risultato estraneo ai fatti. Le indagini hanno poi permesso di fare emergere una condotta attuata da un imprenditore, già condannato per la sua appartenenza a clan camorristi operanti nel casertano originario di Villa Literno e residente in provincia di Arezzo, finalizzata all’attribuzione fittizia di società operanti nel settore dell’edilizia a suoi dipendenti, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale e sfuggire al sequestro e alla confisca. Le società, inizialmente operanti in Villa Literno e successivamente trasferite in provincia di Arezzo, risultavano tra l’altro essere uno strumento attraverso il quale si procedeva all’ emissione ed all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti al fine di ottenere l’ingiusta restituzione dell’Imposta su Valore Aggiunto a danno dello Stato. I destinatari del provvedimento della DDA di Napoi operazione Congiunta Carabinieri Caserta Guardia di Finanza Firenze sono: – FRATARCANGELI BRUNO, cl. 1959, RESIDENTE BOVILLE ERNICA (FR), PREGIUDICATO, IMPRENDITORE EDILE;

– FELACO FRANCESCO, cl. 1974, RESIDENTE CASALUCE (CE), PREGIUDICATO;

– BIFFA ROBERTO, cl. 1975, DOMICILIATO TEVEROLA (CE);

– DI FUSCO MASSIMILIANO, cl. 1967, RESIDENTE AVERSA (CE), PREGIUDICATO, AFFILIATO CLAN “CASALESI –FAZIONE BIDOGNETTI”;

– VENTRE GIUSEPPE, cl. 1958, AFFILIATO CLAN “CASALESI –FAZIONE BIDOGNETTI”, ATTUALMENTE DETENUTO CARCERE NAPOLI –SECONDIGLIANO PER REATI ASSOCIATIVI;

– POTENZA GIOVANNI, cl. 1952, RESIDENTE TERRANUOVA BRACCIOLINI (AR), PREGIUDICATO,AFFILIATO CLAN “TAVOLETTA” OPERANTE NAPOLI, IN ATTO SOTTOPOSTO OBBLIGO DIMORA PER REATI ASSOCIATIVI.

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Contraffazione online, oscurati 38 siti internet

Di admin

Nuova operazione della Guardia di Finanza finalizzata a contrastare la vendita di prodotti contraffatti sulla Rete. Decine i siti oggetto di provvedimento di inibizione sulla base di una ordinanza del GIP presso il Tribunale di Roma. Il Nucleo Speciale Tutela Mercati ed il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche hanno provveduto a sottoporre a sequestro preventivo, mediante oscuramento, 38 siti web ospitati su server collocati in diversi paesi esteri. L’operazione, avviata all’inizio di quest’anno su input del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza, è il risultato del continuo monitoraggio della Rete operato dai finanzieri e finalizzato alla prevenzione e repressione dei fenomeni illeciti di natura economico-finanziaria perpetrati in Internet. Tale attività ha portato le Fiamme Gialle all’individuazione di numerosi negozi virtuali dedicati alla commercializzazione di prodotti contraffatti di note griffe nazionali ed estere – tra queste Prada, Dolce e Gabbana, Miu Miu, Burberry, Hermes, Christian Dior, Gucci, Moncler, Peuterey – a prezzi fortemente ribassati. Il quadro investigativo delineato ha trovato conferma nell’esito delle perizie fatte eseguire, su input degli investigatori, dalle aziende titolari dei marchi interessati. Sulla base delle indagini svolte la Procura di Roma ( nelle persone dei Sost. Proc. dr. Nicola Maiorano e dr. Francesco Marinaro) ha richiesto una ordinanza di sequestro preventivo al GIP di Roma, dr.ssa Rosalba Liso, che ha adottato i provvedimenti richiesti , poi notificati agli Internet Service Provider nazionali. La contraffazione continua ad essere una vera piaga per l’economia e le imprese italiane, specie in un momento di crisi come questo. Oltre a far perdere posti di lavoro, il mercato del falso sottintende fenomeni di lavoro nero, evasione fiscale, sfruttamento di soggetti deboli, legami col crimine organizzato. Inoltre, sempre maggiori sono gli effetti dannosi per i consumatori sul piano della salute e della sicurezza. La sola Guardia di Finanza nel 2013 ha sequestrato 130 milioni di euro di prodotti contraffatti, una cifra che rappresenta un incremento del 25% rispetto all’anno precedente, mentre 9.445 sono state le persone denunciate in 11.409 interventi. Di recente il Corpo ha istituito un sistema informativo anticontraffazione: collegandosi al sito https://siac.gdf.it/Pagine/default.aspx si trovano tutte le notizie aggiornate sui sequestri e sulle varie operazioni anticontraffazione”.