Olimpiadi 2024 a Roma, Pietro Mennea avrebbe detto di no. Parla il fratello Vincenzo e l’amico d’infanzia

Olimpiadi 2024 a Roma, Pietro Mennea avrebbe detto di no. Parla il fratello Vincenzo e l’amico d’infanzia

12 gennaio 2015 1 Di admin

Le Olimpiadi a Roma nel 2024 per alcuni costituiscono la rampa di lancio per la ripartenza economica, per altri, invece, sarebbe il salto definitivo nel baratro. Tra questi ultimi, tra quelli che, cioè, propendono per il no, si schierano addirittura Vincenzo Mennea, fratello dell’indimenticato campione olimpico, e Salvatore Rizzi, commercialista e attento studioso di fatti economici, amico d’infanzia della medaglia d’oro olimpica.

Mennea Pietro e il fratello vincenzo il punto

“Premesso che in un sistema d’illegalità diffusa, e di corruzione esistente in Italia, tra pubblici funzionari, politici e privati, tutti coordinati al conseguimento di vantaggi ingiusti, dove i privati perseguono l’aggiudicazione di appalti per propri vantaggi, l’aggiudicazione delle Olimpiadi di Roma mi sembra alquanto inopportuna e azzardata”. Scrive Vincenzo Mennea (nella foto insieme al fratello). “Spero che qualcuno cambi idea.

Certo, le Olimpiadi sono un evento e uno spettacolo affascinante, gigantesco, seguito da milioni di spettatori, ma allo stato attuale non ce lo possiamo permettere.

In una recessione come la nostra, con il più alto tasso di disoccupati, caratterizzata da una tassazione altissima e a un declino dei redditi reali, dove la gente non può spendere e altri sono attenti nello spendere, abbiamo una recessione peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale, conseguentemente ci troviamo di fronte ad una recessione profonda e lunga che ci portiamo dietro da decenni; candidare Roma per le Olimpiadi mi sembra da irresponsabili.

In una recessione come la nostra dove abbiamo:

I poveri tradizionali, cioè quelli che vivono sotto il livello di povertà, anche prima della recessione.

I nuovi disoccupati, chi perde il lavoro, riceve di norma dei sussidi di disoccupazione che attutiscono la contrazione del reddito, il loro futuro è però incerto e sono costretti a modificare verso il basso le loro abitudini di vita.

Gli occupati, che conservano il reddito, ma al tempo stesso sono molto cauti per via della tassazione notevole ed hanno una maggiore attenzione negli acquisti.

I ricchi: sono le famiglie che hanno una fascia alta dei redditi e sono relativamente immuni dalla recessione e mantengono lo stesso stile di vita abituale.

Poi abbiamo quelli che vivono nell’illegalità diffusa, corruzione diffusa a tutti i livelli, dove si baratta tutto, evasione fiscale, truffa, usura, rapine, sfruttamento della prostituzione, disposizioni contro la mafia, sanzioni sostitutive, legge svuota carceri, ambiente, amnistia e indulto, scambio elettorale politico-mafioso, ecc. ecc. quelli che stanno aspettando questi eventi per aggiudicarsi gli appalti.

Questa proliferazione normativa sia sul processo penale che su quello civile, anziché ridimensionarsi si è incrementata a dismisura facendo illudere qualcuno di aver imboccato la strada giusta invece si è sbagliato ma di molto.

Allora, in questo scenario penoso, bisogna fare prima i compiti a casa e poi ne parliamo.

I cittadini non solo di Roma, si lamentano, tra gli altri problemi, delle buche nelle strade, delle fogne che non funzionano e per lo stato di abbandono che stanno subendo le città e, Roma in particolare; ne discende che non mi sembra opportuno ospitare l’evento più grande e costoso del mondo.

Già Monti nel 2012 rilevò: “non facciamo le Olimpiadi perché è un progetto troppo grande per l’Italia”. Non condivido i pareri di alcuni esperti che affermano che la candidatura è un modo di pensare in grande, un modo per migliorare la nostra autostima, per non essere pessimisti.

Ospitare le Olimpiadi significa spendere come è stato detto oltre 60 milioni di euro, tra impianti nuovi, rimodernare quelli esistenti, attrezzature, palazzetti dello sport, piscine, palestre, in modo da far fronte in misura adeguata alle esigenze multiformi e complesse dello svolgimento delle gare.

Poi abbiamo i costi di gestione, anche se rimangono al paese ospitante, sono soldi buttati, per non parlare dei costi che andranno a incidere pesantemente sui bilanci dello stato e conseguentemente sui cittadini, sotto forma di tassazione.

Da dove devono provenire questi soldi?

Quando dovranno presentare le proprie caratteristiche, dal punto di vista economico, infrastrutturale e sociale al CIO? Non so cosa presenteranno!

Specialmente Roma che non ha i conti pubblici in ordine, ed ha una situazione debitoria molto elevata: spese che ci porteremo dietro per decenni prima di finire di pagare. Non sembra opportuno sostenerle, abbiamo esempi di paesi che hanno ospitato prima di noi le Olimpiadi, che stanno pagando ancora i costi vedi per tutti la Grecia, la Cina (giochi del 2008) che vanta la più ricca economia mondiale, ha subito una lieve recessione ed oggi molti degli impianti costruiti non sono utilizzati e i costi di gestione sono altissimi.

(vedi anche Monaco 1972; Montreal 1976; Mosca 1980; Los Angeles 1984; Seoul 1988; Barcellona 1992;) e poi Atlanta, ma in questo caso si costruirono pochi impianti.

Mentre per gli altri hanno continuato a pagare i costi sino al 2005.

I VANTAGGI?

Significa costruire tanto, sfruttando fondi pubblici pilotati dagli stessi soggetti che gestiscono l’evento, e le associazioni a delinquere, criminalità organizzata, che girano intorno, (vedi anche Roma oggi).

Non vedo un ritorno d’immagine, né di turismo, alberghi, pasti, spettacoli, le grandi aziende che cercano di accaparrarsi le forniture di vario tipo, forniti gratuitamente, non per spirito sportivo ma per interessi propagandistici: diventare fornitori ufficiali delle Olimpiadi, significa assicurarsi pubblicità selezionata e qualificata, vedi magliette, calzoncini, scarpe, attrezzature, alimenti, bevande, tute, borse ecc….., pagando milioni di euro per garantirsi la pubblicità del loro marchio che compare in tutto il mondo, questa propaganda commerciale è insufficiente oltre ad essere una illusione, e non basta nemmeno a coprire una parte delle spese.

Per concludere la risposta più corretta al problema consiste in una migliore programmazione e in un controllo più rigoroso, ovvero prendere in considerazione un’efficace alternativa: gestire la crisi con persone capaci, oltre dare una risposta approfondita alle sentite esigenze di informazione e di orientamento che provengono dagli operatori economici più sensibili, e realizzare una delle principali finalità cioè quella di affrontare in termini attuali e concreti, l’attenzione degli associati, dell’opinione pubblica e dei cittadini sui grandi temi connessi allo sviluppo della società, dell’economia e dell’impresa. Cosa che ad oggi non s’intravede”.

Gli aspetti più tecnici legati al no alle Olimpiadi del 2024 li espone, invece, Salvatore Rizzi che sente la necessità, in questo momento particolare e difficile della vita economica della nazione italiana, di esternare preoccupazioni in merito alla candidatura per Roma dei Giochi Olimpici nel 2024, in linea con l’orientamento espresso qualche anno fa, dal suo amico campione, un tempo saggiamente ascoltato dai vertici federali e politici, oggi invece, disatteso a discapito degli unici destinatari dell’evento, i contribuenti italiani.

“Attento e turbato dalle ultime decisioni politiche, (preoccupandomi particolarmente per le ripercussioni in termini di tassazione e l’ulteriore appesantimento del carico tributario, su quello attuale, a carico dei cittadini nel caso fosse designata ROMA per i giochi olimpici nel 2024), divulgate anche dai media in questi giorni, riguardo le dichiarazione per la candidatura della nostra capitale ai giochi olimpici nel 2024, sia dai vertici politici, sia dai vertici dello sport italiano, destano personalmente, forti dubbi ed incertezze sulla bontà del caso. Infatti anch’io come tutti i contribuenti di questa meravigliosa nazione, vivo e lotto le problematiche di una sconcertante crisi economica, causata da una lacerante globalizzazione economica, concepita purtroppo in maniera tragica, dove i ricchi diventano sempre piu’ ricchi, ed i poveri, si sommano alle classi medio borghesi . Tutt’insieme questi, si stagnano a mio modesto parere, nella piu’ misera situazione di povertà economica, riscontrabile dall’ultimo dopoguerra”.

Perché vuole rimarcare per quanto dichiarato dal suo concittadino ed amico Pietro MENNEA tempo fa, sulla contraria opinione di far svolgere all’epoca, i Giochi Olimpici in Italia?

“Ho ripercorso nella mia memoria, la data del 21 marzo 2013, allorquando, mi sono recato con altri

concittadini a Roma per dare il mio doveroso saluto, all’amico ed ex collega Piero MENNEA per la sua

incredibile scomparsa che, ha segnato nei nostri cuori un grande dolore; un dolore che oggi, con le

dichiarazioni dei nostri politici, su Roma 2024, lo rende personalmente, ancor più percepibile.

Se il nostro Piero fosse vissuto, ed avesse ascoltato ciò che abbiamo sentito tutti dalle istituzioni politiche nazionali e, dalle istituzioni dello sport italiano, saprei certamente cosa avrebbe… sussurrato a coloro che, sull’argomento in questione si allinearono con il suo orientamento di antieconomicità all’epoca, nel 2011. Le stesse istituzioni oggi, pavoneggiano a favore di Roma per i giochi olimpici nel 2024, senza curarsi dei suggerimenti e le analisi che, il nostro CAMPIONE, aveva esplicitato nell’interesse dell’economia italiana. Ricordo molto bene il 21 marzo 2013, l’omelia nel ricordo di Piero, e ciò che il Dott. IMPOSIMATO, nella chiesa di Santa SABINA in Roma espresse, per l’atteggiamento contrario del nostro Piero, sia come economista prima, sia come uomo di sport dopo, sulla circostanza di candidare Roma, all’epoca, per i giochi olimpici”.

Quali sono le motivazioni tecniche ed/o economiche, riferite da Pietro da MENNEA all’epoca, sulla

circostanza di scongiurare lo svolgimento dei Giochi olimpici nel 2024 a Roma ?

“I motivi per cui il nostro Campione si espresse all’epoca in tal senso sono molteplici e vi dico il perché, in riferimento al suo preziosissimo orientamento. Un Paese civile, governato da una classe dirigente responsabile, quando vi e’ un’economia stagnante il cui Pil e’ inferiore all’1 per cento, non chiede la candidatura delle Olimpiadi. Roma, che ha una situazione debitoria grave purtroppo, come altre citta’ italiane, non ha ragione di candidarsi. Anche l’Italia, che consta in debito pubblico direi “galoppante”, un debito tra piu’ alti (infatti cresce a ritmi del 4 per cento), non può arrogarsi della convinzione di sostenere questo genere di eventi. Che durano tra l’altro, non piu’ di due settimane.

E’ un dato di fatto quello che, fino a poco tempo fà, contribuivamo economicamente, cioè la gestione

degli impianti per i Giochi invernali di Torino. Come pure la Grecia, ad esempio, e’ nella

drammatica situazione economica in cui si trova anche per colpa delle Olimpiadi del 2004.

Le olimpiadi in Grecia del 2004 furono l’inizio del default .(cfr.IL SOLE 24 ORE del 14/02/2012)

in Grecia la maggior parte dei ventuno impianti costruiti non e’ piu’ funzionante, oppure sono soggetti a un forte degrado. Vi è di più. I nostri cugini transalpini d’oltremanica, per aver organizzato i Giochi invernali di Grenoble 1968, nel 1998 hanno smesso di pagare una tassa maggiorata per un lungo periodo: quello di trent’anni. Ricordiamoci pure che, alla fine i grandi soggetti organizzatori (CIO-FIFA-UEFA) consigliano sicuramente il farmaco da ingerire ma, chi ci avvertirà delle controindicazioni?”

Dando per buono quindi, la antieconomicità per lo svolgimento dei giochi olimpici a Roma, è sicuro che, la mancata elezione alla candidatura per ROMA nel 2024, possa corrispondere ad una saggiadecisione in questi momenti cosi’ difficili di crisi economica e recessione?

“Certo, il ritiro della candidatura o la mancata attribuzione dei Giochi olimpici a Roma nel 2024, in questi torbidissimi momenti economici, costituisce effettivamente, indice di saggezza e intelligenza, a favore dei contribuenti italiani che, sicuramente vessati, hanno bisogno, di tutt’altro.

Quanto evidenziato, fà riferimento ad un elaborato, frutto di un progetto formulato in occasione di un MASTER specialistico della FIFA , di non molto tempo fà; non essere designato ai giochi olimpici, di questi tempi, non significa aver perso chissà quale occasione, ma tutt’altro.

Essere il destinatario di un mancato indebitamento, non può far altro che, alimentare di conseguenza, le interessanti ricadute, sulle reali esigenze e, necessità, della nostra nazione in termini economici. Si pensi alla capitale turca ISTANBUL ad esempio che, per il mancato svolgimento del 2000 dei giochi olimpici, ha realizzato non uno ma, diversi eventi sportivi, con un ritorno di immagine economica realizzatosi costantemente nel tempo, il cui effetto sicuramente positivo, ha registrato: una finale di Coppa Campioni di calcio (Champion League) tempo fà, oltre al gran premio di formula uno automobilistico, svoltosi dal 2005 al 2011”.

Come si potrebbe allora, assumere decisioni piu’ sagge e sicuramente piu’ prudenti, nell’interesse esclusivo dei contribuenti italiani ?

“Onestà intellettuale, coscienza morale e, vera competenza della materia economica fiscale: questi gli ingredienti, per una soluzione giusta da dare ai contribuenti in questi momenti di recessione e crisi economica. Prevenire è meglio che, curare.

Vorrei evidenziare che, il sostenitore di queste preziose riflessioni sulla possibilità di considerare o meno, i giochi olimpici non molto tempo fa, e cioè Pietro Paolo Mennea, oltre ad essere stato, ed è noto, un uomo di sport della massima eccellenza, era anche un eccellente uomo di cultura: le sue cinque lauree conseguite anche in materia giuridica e soprattutto economica, rappresentano un eccezionale biglietto da visita. La sua onestà intellettuale e, la sua obiettività, la sua esperienza di vita, su determinati argomenti ,di un certo spessore, hanno rappresentato per alcuni, grande imbarazzo, come piu’ volte gli è capitato, nella propria carriera prima professionale, e poi nel mondo dello sport.

Sulla scorta di questa considerazione sarebbe saggio e doveroso, visto il forte inasprimento fiscale attuale praticato nei confronti dei contribuenti italiani, non intraprendere certe “pericolose avventure” nell’interesse collettivo. Tra l’altro, il nostro paese tra le varie istituzioni, consta pure di organi professionali giuridico-economico, come ad esempio il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ed Esperti contabili-anche se le proprie competenze professionali di tanto in tanto sono messe in

discussione dalla Commissione UE-, sommando pure le associazione di categoria, gli organi di governo per l’appunto, unitamente a questi soggetti riconosciuti per la competenza nel settore, potrebbero interagire insieme. Per la sola finalità di ben valutare concretamente, la fattibilità di determinati eventi. Si ritiene infatti che, la decisione, frutto di una attenta valutazione in sinergia tra le parti, positiva o negativa che fosse, realizzerebbe il bene della collettività tutta, in termini di tassazione.

Già, il contribuente italiano che, da diversi anni ad oggi, conosce solo una direzione monotematica impartita in virtù del potere d’imperio dello Stato: quella dell’obbligazione tributaria”.

Obbligazione va bene, ma in cambio di quale prestazione e beneficio ?

“Sviluppiamo i nostri sforzi infine, a chè si possa riformare una volta per sempre, il nostro sistema fiscale obsoleto e pieno di insidie, alleggerendolo da quella pesantezza non più sopportabile, dando corso a quella equità e giusta sostenibilità a favore dei contribuenti, ritrovando necessariamente quella “smarrita”, reale capacità contributiva, che deve contraddistinguere uno stato civile.

Non più contribuenti ed imprenditori suicidi, affossati nei “cimiteri” dell’economia, quella reale purtroppo, ma certezze che diano le giuste soluzioni ed incoraggiamenti, a riprendere quella vitalità economica intrinseca che, caratterizzava, la nostra fantastica laboriosità ed intraprendenza imprenditoriale .

Proprio così. Il dover ritrovare la capacità contributiva per il cittadino, sicuramente quella incentrata sulla creazione dinamica e non statica del reddito, può rappresentare il primo vero passo, per una ripresa economica del nostro sistema , unitamente ad una auspicabile riaffermazione della nostra sovranità di Popolo Italiano(in un vero e reale contesto economico Europeo, come quello voluto dai nostri padri), sovranità questa, andata da tempo “smarrita”.

E non a caso in diritto, lo Stato ha il significato di sovranita’ assoluto di un popolo, stanziato su un territorio. Già. La sovranità assoluta di un popolo – conclude Rizzi – Quella degli italiani la quale sovranità, ad un tratto e, non sappiamo di preciso da chi, è stata oscurata da chissà, quale strano incantesimo”.

Ermanno Amedei