A 96 anni monsignor De Sanctis è parroco dei record di Filettino, in ginocchio davanti ad 8 Papi

A 96 anni monsignor De Sanctis è parroco dei record di Filettino, in ginocchio davanti ad 8 Papi

27 febbraio 2015 0 Di admin

Novantasei anni, 48mila messe celebrate, 1400 funerali, 300 matrimoni, 600 battesimi e 750 tra comunioni e cresime fanno di Monsignor Alessandro De Sanctis, parroco di Filettino, il prete dei record. Non è il più anziano in attività, pare sia il secondo, ma è quello più anziano che da solo, cioè senza un viceparroco, porta avanti la parrocchia e le altre cinque chiese su cui ha competenze, celebrando messe e guidando processioni. L’arciprete quasi secolare, originario di Vallepietra in provincia di Roma, è il pastore delle anime di Filettino fin dal 1949, ma è arrivato nel paesino montano della Ciociaria nel luglio del 1942 quando, non appena nominato sacerdote, raggiunse lo zio paterno Don Filippo, all’epoca parroco, per fargli da vice. Non è uno scherzo percorrere le ripide stradine o salire le inerpicate scalinate su cui si svolgono le processioni, ma Don Alessandro, anche se lentamente non si sottrae al compito di guidare i suoi fedeli in ogni ricorrenza.

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Infatti, non ci si faccia ingannare dall’età; Don Alessandro, prelato d’onore di Papa Francesco è vitale, lucido, forse un po’ duro d’orecchi, ma ha una parlantina spigliata e una memoria di ferro. Non può, però ricordare tutto, quindi annota le attività della parrocchia su pesanti ed antichi registri; in questi giorni ha registrato anche la messa numero 48mila.

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Tra i suoi primati inoltre va annoverato anche quello di essere il parroco con il servizio continuativo ed ininterrotto più lungo nella stessa parrocchia. Una vita la sua consacrata, quindi, a Dio e a Filettino. Settantadue anni di sacerdozio sono tanti ma lui non pone limiti. “Starò al fianco dei miei fedeli fino a quando Dio vorrà”. Gode della fiducia del Vescovo e rimane al suo posto nonostante 21 anni fa sarebbe potuto andare in pensione avendo compiuto il 75esimo anno d’età. Ha preferito, però, continuare il sacerdozio perché difficilmente sarebbe stato trovato un sostituto.

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I suoi fedeli sarebbero rimasti senza un punto di riferimento religioso ma avrebbero dovuto aspettare che altri sacerdoti delle parrocchie a valle andassero a celebrare messa in paese. “Se mi fossi tirato in dietro avrei creato problemi al vescovo per trovare un altro sacerdote. Finché lui vorrà, e io avrò forze per farlo, continuerò a seguire i miei fedeli nell’attesa che si trovi un sacerdote più giovane che accetti di vivere in un paesino di 400 anime a 1075 metri di altitudine”. Il luogo è stupendo ma tutte le comodità sono a valle. L’inverno nevoso, spesso lo lascia isolato.

Il problema vero è che la crisi delle vocazioni ha ridotto il numero dei sacerdoti in circolazione. “Un tempo c’era più religiosità, le famiglie erano più vicine alla Chiesa e la stesse istituzioni religiose riuscivano meglio a calamitare le attenzioni dei giovani. Oggi quei messaggi si confondono tra i tanti interessi che ci sono, le distrazioni e i nostri seminari diocesani sono vuoti”.

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Per lui le cose sono andate diversamente perché diversi erano i tempi. Già dall’infanzia aveva intrapreso il sentiero religioso. “In famiglia avevo questo zio paterno sacerdote che mi guidava. Fin da piccolino poi, facevo il chierichetto. La vera “chiamata” però, è arrivata verso gli otto anni. Già a quell’età avevo ben chiaro cosa avessi fatto da grande, del resto il mio gioco preferito era quello di fingermi prete e celebrare messa”. A dieci anni raggiunse lo zio a Filettino e continuò gli studi ad Anagni dove poi li proseguì fino al sacerdozio nel luglio del 1942. Tornò, quindi, nel paesino montano come viceparroco di zio Filippo sostituendolo nel 1949. “Nel 2006 abbiamo festeggiato il secolo di presenza di un De Sanctis nelle vesti di parroco a Filettino”. Ma lo zio predecessore, però, ha contribuito solo, si fa per dire, per 42 anni; il “grosso” lo ha fatto e lo sta facendo lui. “Nella mia vita ho avuto nove Papi, e mi sono inginocchiato davanti ad otto di essi – dichiara Monsignore. Ero troppo piccolo per inginocchiarmi davanti a Benedetto XV”. Il primo pontefice che ha conosciuto è stato Pio XI, “Poi – ricorda – sono arrivati Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e l’attuale Francesco”. Papa Bergoglio lo ha incontrato l’8 gennaio, quando è stato ammesso nei posti riservati sul sagrato della Basilica di S. Pietro a pochi passi dal Pontefice unitamente ad alcuni rappresentanti del Consiglio Pastorale Parrocchiale di Filettino, scambiando con lui alcune battute. “Eravamo in un buon posto e quando è passato – ricorda Monsignore – si è fermato a salutarci mi ha chiesto quanti anni avessi. Gli ho detto: 95 anni Santità; e lui mi ha risposto: ‘e dove li hai nascosti?’; poi, tornando indietro di alcuni passi, mi ha detto: “preghi per me santo uomo!”.

Ermanno Amedei