pubblicato il12 novembre 2015 alle 12:36

Sequestrati beni per 20 milioni imprenditore di Formia, sigilli a due cave di Coreno

Formia – Beni per 20 milioni di euro sono stati sequestrati questa mattina dal Centro Operativo D.I.A. di Roma all’imprenditore formiano Vincenzo Zangrillo di Formia. Il provvedimento che riguarda principalmente mezzi d’opera, cave estrattive a Coreno Ausonio e terreni è stato emesso dal Tribunale penale di Latina – Sezione misure di prevenzione, su proposta del Direttore della D.I.A., Nunzio Antonio Ferla. L’ipotesi è che i beni sequestrati non siano di natura lecita anche per via della vicinanza delle attività dello Zangrillo, stando a quanto riferito dalla stessa Dia, alle attività del clan dei Casalesi.

Con un passato di fabbro-carrozziere, nel corso degli anni Zangrillo ha fatto registrare una improvvisa e quanto mai ingiustificata espansione economica affermandosi come imprenditore, in svariati settori commerciali, diventando titolare, direttamente e/o indirettamente, di numerose società operanti nella gestione di cave di marmo con commercializzazione del Marmo di Coreno Ausonio uno dei marmi più pregiati utilizzati per la costruzione dei porti, nel trasporto di merci su strada, nel commercio all’ingrosso di altri materiali da costruzione, nello smaltimento di rifiuti, nella locazione immobiliare di beni propri e nel commercio di autovetture ed autoveicoli.

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Le investigazioni degli uomini della D.I.A. di Roma hanno permesso di dimostrare il nesso tra l’espansione del suo patrimonio individuale e imprenditoriale e le attività illecite da lui commesse nel corso degli anni.

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Infatti, Zangrillo, oltre a frequentare ed avere rapporti d’affari con imprese controllate dal clan dei casalesi, risulta essere gravato da numerosi precedenti penali, tra cui associazione a delinquere, riciclaggio e traffico internazionale di autoveicoli, nonché denunciato per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di rifiuti illeciti ed insolvenza fraudolenta, avendo accumulato nel corso degli anni con i suoi camion mancati pagamenti dei pedaggi autostradali.

 

Le verifiche degli investigatori hanno evidenziato come il suo patrimonio fosse cresciuto parallelamente alle attività criminali a lui contestate, sino a raggiungere le rilevanti dimensioni attuali, ciò a fronte di redditi dichiarati al fisco nettamente inferiori alle capacità economiche dimostrate. Per tali ragioni è stata inoltrata proposta di misura di prevenzione personale e patrimoniale nei suoi confronti, quale soggetto dedito ad attività delinquenziale, da cui è scaturito l’odierno provvedimento di sequestro, in ragione della pericolosità sociale e della conseguente origine illecita del suo patrimonio.

L’attività ha portato al sequestro di oltre 200 autoarticolati, di 2 cave di marmo a Coreno, di 19 immobili tra abitazioni, uffici, opifici e magazzini tra Formia e Latina, di 21 ettari di terreni ubicati nelle province di Latina e Frosinone, di quote relative a 6 società, di 16 conti correnti e rapporti bancari di varia natura, il cui valore complessivo è stato stimato in oltre 20 milioni di euro.

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