Giorno: 19 settembre 2016

19 settembre 2016 0

Cambio al vertice della Compagnia carabinieri di Sora, Laudonia va a Tuscania, arriva Iacovacci

Di admin
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Sora – Questa mattina il Maggiore Ciro Laudonia, nel cedere dopo cinque anni il comando della Compagnia Carabinieri di Sora, per assumere quello della Compagnia Carabinieri di Tuscania (VT), ha voluto esprimere il seguente pensiero: “Lascio il comando di Sora e questa terra madre di Carabinieri eroici ed esemplari con commozione e gratitudine, portando con me questo lustro di vita militare intenso, entusiasmante e carico di umanità. Il mio primo pensiero è per i collaboratori, Carabinieri di ogni ordine e grado, che mi hanno accompagnato con costante impegno e professionalità. A Loro e alle Loro famiglie il mio affettuoso e sincero grazie con la certezza che continuerete a servire da Carabinieri la collettività con immutato slancio. Un  particolare ringraziamento a tutte le istituzioni per la vicinanza e la collaborazione incondizionate.  Un saluto ai numerosi amici incontrati che hanno allietato la mia permanenza in Sora. Ai miei superiori, riferimento costante e fondamentale nella mia azione di comando e a tutti i colleghi ufficiali  i miei più sentiti saluti con l’auspicio di poter condividere ancora il servizio insieme. Un augurio di buon lavoro al mio successore”. Nella stessa giornata ha assunto il comando della Compagnia Carabinieri di Sora il Capitano Valentino Iacovacci, già Comandante del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Cremona.

19 settembre 2016 0

Addio zio Peppuccio. Scomparso a Coreno nel 2011, il Gip archivia il caso di Giuseppe Ruggiero

Di admin

Coreno Ausonio – Archiviato il caso sulla scomparsa di Giuseppe Ruggiero e Zio Peppuccio è scomparso definitivamente. L’anziano scomparì nel nulla il 15 maggio del 2011 in circostanze misteriose. Ipotizzando la sua morte in un luogo di montagna impervio, forse cadendo in qualche crepaccio, noinostante le ricerche compiute da centinaia di persone, nulla di lui, a parte il suo ciclomotore venne mai trovato. Il figlio Antonio e tutti i suoi parenti sostenendo che l’anziano padre non fosse morto in quei luoghi e ipotizzando che qualcuno lo aveva portato da qualche parte, si era opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura della Repubblica. Il questi giorni il gip di Cassino ha sciolto la riserva su quella richiesta di archiviazione accogliendola. Il caso, quindi, è chiuso ma l’amarezza per la famiglia è tanta e il figlio dello scomparso ha affidato lo sfogo ad una lettera aperta che riceviamo e pubblichiamo.

“Cari Amici, sono Tonino, il figlio di Giuseppe Ruggiero detto Zio Peppuccio e vi comunico che, mio padre scomparso una prima volta da Coreno Ausonio (FR) il 15 maggio 2011, e scomparso una seconda volta a cinque anni di distanza, ora (adesso) per l’indifferenza di tutti!

Con molto rammarico vi informo dell’archiviazione comunicatomi oggi dall’Avvocato Enrico Mastantuono del foro di Latina, (che ringrazio anche in nome della famiglia, per la sua vicinanza e completa dedizione verso la nostra “causa”) con la quale lo Stato Italiano attraverso i suoi rappresentanti, pone per sempre la parola fine sulla misteriosa vicenda di mio padre.

Il GIP ha scritto che non deve essere fatta alcuna investigazione suppletiva, data l’oggettiva impossibilità di giungere con adeguata certezza all’individuazione dell’autore del reato ecc. Ecc. .

In questo momento di grande frustrazione per noi, non ci sentiamo di aggiungere nulla a quello che ci è stato comunicato dal nostro Avvocato, sennonché stiamo valutando importantissime iniziative future, sia della famiglia che dell’Associazione Penelope, che a breve comunicheremo tramite una conferenza stampa.

L’amarezza per quest’ulteriore archiviazione, ha preso il sopravvento su ogni altro aspetto, in quanto, (nella camera di Consiglio tenutasi presso il Tribunale di Cassino il sette luglio scorso), chiedemmo una successiva attività investigativa, finalizzata quantomeno al ritrovamento dei poveri resti di mio padre.

La condizione in cui ci troviamo adesso, non certo consolatoria, fa presagire che il ritrovamento di mio padre possa avvenire soltanto per puro caso, domani come tra cent’anni, magari per una confessione in punto di morte di qualcuno: “MENO MALE CHE E’ SUCCESSO A “LORO”, E NON A NOI”!

Come mia madre, ha annunciato attraverso un video-appello nello scorso mese di maggio, la mia famiglia non cerca vendetta e, a questo punto, neanche giustizia. Se qualcuno adesso la desidera, deve solo sperare che quello che è successo a mio padre non capiti a nessun altro; la nostra famiglia – lasciata da sola di fronte a questo dramma – ha già dato!

Noi, gente mite, semplice e pacifica, volevamo soltanto una tomba su cui poter piangere mio padre; e come vedete, questo c’è stato negato. Ora, le sue misere ossa, potranno restare abbandonate per sempre sulla nuda terra, come quelle di un animale!

Siamo schifati di tutto quello che è successo in questi anni, e ribadisco che, questa non è una vergogna solo per noi: lo è per tutta la comunità di Coreno, l’intero territorio della valle dei Santi, la società civile, e l’Italia tutta; quella composta da galantuomini.

Finisco con una frase tratta dalla Lettera Aperta (in quella paginetta per chi volesse leggerla c’è scritto questo, ed altro) che il 09 maggio 2016 ho indirizzato a sette personaggi delle Istituzioni: dal Presidente della Repubblica Italiana a Papa Francesco, senza essere degnato tuttora di una qualsivoglia risposta – se non questa – comunicataci dal tribunale di Cassino:

…..Da rispettabile cittadino Italiano, ha sempre dato lustro alla Patria che tanto amava, ed ha pagato regolarmente le imposte (cosa che continua a fare tuttora) quindi, è stato gioco facile dimenticarlo. Questa persona cui è stato impedito di continuare a fare il nonno – è mio padre – e i requisiti come si vede li aveva tutti: per questo motivo, e all’insaputa dei più, sta bene nel posto in cui si trova”. 

Tonino Ruggiero – Rappresentante della famiglia e figlio dello scomparso, nonché vice Presidente di Penelope Lazio ONLUS, Associazione delle Famiglie e Amici delle Persone Scomparse.

Er. Amedei

 

 

19 settembre 2016 0

Vicenda “Albaneta vs Cavendish Road”, tutto ha un prezzo ma la dignità non ha prezzo

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di Dante Sacco

Cassino – Tutto ha un prezzo. Ha un prezzo il pane, spesso citato nei Vangeli e dalla Chiesa. Ha un prezzo l’arte, sempre al centro di meditazioni extra sensoriali di intellettuali e fini ricercatori. Ha un prezzo la cultura, di cui in tanti si cibano e pochi ne mangiano. Ha un caro prezzo la ricerca delle cime più alte da dove uomini pavoni ed donne allodole vi planano per essere tra i primi spettatori coinvolti nella triste danza delle ovvietà. Tutto ha un prezzo. E se c’è un prezzo, dalla parte opposta c’è un costo e qualcuno che paga il conto. Non dispiace sentire il furore di chi reclama il possesso – terreno e ben lontano dalla paupertà monastica –di ettari di selve pressoché rinselvatichite dopo le fiamme delle bombe. Non dispiace sapere – se è fondato sulla verità e sacrosanta onestà – che i ruderi di un millenario monastero normanno verranno restaurati, rigenerati e/o confusi in un cieco ottimismo circense e carnevalesco. Ci dispiace davvero che il tempo passato e gli anni in cui la rabbia e la partigianeria delle nazioni e dei popoli avrebbe dovuto cedere il passo alla universale serenità tra gli uomini, oggi divengano motivo di una mediocre corsa all’oro. E’ chiaro che ogni azione ha un fondo connotato da una economia che deve necessariamente volgere a favore di chi fa le azioni.

E’ più che evidente che gli impegni economici debbano essere, soprattutto nell’ambito di gestioni private, tendenti al guadagno. Ma esiste una cosa che si chiama dignità dei luoghi, delle persone e delle comunità. Non può esistere un luogo come Montecassino se il luogo in se diventa chiuso o precluso alla memoria. In anni passati, seppur per motivi talvolta nobili, Montecassino ed il comprensorio storico militare ed archeologico e naturalistico di San Matteo, Colle San Comeo, Case D’Onofrio, Masseria Albaneta, Cavendish Road è stato quasi religiosamente sigillato; vigeva in esso un silenzio claustrale ritmato dalle attività agro silvo pastorali di alcuni coloni che ne mantenevano l’identitarietà dopo aver bonificato quelle terre dalle bombe e dopo aver seppellito i morti che vi giacevano insepolti. Poi un silenzio lungo settant’anni, interrotto dal pianto dei Polacchi che qui trovarono la forza di rinascere prima come Popolo ed infine come Nazione.

In tutti questi anni, di claustrale silenzio, di azioni agricole e di taglio boschivo, di celebrazioni e tumulazioni di generali e familiari di chi qui perse la giovinezza e la vita, in tutti questi anni l’ordine Benedettino, fatto di uomini, ha con dignità speso e prodigato il proprio tempo a mantenere sana l’integrità e la stabilità delle “omnes possessiones quas ipse habebat” ovvero di tutto ciò che era e sarebbe rimasto Patrimonio di San Benedetto. Ma del resto il tempo è fatto per gli uomini e scorre caduco in direzione opposta alle intenzioni dei predecessori. Così, per una gestione sicuramente economica e per una lecita azione commerciale, i rappresentanti dell’Ordine Benedettino, nell’ambito della libera azione di temporale diritto di possesso di un bene, hanno deciso di dare in locazione dei beni terreni senza stabilire almeno delle linee guida o prescrizioni in merito.

Del resto chi leggerà queste parole si chiederà dove chi scrive voglia arrivare. Ed allora, chiudendo non posso non ricordare che precludere le strade di accesso verso una proprietà privata può, qualora le viabilità fossero ad uso esclusivamente privatistico, non essere un problema per la collettività e per chi vorrebbe fruire di tali ambiti per motivi immateriali o semplicemente sentimentali. Ma trovo alquanto paradossale che gli uomini che compongono l’attuale Collegio dei Monaci Cassinesi presso l’Arciabbazia di Montecassino possano dimenticare che tra quelle mura vi sono le spoglie mortali dei Santi Benedetto e Scolastica da sempre oggetto di devoti pellegrinaggi di donne, uomini talvolta Santi, Regnanti e spesso di persone comuni spinti dal messaggio e dalla forza ecumenica di Benedetto e Scolastica. La stessa forza che li rende di fatto Patroni Spirituali e Morali dell’Europa senza frontiere e limitazioni. Così la distanza ed il silenzio claustrale che attanaglia la discussione pro e contro “Albaneta vs Cavendish Road”, cronologicamente successive alla fuoriuscita di alcuni membri del Collegio dei Monaci Cassinesi, crea una sorta di smarrimento morale e spirituale da parte di chi vorrebbe delle risposte dai millenari custodi – e non padroni – delle ossa sante di Benedetto e Scolastica.

Con la stessa dignità che spinse un tale Gregorio Vito Diamare, uomo ed Abate nato a Napoli, a non concedersi nè ai tedeschi tantomeno agli americani ed assolvere al suolo ruolo di Abate sotto il bombardamento del febbraio 1944. Del resto aveva ben ragione José Saramago quando scriveva che ”La dignità non ha prezzo, quando si iniziano a fare piccole concessioni, alla fine perde ogni significato”. E la dignità non ha prezzo. Dante Sacco

19 settembre 2016 0

Pedaggio per la Cavendish, l’ambasciata polacca scrive all’abate: “Fiducioso della sua buona fede, intervenga”

Di admin

Cassino – “Ho appreso con grande sconcerto la notizia che l’associazione Albaneta Farm ha preteso il pagamento del pedaggio per l’accesso alla Cavendish Road in occasione della quarta edizione della camminata storica organizzata dall’associazione “Cassino città per la Pace. Un onere che, oltre ad essere inaccettabile, ha costretto gli organizzatori a fermare i preparativi per la manifestazione”. Lo ha scritto in una lettera l’ambasciatore Polacco Tomasz Orlowski all’abate di Montecassino Dom Donato Ogliari. “La richiesta avanzata dall’associazione Albaneta Farm ci lascia davvero perplessi e ci conferma che i nostri timori nati l’anno scorso, quando nei pressi del cimitero militare polacco fu allestito il Villaggio di Natale, erano fondati. Rimani difficile non nutrire dubbi circa le buone intenzioni dell’imprenditore al quale Sua eccellenza mi aveva chiesto di dare fiducia. Dalle azioni di quest’ultimo non traspare certo la volontà di onorare la dignità dei luoghi dove in tanti hanno perso la vita lottando per la libertà di tutti noi, né quella di rispettare i vincoli apposti dalla Sovrintendenza di Belle Arti all’intera area. Eccellenza – si continua a leggere nella lettera – con questo ultimo gesto con il quale l’imprenditore di fatto congela questa edizione della camminata storica, siamo costretti a prendere atto che anche le Sue rassicurazioni in merito alla gestione – nel pieno rispetto del luogo di alto valore storico e patriottico, dell’area concessa in località Albaneta all’associazione Albaneta Farm, sono venute meno. Mentre lo Stato Italiano, per voce del Sovrintendente riconosce a Montecassino interessi culturali ad “imperitura memoria di quanti combattendo valorosamente, si sacrificarono per un ideale comune di libertà meritevoli della più rigorosa tutela e conservazione per un pubblico interesse” l’imprenditore con il benestare dell’abbazia continua la sua attività imprenditoriale ignorando il significato che il luogo riveste non solo per la Polonia e che noi non possiamo che considerare abusiva. Memore del nostro incontro e fiducioso della sua buona fede, Le sarei oltremodo grato se volesse intervenire con dovuta fermezza e con tutta la Sua autorevolezza per impedire il ripetersi di simili episodi”.

19 settembre 2016 0

Notte da incubi chiuse nell’ascensore a Cassino

Di admin

Cassino – Prigioniere nell’ascensore bloccato all’interno di un condominio disabitato, con il telefono che ha scarsa ricettività. Una combinazione di circostanze che ha creato momenti di vero spavento, questa notte, a due donne di cui una anziana che alle 2.30 hanno lanciato l’allarme. L’ascensore si è bloccato mentre rincasavano nel loro appartamento in un condominio in via Riccardo da San Germano in cui non ci sono altri residenti. Inutile quindi urlare perché nessuno le avrebbe sentite e il telefono cellulare che per fortuna portavano, aveva però scarso segnale e, solamente con grande difficoltà sono riuscite a chiedere aiuto alla ditta di manutenzione dell’ascensore. Arrivati sul posto i tecnici, però, si sono trovati di fronte il portone del condominio chiuso e non essendoci altri condomini se non quelli chiusi nell’ascensore, è stato necessario far intervenire carabinieri e vigili del fuoco che hanno forzato le serrature. A quel punto i tecnici hanno potuto far ripartire l’ascensore e liberare le due donne spaventate ma in buone condizioni. Ermanno Amedei