Il Cocer della Guardia di Finanza: “Il diritto piegato alla ragion di bilancio”

5 giugno 2014 0 Di admin

Dal Cocer della Guardia di Finanza riceviamo e pubblichiamo:
E’ stata oggi depositata la sentenza n. 154 con cui la Corte Costituzionale ha rigettato il ricorso del personale della Guardia di Finanza contro le disposizioni contenute nell’art. 9, commi i e 21, del di. n. 7812010. La norma, introdotta dal governo Berlusconi e prorogata dal Governo Letta, avrebbe dovuto bloccare, per il periodo 2011.2014, il trattamento economico di tutti i dipendenti pubblici al livello del 2010. Ma non è stato così, visto che: ° i magistrati sono stati sin da subito esonerati dal blocco per sentenza della stessa Corte Costituzionale (cfr. sentenza n. 223/2012); o il personale della scuola ha attenuato gli effetti del blocco per la capacità dei sindacati di sostenere le ragioni dei propri rappresentati; o il personale pubblico privatizzato ha potuto attenuare gli effetti del blocco sfruttando la contrattazione integrativa, dirottando le risorse in precedenza destinate alle progressioni su forme di retribuzione escluse dal blocco ed il governo è dovuto intervenire recentemente per cercare di mettere ordine nella contrattazione integrativa del personale delle Regioni e degli Enti locali (cfr. art. 4 d.l. n. 1612014); e potremmo andare avanti! Per il personale del comparto sicurezza e difesa, invece, la norma è stata applicata alla lettera. Tradotto: chi rivestiva un grado nel 2010 manteneva il trattamento economico previsto, chi lo ha acquisito successivamente al 2011 ha assunto le funzioni, se del caso è stato trasferito in un’altra città, ma non gli è stato corrisposto il trattamento economico corrispondente all’incarico. Così è avvenuto per altri istituti stipendiali. Nella sentenza la Corte afferma: “La censura, incentrata sulla presunta distorsione delle dinamiche dei rapporti tra colleghi e sulle possibili ripercussioni negative sull’andamento degli uffici, si sostanzia infatti in considerazioni metagiuridiche e meramente ipotetiche.” Il Consiglio ritiene quelle considerazioni tutt’altro che ipotetiche e metagiuridiche e la sentenza profondamente ingiusta e lontana dalla realtà. In conclusione, chi “ha potuto” ha trovato soluzioni alternative. Per uscire dal “metadiritto” e rientrare nella realtà, prendendo atto delle distorsioni e delle ingiustizie che sono davanti agli occhi di chiunque voglia vederle, il Consiglio chiede un urgente intervento del governo che ristabilisca l’equità economica e doti il personale del comparto di effettivi strumenti di rappresentanza e contrattazione.