pubblicato il12 agosto 2016 alle 07:56

La Commissione Europea “oliata”

Il pericolo olio di palma sugli scaffali e il rapporto che lo accusa in un cassetto

di Max Latempa

Se in giro c’è ancora qualcuno che crede che l’ Unione Europea operi nell’interesse dei cittadini, forse, dopo quest’ ennesima prova dei vetrici di Bruxelles, se ne ricrederà.

E’ da più di quattro mesi che sul tavolo della Commissione Europea giace il rapporto dell’ EFSA, l’ Ente Europeo per la sicurezza alimentare, sulla pericolosità dell’olio di palma, ma il massimo organismo decisionale della UE non ha ancora preso alcun provvedimento.

Lo studio dell’Efsa certifica che nelle fasi di raffinazione ad alte temperature a cui viene sottoposto, l’olio di palma genera una sostanza cancerogena che ovviamente viene assimilata dal corpo umano.

L’olio di palma è usato ormai in una miriade di prodotti: merendine, biscotti, dolci, gelati,  caramelle e creme spalmabili. Viene usato principalmente dalle multinazionali a causa del basso costo e dall’ alto potere addensante. Le principali vittime sono ovviamente i bambini.

Il sospetto che l’olio di palma fosse pericoloso aleggiava già da qualche anno ma, a parte qualche analisi privata, non era mai arrivata la conferma di un organismo istituzionale. A seguito dei risultati dell’ Ente Europeo, però, anche una nota organizzazione di consumatori italiana ha fatto effettuare da laboratori di indiscussa fama le complesse indagini ed il risultato è stato lo stesso: cancerogeno. Quindi è anche probabile che a breve partirà una class action.

I prodotti con l’ olio di palma però sono ancora sugli scaffali di tutti i negozi d’ Europa ed il rapporto dell’ Efsa dorme chissà dove.

Alcune multinazionali stanno introducendo frettolosamente prodotti che usano l’ olio di girasole o altri addensanti diversi. Ma nel frattempo c’è da smaltire le scorte, approvvigionare le materie sostitutive, evitare di perdere soldi prima che scoppi la bomba.

Allora, il silenzio della Commissione Europea di chi sta facendo gli interessi, dei bambini europei o delle multinazionali che non vogliono perdere soldi?

di Max Latempa

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