pubblicato il13 novembre 2015 alle 23:27

Scandalo a Montecassino, da quel “sasso” Vittorelli ha fatto perdere grande occasione. Chiedesse scusa

Cassino  – Scandalo a Montecassino e non esistono parole per descrivere il senso di amarezza che avvolge l’intera comunità Cassinate insieme alla reduce congrega Cassinese. In meno di due giorni il silenzio nebbioso di novembre è stato infranto dal fragore di una notizia funesta: l’Abate Emerito Don Pietro Vittorelli avrebbe rubato! Ebbene è così che va definito quanto è in corso di valutazione da parte delle autorità. Furto, frode, appropriazione indebita e soprattutto circonvenzione di fedeli e creduloni cittadini. Da due giorni stiamo subendo la bassezza della comicità patinata ove il monastero di Montecassino viene rappresentato come un luogo ove le passioni si trasformano in pruriginose azioni ed i monaci come fauni pronti all’azione. Le prime pagine dei quotidiani nazionali e le trasmissioni televisive sciolgono un rosario di fatti, cifre, numeri e perdizioni. Si affronta in spot caustici la vita di un uomo che, nonostante i voti benedettini e quelli tradizionali di castità e povertà, ha scelto altro. Scegliendo il denaro, la vita mondana ed i vizi attribuitigli ha infranto tutto ciò per il quale era stato scelto come guida. E sì, Pietro Vittorelli è stato la guida spirituale ed umana di una comunità che da un millennio e mezzo ha pensato a sanarlo il mondo, una comunità sorta su “Quel monte a cui Cassino è ne la costa”- come scrisse Dante Alighieri nella sua Commediache prima di Benedetto fu frequentato già in su la cima da la gente ingannata e mal disposta”. Ma allora la gente ingannata e mal disposta non ha mai smesso di frequentare quelle mura? Perché di certo non da solo Pietro Vittorelli era ed è mai stato in quegli anni. Cosa avrebbe mai raccontato a coloro i quali vivevano nella comunità monastica con lui e per lui, in quanto Padre Abate? Tra le strade del centro di Cassino, posto a poco più di nove chilometri di curve dal portale Pax, l’effetto collaterale del fragore mediatico è palese. Si intravedono i giornalisti delle televisioni nazionali, i redattori dei telegiornali e qualche impavido Cassinate mentre parla indica ed argomenta in un rotear di dita verso il Monastero Cassinese nascosto, forse per la vergogna, tra la nebbia di novembre. Le azioni imputate ai fratelli Vittorelli sono tante e ben argomentate: i soldi movimentati e trasformati in beni materiali, viaggi, inviti a cena e vacanze esotiche infrangono la sacralità d’ogni momento vissuto. Ci sono poche persone che aspettano, col cuore tradito. Ci sono pochi partigiani della fede che sperano. Altri sparano. E giù sentenze, moniti celesti e anatemi. Nella nostra Italia che ad ogni caduta di potente o re c’è un popolo festoso e senza memoria. Perché la memoria recente, coadiuvata dalle immagini presenti sui troppi e confusionari social network, ci racconta un sereno mondo di sorrisi, strette di mano, cerimonie e schietti sguardi complici. Ci racconta una forza politica inaudita: con Vittorelli a Montecassino sono saliti di nuovo politici, regnanti ed ex regnanti assassini, editori ed industriali attori dagli occhi pinti ed eminenze del Vaticano.

dom-pietro-vittorelli

Queste erano le vere ricchezze di Vittorelli, queste erano le armi di seduzione di massa che avrebbe dovuto usare per Montecassino ed anche per quel centro urbano posto a nove chilometri. Caro Pietro, su quel sasso chiamato Montecassino, non hai fondato una nuova chiesa o un modo nuovo di fare chiesa. Da quel sasso ci hai guardati e hai sbagliato. Hai perso una grande occasione e l’hai fatta perdere a tutta la comunità Cassinate-Cassinese. Sarebbe stato bello se le televisioni avessero parlato per quarantottore consecutive della ricchezza della biblioteca di Montecassino, della natività di Botticelli ivi conservata e del sangue che tanti fecero scorrere ed altri persero per salvare l’Abbazia e la sua storia. Chi scrive non sa fino in fondo cosa e come sia accaduto e ne ha l‘autorità del giudizio finale. Ma una cosa chiede: Caro Pietro, chiedi scusa ai tanti che si fregiarono di esserti vicino, ai molti che abitano i luoghi d’infanzia a te cari, ai pochi che si nascondono e pensavano, più degli altri, di aver capito tutto.

GrEg

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