pubblicato il23 gennaio 2017 alle 14:53

Un’archeologa tra i banchi, al “San Benedetto” di Latina, lezione di Egittologia

Latina – Le classi prime degli indirizzi Servizi per l’agricoltura, Tecnico chimico, Tecnico agrario ed Alberghiero hanno partecipato all’incontro sulla storia e la cultura egizie tenuto dalla docente Stefania Sofra. Archeologa specializzata in Egittologia, la prof.ssa Sofra ha vissuto per anni al Cairo in servizio presso la Sezione archeologica dell’Ambasciata Italiana ed ha collaborato, tra l’altro, alle iniziative del Centro Italo-egiziano per il restauro e l’archeologia.
Lezione breve ma coinvolgente, quella della docente, autrice di diverse pubblicazioni scientifiche di Archeologia Orientale ed Egittologia: partendo dalle complesse credenze religiose degli Egizi ha parlato di piramidi, mummificazione, scrittura geroglifica, ma anche del concetto di bellezza, della statuaria e delle figure dei faraoni più noti ed affascinanti. “La cultura dell’Antico Egitto – ha spiegato Sofra – era permeata dalla religione, una componente essenziale che influì profondamente sulla civiltà egizia e sull’elaborazione del pensiero della morte e della vita ultraterrena. Poche civiltà hanno affrontato la morte in modo così diretto ed elaborato, anzi, solo gli Egizi ci hanno tramandato un così immenso complesso di sepolcri sia per mole che per ricchezza, che costituiscono la fonte diretta delle nostre conoscenze. Le pratiche funerarie egizie dominano il nostro immaginario collettivo visto che le più consistenti testimonianze di questa civiltà riguardano soprattutto il rapporto con la morte: tombe monumentali, mummie, templi funerari che evidenziano un importante rapporto tra il mondo dei vivi e l’aldilà. La morte non rappresentava la fine dell’esistenza dell’individuo, bensì l’inizio della vita eterna nell’aldilà. Proprio per il loro attaccamento alla vita gli Egizi non ammettevano che l’esistenza terminasse: rifiutavano il concetto di morte inteso come annullamento della vita, considerandola una transizione necessaria verso la vita ultraterrena. L’aldilà rappresentava l’esistenza infinita: non a caso le case dei vivi erano costruite in fango e quelle dei morti, le tombe, in pietra, chiaro messaggio di quale fosse per loro la più importante”.

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