Albaneta blindata, Dante Sacco: “Un popolo che dimentica non merita Medaglia D’Oro al V. M.”

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7 Risposte

  1. Duilio ha detto:

    Attacco ad effetto e in taluni casi anche fuori tema (che c’entra Schenghen con l’Albaneta) ma poca (troppa poca!) sostanza in questo “articolo”, come d’altra parte nei proclami letti in questi ultimi tempi sulla vicenda. Molta approssimazione e poca onestà intellettuale da parte di quelle poche persone (ne conto forse un paio) che sono a capo della protesta, e che, purtroppo per loro, ignorano molti aspetti della questione e soprattutto le più elemantari regole della sintassi e della grammatica italiana. Ma tant’è, questo forse è ciò che ci meritiamo… un pugnetto di ambientalchic che si fregia di “mi piace” e poco altro.
    Spero che il commento venga pubblicato.
    Un caro saluto a tutti!
    Mit liebe
    Duilio

    ps. mi permetto di rassicurare Dante Sacco: al cittadino polacco desideroso di fare una passeggiata che oggi vorrà attraversare “quel cancello” (ma quale cancello???) non succederà nulla, proprio come accade a tutti quelli che rispettosamente lo hanno attraversato da 70 anni a questa parte, siano essi polacchi, tedeschi, ciociari o giapponesi… visto che ha citato Schenghen…

    • admin ha detto:

      Liberi chiaramente di avere ciascuno la propria idea, trovo il cuo commento, signor Duilio, se è così che si chiama, sgonfio di argomenti e gonfio di interesse personale e ignoranza verso quei luoghi a cui fa riferimento. Quel “pugnetto di ambientalchic”, termine con cui lei definisce chi si sta battendo per un principio di moralità e diritto rappresentano, a mio avviso e a parere di tanti, il baluardo di una coscienza che va oltre interessi personali e politici. Lei continui a contare le virgole che mancano ai nostri testi e a negare l’evidenza come quella dell’esistenza di un cancello e di un impedimento a chi volesse recarsi sui monumenti che ricordano il sacrificio di tanti giovani.
      Ermanno Amedei
      P.s. se fosse così cortese da rispondermi con il suo vero nome le sarei grato, altrimenti fa lo stesso

  2. Duilio ha detto:

    Vede, caro Amedei, voglio in primis complimentarmi con lei visto che è riuscito a fregiarsi di un bel record tante sono le imprecisioni che ha collezionato nelle sole due prime righe da lei scritte. Dovute, le imprecisioni, non so bene a cosa, per carità non particolarmente gravi, direi di prassi, ma non per questo ritengo sia opportuno ignorarle. Non so su che basi lei possa dire che sono “gonfio di interesse personale” e soprattutto di “ignoranza verso quei luoghi”, le sarei grato se volesse darmi lumi in questo senso, così da aiutarmi a capire come la penso. Il mio, d’altra parte, essendo semplicemente un “commento” non aveva certamente la pretesa di esaustività e completezza (aggiungerei molto altro) essendo un intervento coinciso e asciutto, proprio come sono in genere gli interventi/commenti di questo tipo. Ben, altro, ci si dovrebbe aspettare (o meglio, mi sarei aspettato) da un articolo, o comunque da uno scritto che ha la pretesa di definirsi tale. Mi permetto altresì di precisare, è questa forse la cosa che mi interessa di più, che quando parlavo di “ambientalchic” non mi riferivo certamente ai tanti che si stanno battendo in buona fede, ma a quei pochi (credo siano due o tre) che guidano il loro popolo a colpi post ed eventi facebookiani.
    Quanto al resto. Sinceramente non ho tempo per contare le virgole ai vostri testi, mi sono permesso di avanzare quel tipo di appunto perché le parole servono ad essere chiari, servono a farsi capire. Dai vostri proclami e petizioni traspare tutt’altro che chiarezza, si capisce ben poco e a me (“Liberi chiaramente di avere ciascuno la propria idea”) paiono spesso in contraddizione. Come d’altronde è poco chiaro e spesso, ahinoi, in contraddizione il sindaco. Poco chiaro mi è sembrato anche lei (vale ancora il virgolettato di cui sopra). Avrei molto da chiedere, altro da dire e da eccepire sulla vostra battaglia (o meglio sul pensiero degli ambientalchic di cui sopra), in taluni casi sacrosanta, ma ritengo di aver parlato fin troppo e di essere venuto meno al mio proposito di restare al di fuori di questa cagnara (badi, non è un giudizio di merito, o comunque si riferisce sempre ai soliti pochi). Cerco di ritornare nel silenzio, quel silenzio che ha contraddistinto la mia condotta e il mio amore per quei luoghi che ben conosco… Cerco di ricreare quel silenzio regna in quei luoghi che ora sono purtroppo lontani da me, e chi lo sa forse un giorno ci incontreremo lì.
    Un caro saluto a tutti!
    Mit liebe
    Duilio

    ps. stavo dimenticando che sbaglia anche (guinness record) nel credere che il mio sia un nome di fantasia, ma questo inciampo e tutti i molti altri glieli perdono perché in fondo, pur non conoscendoci, mi è simpatico 😉

    • admin ha detto:

      Bè… ammetterà, Duilio, che sta facendo la parte di chi sa, ma non vuol parlare per amor di pace. Però vuol lasciare anche il dubbio sulle reali intenzioni di chi lotta per il diritto alla gente di accedere a quei luoghi della memoria. Come se vi fossero dietrologie e interessi. Se questi sono un camminamento sulla linea Gusta, un percorso ciclabile, pedonale, magari anche l’istallazione di un chiosco, credo che siano “Interessi” più accettabili di una fabbrica di birra; passi anche il ristorante e il b&b, ma non i parchi giochi dove 70 anni fa accaddero quei fatti che lei certamente conosce. Le ricordo, che l’indignazione è nata quando per recarsi ai monumenti, reduci, loro parenti, o gente comune, finanche un console, sono stati costretti a pagare un biglietto di sei euro (se non ricordo male).
      Buongiorno
      Ermanno Amedei
      P.S. Anche lei è simpatico, lo sarebbe di più se almeno evitasse di negare l’evidenza come negare l’esistenza di un cancello (il comune promette di toglierlo ma ancora non ha trovato il coraggio per farlo) e l’impedimento per raggiungere i monumenti. Solo questo.

  3. Duilio ha detto:

    Carissimo, intervengo di nuovo visto che tende ad andare fuori tema, cercherò di essere breve… mi permetto di ricordarle che “l’indignazione” è nata un po’ prima che venisse chiesto il pagamento di quel triste biglietto. Le ricordo altresì che nei fatti il diritto di accedere a quelli che da un po’ di tempo, con approssimazione giornalistica, vengono chiamati “luoghi della memoria” è stato di fatto sempre garantito. Io, come moltissime altre persone, vi ho sempre acceduto liberamente, a piedi e in bici. Non mi risulta che nessuno, trovato in quei luoghi, sia mai stato cacciato (vi ho anche incontrato numerosi cercatori di residuati bellici!!!). Ribadisco, nessuno è mai stato cacciato da lì. Per questo motivo mi sono permesso di sollevare qualche appunto su questa vicenda, visto che mi è sembrata da subito tristemente connotata di pretestuosità (dal momento che, lo ripeto, invoca diritti di fatto garantiti) e spesso, in diversi casi, è caduta in rivoli comico/grotteschi. Mi permetto inoltre di rassicurarla e di liberare il campo da qualsiasi tipo di interesse: nemmeno a me è piaciuto molto quanto è stato fatto ultimamente all’Albaneta. Questo per ribadirle ancora una volta che, almeno nel mio caso, il solo e unico interesse è la salvaguardia e la cura di quei luoghi, sempre e comunque, al di là di ogni “mi piace” facebookiano. Mi piacerebbe anche apportare alcune questioni a questa protesta che, nei continui e commenti unidirezionali, e nell’isteria da social network, non sono mai state praticamente prese in considerazione. Innanzitutto è bene ricordare che fruizione e salvaguardia di un determinato bene non è detto che camminino di pari passo, specie in una situazione – come la presente – dove le risorse, le attenzioni e, mi permetto di dire, le capacità e competenze sono prossime allo zero. Si richiede a gran voce di “rimuovere tutti i cancelli dai suoli pubblici” ma siamo sicuri che questa azione corrisponda sic et simpliciter a un effettivo beneficio che avrebbero quei luoghi? Oltre a starnazzare con questo genere di richieste cosa altro avete fatto e progettato, anche solo sulla carta? Sta tutta qui la lungimiranza di voi “ambientalisti”? A me, e a moltissimi altri, sembra che – mutuo il concetto dall’analisi matematica – fino ad ora abbiate solo considerato il punto e non l’intorno, così facendo non si fa certamente il bene di niente e di nessuno. Aggiungo inoltre. Qualcuno ha mai avuto l’elasticità mentale e l’onesta intellettuale di chiedersi perché ci sono quelle che voi chiamate barriere? Qualcuno è mai stato abbastanza onesto intellettualmente da far notare che quelle fantomatiche barriere fino ad ora sono state l’unica salvaguardia di quei luoghi? Che ne sarebbe oggi dei monumenti se non fossero stati protetti, seppur minimamente, da quelle barriere che voi oggi volete abbattere? Lo ipotizzo io. Ne sarebbe rimasto certamente molto meno di quello che c’è ancora oggi e lei, ed altri come lei, certamente non avrebbe preso, ad esempio, l’abbaglio dei furti al carro armato (che ci sono stati ma risalgono a molti e molti anni fa, e quelli più gravi a prima che venissero innalzate le celeberrime barriere, se ci sarà modo le racconto alla perfezione le circostanze di quei spiacevoli eventi visto che anche su questo non mi sembra ben informato). Non si sarebbe chiusa la stalla a buoi scappati (proprio come è successo con l’Albaneta) e non si sarebbe innalzato il solito e inutile polverone. Altra questione. Dopo 70anni vi ricordate di quei luoghi, dove siete stati fino ad ora? Chi ha veramente salvaguardato nel silenzio e nella fatica quei luoghi? Dove eravate voi giornalisti? Perché avete cominciato a gridare “Salviamo l’Albaneta” solo dopo che Miri ha fatto tutto ciò che ha fatto? Soprattutto dove erano le istituzioni che ora con acribia e zelo mai visti si stanno occupando della vicenda? Che progetti hanno e soprattutto che mezzi hanno? Sì! Mi chiedo che mezzi avete visto che non siete stati in grado di salvaguardare nemmeno ciò che resta della Cassino anteguerra. Mi chiedo anche dov’è stato fino ad ora lo zelo mostrato in questa vicenda dalle istituzioni polacche che, nella persona del console, ci hanno detto cosa si deve e non si deve fare, e come ci si comporta democraticamente. Nessuno ha avuto l’intelligenza, giornalisti in primis, o l’onestà intellettuale, mi riferisco a chi porta avanti questa protesta, di far notare che le istituzioni polacche hanno praticamente sempre ignorato i monumenti e i luoghi in questione. Conosco polacchi e non che si sono autotassati e hanno prestato la loro opera gratuitamente, e speso il loro tempo, per piccole opere di manutenzione sui monumenti e le zone circostanti. Qualcuno ha fatto notare questo? Il console si ricorda solo ora dell’Albaneta? E’ questa la sua lezione di democrazia? Inoltre, c’è stato qualcuno con un livello minimo di cultura da far notare che il console con le sue dichiarazioni è incappato in errori grossolani (direi gravi per un funzionario dello Stato di tale levatura), dal momento che ha continuamente citato – e i giornali pedissequamente rilanciato – gli standard Unesco che nei nostri “luoghi della memoria” non hanno motivo di esistere, visto che non mi risulta che stiamo parlando di siti Unesco (tra l’altro assenti nella provincia di Frosinone). Qualcuno ha idea di cosa significhi mettere un sito sotto protezione Unesco? Ma soprattutto qualcuno ha idea di quanta fatica e attenzione (leggasi: investimenti) servano per riuscire a far rimanere un sito all’interno del programma Unesco, che in ogni momento a fronte di inadempienze può essere letteralmente stracciato.
    Ne ho ancora per molto, caro Amedei, ma mi fermo qui perché per l’ennesima volta mi ha fatto contravvenire ai miei propositi di silenzio… spero diventi altrettanto bravo con l’italiano visto che ho appena “contato le virgole” a un suo altro articolo.
    Saluti ciociari
    Duilio

    • admin ha detto:

      Caro Duilio, lei mi appassiona. Dimostra di saperne tante di cose… ma è sfuggente quando si tratta di arrivare al nocciolo della questione. Le dirò, in quella zona, cancelli o non cancelli, sono riuscito ad entrare moltissime volte percorrendo i vari sentieri. Devo dire che molte delle cose da lei dette le condivido pienamente, in particolare quello dello stato di conservazione che i monaci, con il “sistema cancello”, hanno anche garantito. Ciò che le contesto, però, è l’inesattezza della tempistica della protesta che è nata nel momento in cui il tizio ha fatto diventare proprietà privata, anche ciò che non lo era e non poteva esserlo. Lei dimostra di non avere l’anello al naso e spero che abbia onestà intelletuale (la stessa che si aspetta dagli altri) di ammettere che l’iniziativa privata avrebbe fatto cassa vendendo biglietti anche, e forse soprattutto, a chi si sarebbe recato all’Albaneta per motivi ben diversi da quelli legati ad una passeggiata nel “luna park”. Sarò maligno, ma forse si basava proprio su quel flusso. Insomma, mi dica… tutta la protezione data a quei luoghi in questi anni era finalizzata a questo? A far vendere biglietti per entrarvi?
      I cancelli, poi. Caro Duilio, Lei è in Germania, in quella terra, provi a realizzare un cancello su una proprietà pubblica senza averne le autorizzazioni. Sarebbe così gentile da farmi sapere quanti giri di lancette farà il suo orologio prima di doversene pentire? Credo che qualsiasi istituto tedesco non avrebbe aspettato certamente due mesi.
      Voglia essere lei comprensivo per come scrivo e tentare comunque di cogliere il senso di ciò che ho voluto dirle.
      Ermanno

  4. Duilio ha detto:

    Caro Ermanno, come già detto a me non è piaciuta per niente l’idea del Villaggio di Natale, con tutto quello che ne è conseguito. È bene ribadirlo. Purtroppo però non so dare una risposta a quanto mi chiede (se ci fosse anche una velata intenzione di fare cassa anche col passaggio a piedi della gente non diretta al Villaggio), una mia eventuale risposta su questa ipotesi sarebbe una banale illazione, chi potrebbe darle una risposta forse è Miri che ha organizzato il Villaggio, non io, visto che Miri non lo conosco personalmente.
    Quanto al resto. I suoi dubbi in merito al comportamento e alla “prontezza di riflessi” dell’amministrazione locale sono gli stessi che io e che ho avuto modo di manifestarle, se ricordo bene, in qualche altro commento. Questo perché, è una mia opinione personale, la politica è sostanzialmente sorda a questi temi, che danno “benefici” solo in termini di lunga durata, la cui ricaduta, tra l’altro, in termini di consenso è spesso praticamente nulla. Tutto questo, nel caso specifico, sembra che non sia stato ancora sufficientemente recepito visto che si è ritenuto opportuno fare entrare in questa battaglia “di libertà” la politica e i politici, in primis con l’intervento di Di Maio in secundis (leggo su Ciociaria Oggi dell’11/02) con un’interrogazione parlamentare (che spero di poter leggere per intero quanto prima), in cui si chiedono, tra le altre cose, ad Alfano e Franceschini (riprendo il virgolettato di Ciociaria Oggi) se fossero “a conoscenza dei fatti […]e se non ritengano che la situazione sia particolarmente critica”. Domanda “tremante nella notte”, per dirla con Ungaretti, perché rivolta a due nostri ministri che in tempi recentissimi, a conferma di quanto appena detto circa il rapporto politica/cultura, hanno dimostrato ben poca “sensibilità” circa la funzione l’effettivo valore della cultura. Mi riferisco evidentemente, è su tutta la stampa nazionale, ad Alfano e alla vicenda del Salvator Mundi di Bernini portato alla Sagra del mandorlo in fiore di Agrigento (illuminanti a tal proposito le parole di Tomaso Montanari o di Sgarbi) e a Franceschini che, con il disegno di legge Madia sulla riorganizzazione della p.a., di fatto permette che le soprintendenze passino nelle mani delle prefetture. Si leggano a tal proposito la posizione assunta dall’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli su questa questione e sulla riorganizzazione del MiBact ideata da Franceschini. Si veda a tal proposito, lo dico a beneficio del signor Edoardo Grossi, che fa uso della piattaforma, la raccolta di firme su change.org giunta a 25mila firme contro il detto ddl, tra i cui primi firmatari troviamo nomi quali Adriano Prosperi, Carlo Ginzburg, Salvatore Settis, Tomaso Montanari (cito volutamente solo storici puri e storici dell’arte). Se questi sono i presupposti, dunque, io mi guarderei bene dal fare entrare la “politica” in questa battaglia, che a parer mio andrebbe combattuta differentemente, non solo per i motivi anzidetti ma anche per non permettere al politico di turno, magari dopo anni di noncuranza, di brillare della luce riflessa delle proprie iniziative e promesse, che rimarranno solo tali. A questo punto però, a cose fatte, sono curioso di vedere cosa farà la politica: colei che ha contribuito a creare la situazione che ora invece si trova a dover risolvere… con buona pace degli ambientalisti.
    In chiusura Ermanno voglio ringraziarla per il contraddittorio, per dimostrare interesse (nonostante l’arroganza del mio argomentare, che riconosco pienamente, ma che spero, almeno nel suo caso, non venga percepita come offesa perché tale non è) nei confronti di ciò che mi permetto di scrivere, questo perché penso che sia un bene – soprattutto per i luoghi che ognuno tenta di difendere nel modo che reputa più opportuno – cercare di analizzare i fatti da angolazioni differenti anche con il contributo e le idee di chi la pensa differentemente. Proprio grazie al contraddittorio ho avuto una notizia, che mi pare che fino ad ora non fosse emersa. Pare infatti che, a differenza di quanto detto fino ad ora, non si richieda l’abbattimento sic et simpliciter dei cancelli, ma la loro sostituzione con dei dissuasori per permettere quanto fatto fino ad oggi dai cancelli stessi: inibire il passaggio dei veicoli a motore e permettere il transito dei pedoni. Ma il mio augurio più grande, se è vero che questa è una battaglia per la libertà, è che intervengano anche altre persone, che possano manifestare liberamente il loro pensiero e dare il loro contributo a questa battaglia che fino ad ora ha avuto, stranamente, solo interventi a senso unico
    Saluti
    Duilio

    ps. per esigenze di tempo e brevità non mi sono volutamente soffermato sull’annuncio della candidatura Unesco. Mi permetto solamente di consigliare a chi se ne sta occupando di risparmiare fatica visto che è praticamente impossibile che essa venga accetta, perché Montecassino (purtroppo, e dico purtroppo!) è praticamente nella totalità ricostruita, perché così come è ora (purtroppo, e dico purtroppo!) l’Albaneta è poco più di un rudere vecchio di dieci secoli, per la quale mi auguro (e dico mi auguro!) non venga riservato lo sciagurato trattamento (leggasi: ricostruzione) riservato alla Rocca Janula. Stando così le cose c’è ben poco da fare, se volete rendervene date uno sguardo uno ad uno ai siti almeno ai siti Unesco italiani.

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