pubblicato il19 aprile 2016 alle 16:51

Dopo 70 anni apre il bunker di Villa Ada Savoia a Roma

Il Bunker di Villa Ada Savoia dopo 70 anni ha aperto per la prima volta le sue porte al pubblico il 24 marzo scorso.
E’ un luogo imperdibile sotto molti aspetti: storico, architettonico e tecnologico. Il sito, di proprietà del Comune di Roma, è stato dato in concessione gratuita per 2 anni a Roma Sotterranea, che dal canto suo si è fatta carico di tutte le spese di recupero e restauro. Nascosto all’interno di uno dei più grandi parchi di Roma (160 ettari) il rifugio antiaereo utilizzato dalla famiglia Reale è stato completamente restaurato dall’Associazione Roma Sotterranea (www.romasotterranea.it) che in soli 5 mesi a partire da ottobre 2015, ha riportato questo luogo al suo stato originario. Costruito fra il 1940 e il 1942 (non è stato purtroppo possibile rintracciare alcun documento relativo alla sua realizzazione,progetti, capitolati di spesa o altro), è una splendida struttura a pianta quasi perfettamente circolare con muri e volte rifiniti in mattoni. Tanti gli elementi, inseriti a seguito di un attento e scrupoloso studio filologico, che proiettano il visitatore indietro nel tempo : l’impianto di illuminazione – compresi interruttori, portalampade in porcellana, prese e il quadro elettrico – è composto da pezzi originali, come originali dell’epoca sono i lavandini, il citofono, le casse militari che contenevano materiale di primo soccorso, bombe a mano e attrezzi per la manutenzione delle vetture. Gli arredi, il salottino, i tavoli, le sedie fino ai piccoli particolari come giornali dell’epoca, la lampada da tavolo, le maschere antigas, i rapporti sui bombardamenti, il servizio da tè, l’orologio, ogni minimo dettaglio è stato studiato e acquisito dopo averne valutato la perfetta corrispondenza storica.
Il complesso sistema di aerazione, in parte ancora esistente, permetteva di mettere in sovrapressione le stanze rifugio ed impedire così l’ingresso di gas. Un “elettroventilatore a pedaliera poteva far funzionare il tutto anche in assenza di energia elettrica, grazie ad una “bicicletta”, ancora in parte presente.
Fiore all’occhiello del bunker, e delle operazioni di recupero, le 5 porte, blindate e antigas, che sono state rimesse in funzione e che vengono regolarmente utilizzate, con la possibilità da parte dei visitatori di poterle aprire e chiudere, compresa la grande anta della porta carrabile, pesante ben 1800 chili.
Splendida anche la scala a chiocciola in travertino che fungeva da uscita d’emergenza.
Sono infine da notare le splendide volte in mattoni, con archi ribassati in più punti, le cornici e gli zoccoletti realizzati in finto travertino, e gli angoli arrotondati, elementi che richiamano all’architettura razionalista tipica del periodo fascista.

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