Salva la padrona caduta in un dirupo, una medaglia per la cagnolina Chloé

27 settembre 2014 0 Di admin

Ha salvato la sua padrona da morte certa e, per questo, è stata riconosciuta vincitrice del “Premio Internazionale fedeltà del cane 2014”. Si chiama Chloé ed è una femmina di pincher di due anni. Vive insieme al padre Cookie di 8 anni a Casperia in provincia di Rieti, con la loro padrona Victoria Stroia, 45 anni, sposata e madre di due figlie, ex atleta della nazionale rumena nella specialità del lancio del giavellotto. Uno dei sui record europei juniores, a distanza di anni, ancora tiene.

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Il motivo del premio ricevuto a Camogli in provincia di Genova, nel giorno di San Rocco protettore degli animali, risale al maggio dello scorso anno durante una delle tante passeggiate che la donna fa, insieme ai suoi due cani, nei boschi di Casperia. “Alle cinque del pomeriggio, dopo il lavoro, – ricorda la donna – come al solito ci siamo incamminati verso la Conca del Peccato, una zona poco distante da casa mia, molto bella ma anche molto pericolosa perché vi sono dei dirupi in fondo ai quali scorrono torrenti che formano tante cascate”. Il non aver portato con se il telefono cellulare è stato un errore che ha rischiato di pagare a caro prezzo. Un paesaggio incontaminato, ma anche molto pericoloso, e forse per questo ancor più affascinante. “Insieme a Chloè e Cookie mi sono incamminata e, come al solito, sarei tornati solo all’imbrunire, quindi non prima delle 7. Avevamo percorso circa un chilometro nel bosco e avevo tolto i guinzagli ai cagnolini. Loro non si allontanano mai da me per più di qualche metro. Improvvisamente, però, non ho visto più Cookie. L’ho chiamato e cercato nei paragi senza esito. Poi mi sono sporta sulla cima del dirupo e l’ho visto in fondo ad esso sopra ad una roccia. L’ho chiamato, ma lui restava immobile e mi guardava. Non mi sembrava ferito. Ho pensato che avesse trovato un sentiero per scendere e che fosse arrivato lì senza cadere. Quando mi sono sporta di più per cercare la strada, però, devo aver messo un piede in fallo e sono caduta”. Un volo di circa 40 metri ruzzolando e sbattendo tra le rocce danno poca speranza di salvezza. “E’ stato un miracolo se sono rimasta viva – ricorda l’ex atleta – Durante la caduta ho perso i sensi quasi subito forse dopo aver sbattuto la testa su una roccia. Quando ho riaperto gli occhi, non so quanto tempo dopo, ero in fondo al precipizio, seduta in una rientranza del torrente con l’acqua gelida che mi arrivava alla gola”. Bagnata, infreddolita e soprattutto ferita, è riuscita ad alzarsi e a raggiungere il suo cagnolino. “Avevo dolori e ferite in ogni angolo del corpo ma sono riuscita a raggiungere Cookie sulla roccia. Anche lui era caduto e aveva una ferita all’anca”.

davanti al dirupo1 il puntocronaca vera cronaca vera

I guai, però, non erano finiti. La zona in cui era accaduto l’incidente è lontana dal centro abitato e in pochi vi si avventurano, meno che mai a quell’ora. “Non avevo via di uscita. Lo strapiombo di roccia era altissimo. Non potevo risalirlo e neanche potevo muovermi a causa dei dolori”. La donna, infatti, aveva riportato la frattura dell’osso sacro, del pube e aveva un’altra frattura scomposta sopra l’occhio destro e allo zigomo. Un quadro non rassicurante al quale si univa il freddo che, nonostante fosse maggio, era pungente. “Con cookie in braccio e con i vestiti fradici mi sono appoggiato ad una roccia con la paura di dover passare in quel posto tutta la notte ma, in quelle condizioni, avevo poche speranze di salvezza. Sarei certamente morta assiderata anche perché stava per arrivare la sera e le temperature sarebbero calate ancora”. Victoria aveva una sola possibilità: Chloè. “Aveva appena un anno e non si allontanava mai da me. Sarebbe certamente rimasta sul ciglio del burrone o forse sarebbe caduta anche lei. La sentivo che si agitava tra le foglie e senza nutrire molte speranze le ho urlato di andare a casa. Dopo un po’ non ho sentito più il fruscio delle foglie e ho pensato che si era seduta nella vana attesa che Cookie ed io fossimo risaliti”. E invece no. Per tornare a casa dal luogo dell’incidente era necessario percorrere circa un chilometro e attraversare due strade. Il cucciolo di pincher ha trovato il coraggio di staccarsi dalla sua padrona e farlo. In pochi minuti ha fatto il percorso inverso arrivando davanti all’abitazione dove c’era Nicole, il marito della donna, e una delle figlie. Quando l’uomo ha visto il cane, ha cercato la moglie credendo che fosse rientra. Sapeva che Chloè non le si allontanava mai. Inoltre la cagnolina era agitata, abbaiava e quando Nicole ha capito che era tornata da sola ha colto il messaggio di allarme. Ha quindi affidato il cagnolino alla figlia ed è partito alla ricerca della moglie conoscendo quale fosse il tragitto delle sue passeggiate. “Era passata circa mezz’ora dalla caduta quando ho sentito mio marito che mi chiamava dal di sopra del dirupo. Non mi sembrava vero. Gli ho risposto guidandolo con la voce fino al punto in cui ero precipitata. Ha chiamato i vigili del fuoco e ha cercato un punto per scendere. Non so come ha fatto; non so quante volte sarà caduto anche lui, fatto sta che è riuscito a scendere più a valle fino al torrente per poi risalirlo risalito fino ad arrivare dove ero io. Anche lui ormai era in trappola”. La coppia, quindi, ha dovuto attendere prima l’arrivo dei vigili del fuoco di Rieti, poi i loro colleghi del nucleo speleologo fluviale direttamente da Roma “Ci sono volute quattro ore perché riuscissero a creare un sistema di imbragature per farmi risalire. Mi hanno salvata per un pelo dall’ipotermia. Ancora un po’ e sarei morta. Sono stati i vigili a dirmi che se l’allarme fosse stato lanciato più tardi, le ricerche sarebbero state ostacolate dal buio e per me non ci sarebbero state speranze. Se Chloé non fosse tornata a casa, Nicole si sarebbe preoccupato solo all’imbrunire non vedendomi rientrare. Ecco perché sono certa che le devo la vita”.

con i suoi cani il punto

Ma anche Chloé deve la vita alla sua padrona. “Aveva appena tre mesi quando si è ammalata di gastroenterite. L’ho curata notte e giorno portandola quotidianamente per una settimana dal veterinario anche se tutti mi dicevano di smettere dato che ormai era spacciata. Invece sono riuscita a salvarle la vita e lei poi l’ha salvata a me”. Il premio ricevuto a Camogli è assolutamente morale e consiste in una medaglietta e in una targa ma ha l’altissimo valore di far conoscere storie come quella di Chloè a chi maltratta gli animali. “Sono certa che tutti gli animali sono pronti a sacrificarsi o a fare cose eccezionali per i loro padroni – Conclude Victoria – Penso a quando li vedo abbandonati per strada e non capisco perché la gente si deve privare di tanto affetto e debba fare loro così tanto male”.

Ermanno Amedei