pubblicato il16 febbraio 2017 alle 10:11

Basket Veroli, il bilancio di un anno alla guida della squadra di coach Fiorini

È passato un anno esatto da quando è stata affidata la guida tecnica della Pallacanestro Veroli 2016 al Coach Giuseppe Fiorini. Il suo auspicio era quello di riportare l’entusiasmo per la palla a spicchi in un paese che era cresciuto con la pallacanestro e che da qualche anno era diventato carente sia dal punto di vista cestistico che di impianti. Il debutto della neonata Società nel Campionato Regionale di Serie D si è concluso nella prima fase nel migliore dei modi.

Ad oggi pensa che l’obiettivo sia stato raggiunto?
L’obiettivo sportivo può dirsi raggiunto. Quello degli impianti no. Senza impianti è andato scemando l’apporto e l’entusiasmo del pubblico. Le promesse del Comune purtroppo non sono state mantenute. Nella seconda fase ci auguriamo che la gente torni numerosa, perché noi abbiamo bisogno dei nostri tifosi.
Ci avete creduto fino alla fine e siete riusciti ad ottenere e raggiungere il primo grande traguardo posizionandovi al vertice del Girone B. Quali sono stati gli ingredienti che hanno permesso di raggiungere tutto ciò? Che stagione è stata fino ad ora per la sua squadra?
Tra gli ingredienti principali c’è sicuramente la forza dei nostri giocatori a cui questa categoria va sicuramente stretta. Non abbiamo mollato fino alla fine e la seconda fase sarà ancora più difficile.

L’obiettivo sportivo può dirsi raggiunto mentre quello degli impianti no. Il 29 Settembre, durante la Conferenza Stampa di presentazione della Società, l’Amministrazione comunale aveva lodato l’impegno e la sfida di cui la Società si era fatta carico e assicurato che in breve tempo questo progetto avrebbe avuto una casa una volta ulti-mati i lavori delle strutture verolane. Ad oggi, secondo Lei, cosa non ha permesso la concretizzazione di queste promesse? E la mancanza di una struttura tutta vostra ha penalizzato la massiccia presenza dei tifosi sugli spalti?
Come detto in precedenza la mancanza di impianti ha ostacolato la massiccia presenza sugli spalti dei nostri tifosi ma ci auguriamo vivamente di continuare ad avere il loro supporto, nel limite del possibile, anche in questa seconda fase. Ad oggi non sappiamo quale sia stato il motivo per cui non abbiamo potuto disporre di alcun struttura. So solo che tan-ti anni fa andavamo a giocare in una palestra che non aveva né agibilità né requisiti però il Sindaco si assumeva ogni settimana la responsabilità di firmare. Il tutto per il bene dello sport verolano. La nuova Società è formata da ragazzi che non hanno alcun rapporto con la politica. Forse è questo il motivo.

In molti, nonostante tutto, hanno creduto in voi a partire dal contributo dei sostenitori dislocati anche fuori dal territorio, ai sostenitori tesserati per arrivare agli Sponsor? Cosa si sente di dire a riguardo? E quale è il suo au-spicio per il futuro?
Sicuramente in primis quello che mi sento di dire è grazie, grazie ad ogni singolo sostenitore, grazie agli sponsor che sono sempre ben voluti. Ce ne vorrebbero di più.

Pregi e difetti della Pallacanestro Veroli 2016?
Pregi tanti. C’è gente che fino ad oggi ha sostenuto tanti sacrifici a partire dal freddo degli allenamenti, dalll’etá che avanza e dalle trasferte un pò avventurose a bordo di uno scuolabus ma la passione per uno sport come questo e così tanto sentito sul nostro territorio porta a superare ogni difficoltà. I difetti li vedono gli altri, non io.

C’è un aneddoto, un ricordo particolare, un episodio significativo della sua carriera da allenatore o da giocatore che più l’ha colpita? Che consigli dispenserebbe ai suoi ragazzi?
I ricordi sono tanti e uno di quelli che porto dentro di me riguarda un ragazzo che è venuto a mancare troppo presto, Francesco De Santis: veniva ad allenarsi da Roma con la motocicletta. Per non rischiare di addormentarsi sulla moto-cicletta metteva una radiolina attaccata con l’elastico sul casco. Una volta a Tecchiena ha trovato il ghiaccio. È torna-to indietro a Frosinone e passando per il Giglio di Veroli è andato ad allenarsi giù al pallone dei frati. Per il freddo c’era-no solo lui e l’allenatore. Tutti dovrebbero prendere esempio da lui.

Considerazioni sulla seconda fase di qualificazione? Quale sarà la chiave tecnica che adotterà per uscire vittorio-si?
Sicuramente un girone difficile. La chiave tecnica sarà avere i nervi saldi fino alla fine sperando non si infortuni nessu-no.
Che squadre avete incontrato nella prima fase e che squadre incontrerete nella prossima fase?

La Serie D è un campionato difficile. Ci sono squadre che possono giocare in C1. Nel nostro girone c’erano almeno 4 squadre forti. La seconda fase sarà altrettanto difficile, se non di più. Non dobbiamo fare passi falsi, non dobbiamo fare sbagli in nessun incontro perché le squadre sono poche. La seconda squadra del Girone C della I fase, Albano è molto forte mentre Pontinia ha un roster tutt’altro che invidiabile.
Da professionista ed allenatore di esperienza, come è stato secondo lei l’approccio dei ragazzi in questa nuova avventura? Dove le piacerebbe arrivare con la sua squadra?
Sicuramente arrivare fino alla fine, per coronare un anno di sacrifici con una promozione. L’approccio dei ragazzi è sta-to positivo. Tutti hanno preso la cosa seriamente. Tuttavia ci sono state molte difficoltà. Non abbiamo ancora fatto un allenamento dove possiamo giocare 5 contro 5. Ci affidiamo al buon senso dell’Amministrazione comunale.

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